ORMANI. L’ORDINE DEL TEMPO
Marino Sormani, Paesaggio, 1956
Dal 13 Marzo 2026 al 10 Maggio 2026
Trieste | Visualizza tutte le mostre a Trieste
Luogo: Magazzino 26
Indirizzo: Porto Vecchio
Orari: giovedì, domenica e festivi 10-18; venerdì e sabato 10-20
Enti promotori:
- Comune di Trieste - Assessorato alle politiche della cultura e del turismo con il contributo della Fondazione CRTrieste
Costo del biglietto: ingresso libero
A cent'anni dalla nascita, il Comune di Trieste - Assessorato alle politiche della cultura e del turismo con il contributo della Fondazione CRTrieste,rende omaggio a Marino Sormani (Aurisina 1926 - Trieste 1995) con l'esposizione di una cinquantina di opere che raccontano l'evoluzione stilistica del maestro triestino, sempre molto attento tanto al segno grafico quanto al colore.
La mostra organizzata da Trart presenta una selezione di opere dai taccuini e album fitti di disegni e schizzi, ai dipinti a olio dei primi anni Cinquanta, opere di grande intensità cromatica - tra le quali alcune del suo periodo parigino - fino a giungere alle tavole della maturità in cui schiarisce la tavolozza, abbandona l’olio per l’antica tecnica della tempera all’uovo e ammanta il soggetto di una luce mattinale che lo ha reso riconoscibile tra tutti. Accanto ai dipinti, alcune prove di grafica in cui il piacere del segno netto, nitido, senza alcun ripensamento ci ricorda quanto fosse importante per Sormani l’ordine, “quello con la O maiuscola”, come lui stesso diceva.
“Non ho cominciato a dipingere da bambino, ma più tardi, per una scelta precisa. Come avviene quasi sempre, si comincia per gioco, poi si fa seriamente. Il fatto è che la mia pittura non esce di getto, ma richiede una certa ricerca, una certa lucidità: il lavoro più duro per me è quello di “pensare” il quadro. Il mio fare spiagge deserte è qualcosa di insito in me, devo e voglio farle. Certe cose piacciono anche senza che lo vogliamo. Dipingere in un certo modo dipende dall’educazione, dalla cultura, dalle esperienze, c’è in questo qualcosa di imponderabile”annotava l’artista.
Una pittura lenta, riflessiva, sospesa, in cui ogni segno riconduce a un ordine preciso.
Paesaggi e spiagge, treni, barche, un tavolo, una sedia, una fontana, un albero, un mazzo di carte sono immersi in atmosfere silenziose, avvoltiin una luce diffusa e tersa, in un’atmosfera quieta che infonde calma e serenità.
Una metafisica del quotidiano, che esclude la figura umana, ma ne esalta i suoi manufatti in uno spazio ben definito e in un tempo sospeso. O meglio un realismo psicologico ricco di evocazioni simboliche nell’architettura della composizione sempre semplice e sobria.
Inaugurazione venerdì 13 marzo ore 18.00
La mostra organizzata da Trart presenta una selezione di opere dai taccuini e album fitti di disegni e schizzi, ai dipinti a olio dei primi anni Cinquanta, opere di grande intensità cromatica - tra le quali alcune del suo periodo parigino - fino a giungere alle tavole della maturità in cui schiarisce la tavolozza, abbandona l’olio per l’antica tecnica della tempera all’uovo e ammanta il soggetto di una luce mattinale che lo ha reso riconoscibile tra tutti. Accanto ai dipinti, alcune prove di grafica in cui il piacere del segno netto, nitido, senza alcun ripensamento ci ricorda quanto fosse importante per Sormani l’ordine, “quello con la O maiuscola”, come lui stesso diceva.
“Non ho cominciato a dipingere da bambino, ma più tardi, per una scelta precisa. Come avviene quasi sempre, si comincia per gioco, poi si fa seriamente. Il fatto è che la mia pittura non esce di getto, ma richiede una certa ricerca, una certa lucidità: il lavoro più duro per me è quello di “pensare” il quadro. Il mio fare spiagge deserte è qualcosa di insito in me, devo e voglio farle. Certe cose piacciono anche senza che lo vogliamo. Dipingere in un certo modo dipende dall’educazione, dalla cultura, dalle esperienze, c’è in questo qualcosa di imponderabile”annotava l’artista.
Una pittura lenta, riflessiva, sospesa, in cui ogni segno riconduce a un ordine preciso.
Paesaggi e spiagge, treni, barche, un tavolo, una sedia, una fontana, un albero, un mazzo di carte sono immersi in atmosfere silenziose, avvoltiin una luce diffusa e tersa, in un’atmosfera quieta che infonde calma e serenità.
Una metafisica del quotidiano, che esclude la figura umana, ma ne esalta i suoi manufatti in uno spazio ben definito e in un tempo sospeso. O meglio un realismo psicologico ricco di evocazioni simboliche nell’architettura della composizione sempre semplice e sobria.
Inaugurazione venerdì 13 marzo ore 18.00
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