Elisabetta Di Maggio. Frangibile
Elisabetta Di Maggio, Moscow Metro, 2025 (part.), spilli, carta intagliata a mano con bisturi 3 x 15 x 18 cm. Archivio Elisabetta Di Maggio Photo: Francesco Allegretto. Courtesy dell’artista
Dal 29 October 2025 al 12 April 2026
Torino
Luogo: GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Indirizzo: Via Magenta 31
Orari: Mar - Dom 10 – 18 | Chiuso Lun
Curatori: Chiara Bertola, Fabio Cafagna
Costo del biglietto: 10 €
Sito ufficiale: http://www.gamtorino.it
Nell’ambito della TERZA RISONANZA, dal 29 ottobre 2025 al 12 aprile 2026, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino ospita un’ampia antologica di Elisabetta Di Maggio, a cura di Chiara Bertola e Fabio Cafagna. Allestita nelle sale del primo piano del Museo, la mostra, che ripercorre la carriera dell’artista attraversandone le stagioni creative e i temi prediletti, presenta lavori storici accanto a nuove produzioni, appositamente concepite per gli spazi della GAM.
Di Maggio, sin dai primi anni di attività, ha prestato la massima attenzione agli aspetti materiali dell’opera e alla manualità del fare artistico. I suoi lavori incantano chi li osserva: sono pareti di carta velina di dimensioni ambientali finemente incise a mano, saponi di Marsiglia scavati con il bisturi a formare mappe di grandi agglomerati urbani, mosaici di vetro e micromosaici di cera che si posano su fragili e aerei supporti, porcellane sottili come fogli di carta, elementi vegetali in equilibrio, la cui struttura è fatta emergere con un fine lavoro di intaglio, sovrapposizioni regolari di francobolli che creano mandala ipnotici.
L’artista dà vita a immagini in cui il confine tra figurazione e astrazione è così permeabile da confonderci e, talvolta, turbarci. Quel che osserviamo viene costantemente contraddetto. Il minuzioso intaglio è frutto della sapienza e della pazienza di una mano abile oppure è ottenuto meccanicamente? La trama dei solchi che percorrono i saponi disegna una rete cittadina oppure neuronale? La superficie bianca delle sue sculture è di gesso, carta o porcellana?
La fragilità non è connaturata soltanto ai materiali che l’artista predilige e all’atto stesso di produzione dell’opera, ma è anche il pegno richiesto a chi osserva il suo lavoro, chiamato a liberarsi da immagini preconcette e a porsi in una condizione di forte instabilità. L’intaglio stesso, carattere peculiare della pratica artistica di Di Maggio, è insieme un mezzo per esplorare il materiale, prendendosene cura, e un gesto violento, che lacera e non consente il ben che minimo ripensamento. Da questo saper stare in bilico nasce l’incanto e il perturbamento dell’opera di Di Maggio: quella capacità che sa rendere la visione dei suoi lavori un’esperienza contemplativa e di continua scoperta.
La mostra si articola in sei stanze, in un viaggio, pensato dall’artista e dai curatori, le cui tappe mostrano la coerenza dei cicli di produzione, intimamente connessi gli uni agli altri. Odori e rumori accompagnano il pubblico nelle sale, rendendo l’esperienza di visita un’immersione di carattere sinestetico.
Il viaggio ha inizio e fine con due opere distanti per cronologia. L’una è Annunciazione del 2025, due ali di libellula ingigantite in rame ossidato, allegorico augurio per ogni nuovo itinerario da compiersi. L’altra è Desiderale, opera video del 2006, in cui il lento intaglio della coda di una pellicola 35 mm ha generato lo scintillio di un cielo stellato, simbolo di quella tensione che lega, anche etimologicamente, l’atto del desiderare con il tempo e lo spazio siderei.
Nelle sale si susseguono i temi delle mappature e delle trame (urbane, cosmiche, organiche), delle forme vegetali che preservano la memoria della loro crescita, della sensazione di sacralità che emanano alcune immagini della natura e della vertigine causata da tracciati geometrici caratterizzati da simmetria e ripetizione. Un viaggio che, comunque lo si voglia compiere, mette in luce la sensazione di meraviglia provata dalla stessa artista ogni qual volta si accosta alle immagini del mondo. Quella stessa meraviglia trasmessa dagli occhi incantati di un bambino e da quelli di chi si perde nella contemplazione delle opere di Elisabetta Di Maggio.
La mostra dedicata a Elisabetta Di Maggio è anche l’occasione per presentare le opere Parigi, 2008. Città del Messico, 2008, Fez, 2015, acquisite grazie ai fondi messi a disposizione dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, attraverso l’avviso pubblico PAC 2025 – Piano per l’Arte Contemporanea. La vittoria della GAM, per il quinto anno consecutivo, ha permesso di acquisire per le proprie collezioni questi tre importanti lavori, mappe di città finemente incise su saponi di Marsiglia, che costituisco una tappa fondamentale nel percorso creativo dell’artista.
