C'è oggi una fiaba. Da Isgrò a Gallizio, da Kiki Smith a Fontana: l'immaginario fiabesco nell’arte contemporanea

Piero Gilardi, Regina dei Neri, installazione Falchi e colombe, 1985, poliuretano espanso dipinto. Collezione privata

 

Dal 21 March 2026 al 21 June 2026

San Secondo di Pinerolo | Torino

Luogo: Castello di Miradolo

Indirizzo: Via Cardonata 2

Orari: Sabato, domenica, lunedì: ore 10-18,30 (ultimo ingresso 17,30) Aperture straordinarie: Lunedì 6 aprile (Pasquetta), venerdì 1 maggio, martedì 2 giugno

Costo del biglietto: 15 euro intero, 12 euro ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 10 euro ridotto 12-26 anni e universitari, gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori), 5 euro ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult

Telefono per informazioni: +39 0121 502761

E-Mail info: prenotazioni@fondazionecosso.it

Sito ufficiale: http://www.fondazionecosso.com


C’è oggi una fiaba è una mostra costruita come un racconto corale in cui la fiaba classica prende forma attraverso le opere di alcuni tra i protagonisti dell’arte moderna e contemporanea in dialogo con una ricca selezione di libri — da Giovan Francesco Straparola a Giambattista Basile, dai Fratelli Grimm a Madame d'Aulnoy, da Carlo Collodi a Hans Christian Andersen.
 
Curata da Roberto Galimberti con il coordinamento generale di Paola Eynard e la consulenza iconografica di Enrica Melossi, C’è oggi una fiaba, ideata e organizzata dalla Fondazione Cosso (dal 21 marzo al 21 giugno 2026, al Castello di Miradolo, a poca distanza da Torino), è una mostra che mette a confronto le immagini con la dimensione immaginaria del racconto. Non una sequenza di opere, quindi, ma stanze come capitoli, oggetti come indizi, immagini come soglie. A diciotto anni dalla nascita della Fondazione Cosso, il percorso espositivo al Castello di Miradolo sceglie la fiaba per riflettere sul ruolo contemporaneo del castello, sulla sua vocazione al femminile – la parola “fiaba” nasce al femminile e molte delle prime narrazioni europee sono scritte da donne – e sulla sua capacità di essere ancora oggi spazio di visione e di crescita.
 
Le opere d'arte - da Osvaldo Licini a Fausto Melotti, da Lucio Fontana a Michelangelo Pistoletto, da Piero Gilardi a Giuseppe Penone, fino a Yves Klein, Carol Rama, Aldo Mondino, Emilio Isgrò, Luigi Mainolfi, Emanuele Luzzati, Joseph Kosuth, Kiki Smith, Grazia Toderi, Pinot Gallizio, Luigi Veronesi, Joseph Beuys, Sofia Cacherano di Bricherasio, Giuseppe Pietro Bagetti - sviluppano un percorso che intreccia linguaggi, epoche e sensibilità differenti per restituire la fiaba non solo come genere letterario o illustrativo ma come struttura del pensiero visivo.
 
Le opere, che provengono da istituzioni torinesi (GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Museo della Frutta, Musei Reali- Museo di Antichità, Teatro Regio, Biblioteca della Fondazione Tancredi di Barolo – MUSLI di Torino, Museo storico dell’arma di Cavalleria di Pinerolo), da importanti collezioni private, fondazioni, come la Fondazione Centro Culturale Valdese o Atelier Museo Luzzati, gallerie internazionali e librerie antiquarie (Libreria Antiquaria Dedalo M. Bosio, Libreria Antiquaria Freddi, sede dell'Associazione culturale "Collezione Piero Marengo”, Libreria Antiquaria Pontremoli di Milano, Libreria Antiquaria Pregliasco, Libreria Antiquaria Soave), non illustrano storie, ne assumono i meccanismi profondi – lo specchio, il bosco, l’oggetto magico, la scarpetta, la metamorfosi, il lieto fine – trasformando il Castello di Miradolo in uno spazio intimo e insieme collettivo.
 
