Monica Ferrando. Bianco, nero, in levità passare. Opere recenti
Dal 7 Marzo 2020 al 6 Settembre 2020
Luogo: Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese
Indirizzo: viale Fiorello La Guardia 6
Orari: da martedì a venerdì e festivi ore 10.00 - 16.00 (ingresso consentito fino alle 15.30). Sabato e domenica ore 10.00 - 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30). Giorno di chiusura: Lunedì
Curatori: Marco Vallora
Enti promotori:
- Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Prolungata: fino al 6 settembre 2020
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 060608
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.museocarlobilotti.it
Mostra pittorica di Monica Ferrando di una prospettiva evidentemente non conclusiva, ma dinamica. Come in un haiku o in un surimono, il vuoto, il puro bianco o il puro nero della tela.
La mostra presenta due serie di quadri, una bianca e una nera. Tradizionalmente coperta da uno sfondo, viene qui resa attiva come parte integrante dell’immagine: come una soglia del visibile e una prospettiva concreta verso un invisibile ignoto. Il visibile liberato dal suo sfondo e dal suo contesto resta tuttavia aperto e in balìa della luce: esso proietta un’ombra, ma non nel luogo - suolo, muro o parete - dove lo vediamo stare, ma sulla tela bianca dove va a posarsi la sua immagine attraverso il gesto pittorico.
Una prospettiva tale da non poter rientrare comodamente in un solo concetto, ma sollecitata da un libero gioco di concetti tutti ugualmente e pittoricamente plausibili. Ho lavorato a lungo col fondo oro, non dipingendo nulla che non avesse questa specie di segreta legittimazione "trascendente" che sembra coincidere con la luce: era la convinzione profonda trasmessa dalla tradizione delle icone, che abbracciavo e cercavo di trasferire alla pittura tout court.
Poi ho visto che il fondo tendeva sempre di più a salire in superficie, arrivando anche a cancellare le figure dipinte.
Questo affiorare del fondo ha portato, a un certo punto, alla negazione di ogni fondo, lasciando che apparisse la tela bianca senza preparazione e intervento alcuno. Oppure la tela nera, intatta. Il nero dischiude possibilità inconfessabili.
E’ la notte del corpo e della memoria, della mente e della materia dopo la loro consumazione nell’attesa della prossima vita. Qui, nella cecità dell’occhio e nell’assenza dell’oggetto, ho inseguito con la pittura quella forma della Terra chiamata paesaggio, cercando di rendermela vicina e di portarne alla luce almeno un lembo.
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