Elisabetta Di Maggio (Milano 1964) vive e lavora a Venezia. Da molti anni lavora a una ricerca che enfatizza due elementi salienti della vita: la rete di comunicazioni necessaria per trasmettere informazioni e il tempo necessario affinché queste azioni si svolgano. Cerca di mettere in luce le strette connessioni tra trame, circuiti, griglie, strutture e reti appartenenti a diversi ambienti, che fanno parte della nostra esistenza e dove trascorriamo il nostro tempo e la nostra vita quotidiana. Il metodo di lavoro è sempre lo stesso: taglia diversi materiali usando un bisturi chirurgico molto affilato. Lavora con una varietà di materiali, dai fogli di carta velina alle piccole o grandi foglie vegetali, al sapone, alla porcellana, e con diverse superfici, comprese le pareti intonacate. In questo modo la sua ricerca diventa una riflessione metaforica sulla nostra condizione umana. Sito web: https://www.elisabettadimaggio.it
Di Maggio, sin dai primi anni di attività, ha prestato la massima attenzione agli aspetti materiali dell’opera e alla manualità del fare artistico. I suoi lavori incantano chi li osserva: sono pareti di carta velina di dimensioni ambientali finemente incise a mano, saponi di Marsiglia scavati con il bisturi a formare mappe di grandi agglomerati urbani, mosaici di vetro e micromosaici di cera che si posano su fragili e aerei supporti, porcellane sottili come fogli di carta, elementi vegetali in equilibrio, la cui struttura è fatta emergere con un fine lavoro di intaglio, sovrapposizioni regolari di francobolli che creano mandala ipnotici.
L’artista dà vita a immagini in cui il confine tra figurazione e astrazione è così permeabile da confonderci e, talvolta, turbarci. Quel che osserviamo viene costantemente contraddetto. Il minuzioso intaglio è frutto della sapienza e della pazienza di una mano abile oppure è ottenuto meccanicamente? La trama dei solchi che percorrono i saponi disegna una rete cittadina oppure neuronale? La superficie bianca delle sue sculture è di gesso, carta o porcellana?
La fragilità non è connaturata soltanto ai materiali che l’artista predilige e all’atto stesso di produzione dell’opera, ma è anche il pegno richiesto a chi osserva il suo lavoro, chiamato a liberarsi da immagini preconcette e a porsi in una condizione di forte instabilità. L’intaglio stesso, carattere peculiare della pratica artistica di Di Maggio, è insieme un mezzo per esplorare il materiale, prendendosene cura, e un gesto violento, che lacera e non consente il ben che minimo ripensamento. Da questo saper stare in bilico nasce l’incanto e il perturbamento dell’opera di Di Maggio: quella capacità che sa rendere la visione dei suoi lavori un’esperienza contemplativa e di continua scoperta.
La mostra si articola in sei stanze, in un viaggio, pensato dall’artista e dai curatori, le cui tappe mostrano la coerenza dei cicli di produzione, intimamente connessi gli uni agli altri. Odori e rumori accompagnano il pubblico nelle sale, rendendo l’esperienza di visita un’immersione di carattere sinestetico.
Il viaggio ha inizio e fine con due opere distanti per cronologia. L’una è Annunciazione del 2025, due ali di libellula ingigantite in rame ossidato, allegorico augurio per ogni nuovo itinerario da compiersi. L’altra è Desiderale, opera video del 2006, in cui il lento intaglio della coda di una pellicola 35 mm ha generato lo scintillio di un cielo stellato, simbolo di quella tensione che lega, anche etimologicamente, l’atto del desiderare con il tempo e lo spazio siderei.
Nelle sale si susseguono i temi delle mappature e delle trame (urbane, cosmiche, organiche), delle forme vegetali che preservano la memoria della loro crescita, della sensazione di sacralità che emanano alcune immagini della natura e della vertigine causata da tracciati geometrici caratterizzati da simmetria e ripetizione. Un viaggio che, comunque lo si voglia compiere, mette in luce la sensazione di meraviglia provata dalla stessa artista ogni qual volta si accosta alle immagini del mondo. Quella stessa meraviglia trasmessa dagli occhi incantati di un bambino e da quelli di chi si perde nella contemplazione delle opere di Elisabetta Di Maggio.
La mostra dedicata a Elisabetta Di Maggio è anche l’occasione per presentare le opere Parigi, 2008. Città del Messico, 2008, Fez, 2015, acquisite grazie ai fondi messi a disposizione dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, attraverso l’avviso pubblico PAC 2025 – Piano per l’Arte Contemporanea. La vittoria della GAM, per il quinto anno consecutivo, ha permesso di acquisire per le proprie collezioni questi tre importanti lavori, mappe di città finemente incise su saponi di Marsiglia, che costituisco una tappa fondamentale nel percorso creativo dell’artista.
Elisabetta Di Maggio (Milano 1964) vive e lavora a Venezia. Da molti anni lavora a una ricerca che enfatizza due elementi salienti della vita: la rete di comunicazioni necessaria per trasmettere informazioni e il tempo necessario affinché queste azioni si svolgano. Cerca di mettere in luce le strette connessioni tra trame, circuiti, griglie, strutture e reti appartenenti a diversi ambienti, che fanno parte della nostra esistenza e dove trascorriamo il nostro tempo e la nostra vita quotidiana. Il metodo di lavoro è sempre lo stesso: taglia diversi materiali usando un bisturi chirurgico molto affilato. Lavora con una varietà di materiali, dai fogli di carta velina alle piccole o grandi foglie vegetali, al sapone, alla porcellana, e con diverse superfici, comprese le pareti intonacate. In questo modo la sua ricerca diventa una riflessione metaforica sulla nostra condizione umana. Sito web: https://www.elisabettadimaggio.it
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elisabetta di maggio
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