La fiaba ha origini antiche e orali. Prima di essere testo è voce, gesto, trasmissione. La mostra intreccia questa dimensione primaria con la tradizione letteraria europea grazie a rare prime edizioni o storiche pubblicazioni e libri pop-up, volumi di teatro domestico e piccoli capolavori di ingegneria della carta. Accanto ai classici, versioni inattese, errori di traduzione, varianti che raccontano come una stessa storia possa assumere centinaia di forme – Cenerentola ne conta oltre settecento – e come ogni libro porti con sé un senso diverso.
 
La mostra C’è oggi una fiaba si presenta come un’ideale variazione sul tema della fiaba, genere che ha nella trasformazione uno dei suoi tratti distintivi. Le corrispondenze con i tòpoi fiabeschi possono apparire talvolta puntuali, talvolta dissonanti o spaesanti: entrambe le prospettive aprono spazi di riflessione sugli elementi costitutivi e sulle origini del genere, interrogandone le possibilità per il presente e il futuro.
Il racconto nelle sale del Castello si articola in nuclei tematici che traducono in immagini e materia le strutture della fiaba. Il bosco e il castello diventano paesaggi interiori e luoghi di attraversamento, tra pittura ottocentesca e sculture ambientali; il protagonista prende forma nello specchio, dove il visitatore entra nell’opera e diventa personaggio; l’antagonista affiora tra ombre, scacchiere e presenze informali che evocano conflitto e disordine. Oggetti minimi e simbolici – scarpe, mele, rose, tappeti – costruiscono una costellazione di indizi, mentre la trasformazione, l’aiutante e il lieto fine si dispiegano in installazioni, sculture leggere e cieli traforati che suggeriscono possibilità più che soluzioni.
 
Tra le particolarità di questa mostra c’è l’esposizione di un lavoro di Sofia Cacherano di Bricherasio: l’opera Paesaggio con castello del 1904, che dialoga con una memoria personale, una breve fiaba scritta dalla piccola Sofia a sua mamma Teresa Massel di Caresana nel 1874. Sofia, allieva di Delleani e antica proprietaria del Castello di Miradolo fino alla sua scomparsa nel 1950, torna nel luogo che ha amato attraverso le sue opere.
 
Parallelamente alla mostra si sviluppa il progetto Da un metro in giù, un percorso didattico per visitatori di tutte le età che invita ad osservare l’arte e la realtà attraverso il gioco. Grande attenzione è riservata all’accessibilità: testi in più lingue, strumenti inclusivi (Easy to Read, CAA, LIS, audiodescrizioni), percorsi dedicati e la presenza dello Spazio Calmo rendono la mostra fruibile a tutti.
 
Il percorso espositivo è arricchito da un’installazione sonora inedita, a cura del progetto Avant-dernière pensée, che si ispira a Ma mère l’oye (Mamma oca), una suite di Maurice Ravel, originalmente composta per pianoforte a quattro mani nel 1910, che si articola in cinque brani ispirati ai racconti di Charles Perrault, di Madame d’Aulnoy e Madame Leprince de Beaumont, libri di fiabe per l’infanzia.

Al catalogo della mostra hanno contribuito con saggi critici alcuni autori di differenti ambiti disciplinari. Francesco Poli, storico dell'arte, indaga il valore delle fiabe attraverso gli sguardi di Einstein e Joyce, che ne hanno riconosciuto il potere di stimolare l'intelligenza creativa. Margherita Oggero, scrittrice, propone una riflessione ironica sulla metamorfosi della fiaba nel tempo, dagli archetipi classici fino alle loro reincarnazioni nella cultura popolare contemporanea. Vera Gheno, sociolinguista, esplora la forza evocativa delle parole fiabesche e riflette sulla necessità di aggiornare un immaginario storicamente troppo uniforme e poco inclusivo. Emanuela Guarcello, docente universitaria di Pedagogia Generale, legge la fiaba come spazio formativo in cui incanto, immaginazione e trasformazione si intrecciano per allenare la mente a rendere il mondo migliore. Emanuela Calandri, docente universitaria di Psicologia dello Sviluppo, e Federica Graziano, tecnico della ricerca in Psicologia, esplorano il ruolo della fiaba come strumento di crescita cognitiva ed emotiva del bambino e come spazio di trasformazione interiore anche nell'età adulta.

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