Alice in Doomedland

Didier Guillon, The Room of Tears, Palazzo Bonvicini, Venezia

 

Dal 22 Maggio 2021 al 27 Febbraio 2022

Venezia

Luogo: Palazzo Bonvicini

Indirizzo: Calle Agnello – Santa Croce 2161A

Curatori: Luca Berta e Francesca Giubilei

Sito ufficiale: http://www.fondationvalmont.com


“Alice nel paese delle meraviglie è un testo allegramente sovradeterminato e polimorfo. Si sviluppa in un numero indefinito di forme, che si mescolano in maniera diversa nell’esperienza di ogni singolo spettatore, ascoltatore e lettore, giovane o vecchio che sia”.

Michael Hancher in Christopher Hollingsworth, Alice Beyond Wonderland. Essays for the Twenty-First Century, 2009

“A volte capita che i sogni (o gli incubi) prendano il posto della realtà. È proprio questo che capita a Alice. Un coniglio bianco irrompe nella consuetudine di un normale pomeriggio e la induce a seguirlo in un mondo misterioso in cui le norme sociali, la fisica e la logica appaiono sovvertite.
Qualcosa di molto simile accade anche a chi visita la mostra Alice in Doomedland, con Palazzo Bonvicini a Venezia che si trasforma in un terreno di gioco che porta a una riflessione metaforica sui sogni di onnipotenza dell’uomo e sulla realtà distopica da essi generata. Wonderland è un ricordo sbiadito. Abbiamo ormai capito che il mondo intero si è trovato all’improvviso in una realtà minacciosa, estranea e probabilmente senza scampo. Il linguaggio degli artisti, lontano dai sentieri battuti e dalla logica prestabilita, può essere in grado di riconnetterci a dimensioni che avevamo represso. L’arte diventa così motore di una riflessione sul ruolo decisivo di ognuno di noi nella trasformazione attualmente in corso nel mondo, quello vero stavolta.”

Luca Berta e Francesca Giubilei
Curatori della mostra Alice in Doomedland

Per la sua terza mostra tematica a Palazzo Bonvicini, Fondation Valmont ha chiesto a quattro artisti contemporanei di presentare una propria versione della storia di Alice in Wonderland, una fiaba a specchio dalle infinite sfaccettature, il cui immaginario travalica le epoche, mantenendo intatto tutto il suo carattere di attualità.

Alice in Wonderland è uno romanzo bizzarro e fantastico pubblicato da Lewis Carroll nel 1865. Questo racconto vittoriano fa proprie le tematiche della ricerca dell’io, dell’attraversamento dell’inconscio e della forza del sogno. Un viaggio iniziatico che si rivolge tanto ai bambini, quanto agli adulti e la cui universalità lo ha reso un autentico mito, capace di irrorare la cultura e ispirare illustrazioni, opere cinematografiche e letterarie dal XIX sec. a oggi.
E poiché una fiaba si narra sempre al presente, ha permesso agli artisti invitati dalla Fondation Valmont di trattare temi di scottante attualità. Da questa rivisitazione ha origine un nuovo racconto (o un racconto rinnovato): Alice in Doomedland. La forza evocativa del giardino delle meraviglie si trasforma in uno sguardo senza compromessi sul mondo di oggi. Anch’esso sarà condannato come annuncia il titolo volutamente provocatorio della mostra? Il re-incanto della vita quotidiana attraverso l’arte invita a porsi questa domanda per poi cercare di proporre delle risposte.
L’occhio attento dei due curatori dirige le visioni successive e collettive degli artisti esposti, trasformando la mostra in un autentico percorso, circolare e personalizzato. Così come avviene per Alice, tutti saranno così portati ad aprire o meno certe porte, a soffermarsi per cogliere il senso di opere che sono tutte interpretazioni eminentemente personali dello spirito del racconto, più che del testo in sé. I quattro creatori seguono lo sguardo dell’intrepida e curiosa Alice volgendolo a problematiche contemporanee e stimolando tutti i sensi dei visitatori, tuffandolo in una visita immersiva che ruota attorno alle esperienze della veglia e del risveglio.
La scelta di un tema svolto a partire da una fiaba si inscrive in un ciclo tematico che ha ottenuto grande successo, come dimostrato da Hansel & Gretel – White Traces in Search of Your Self (2019) e Beauty and the Beast (2017), e che consente di rendere l’arte accessibile nel cuore di Venezia, una città gioiello dal patrimonio architettonico-culturale davvero unico. Le ben note storie raccontate ci parlano dell’oggi, regalandoci un’oasi di pace e di bellezza nel cuore del movimentato paesaggio odierno. La cornice offerta da questi racconti permette al mondo fantastico e a quello reale di toccarsi e comunicare, guidati dalla voce dell’artista.

MOSTRA

Un progetto collaborativo originale
Alice in Doomedland riunisce Didier Guillon, la coppia di artisti Isao e Stephanie Blake e Silvano Rubino. Ognuno di loro ha prodotto per la mostra un’installazione unica, pensata su misura per il maestoso spazio di Palazzo Bonvicini.
Oltre alle opere singole è poi presentato un grande lavoro collettivo, che riunisce gli approcci di ognuno in un’opera comune. Alice in Doomedland è infatti il risultato di un esigente lavoro di squadra, nato dall’incontro a monte degli artisti, che, in occasione di un apposito workshop, hanno dialogato dell’eco in loro suscitata dal fervido mondo di Alice, guidati dalla lettura dei curatori.

Al termine di una lunga e fruttuosa maturazione, ogni processo artistico ha trovato il modo di esprimersi nella sua singolarità, rimandando al tempo stesso anche al lavoro degli altri. Esperimenti acustici, filmici, colorativi e olfattivi, ceramiche e illustrazioni entrano così in contatto tra loro, arricchendosi man mano con il passaggio dalla fase di ideazione a quella di presentazione.
Il forte interesse di Fondation Valmont per una pratica dell’arte collaborativa, aperta e comunitaria si esprime qui in maniera del tutto naturale dando vita a un risultato collettivo unico nel suo genere, costituito attraverso opere originali appositamente commissionate agli artisti dalla fondazione e realizzate su misura. Le opere così ottenute ambiscono a proporre al visitatore un’esperienza totale.
Nell’ottica di questa mostra collaborativa, infine, è stato rivolto un invito anche all’organizzazione nonprofit newyorkese Publicolor, cui è stato chiesto di partecipare facendo sviluppare ai suoi allievi un lavoro che tratta uno dei più celebri passaggi del racconto.

L’artista veneziano Silvano Rubino si è formato presso l’Accademia delle Belle Arti di Venezia, per poi specializzarsi in pittura, scenografia, scultura, fotografia, arte del vetro e, più di recente, video. Oggi la sua pratica artistica prevede l’uso di numerosi media per esprimere una sola visione globale. Le sue installazioni, volutamente concettuali, rappresentano mondi completi che ha il piacere di creare in situ, ponendo la massima attenzione ai luoghi in cui prendono forma. Numerose mostre in tutto il mondo hanno celebrato i suoi lavori, da Venezia a New York, passando per il Sudamerica. La sua padronanza del vetro è stata peraltro premiata nel 2018 dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.

Isao è un artista catalano che trae ispirazione dalla calligrafia giapponese e dal Giappone, paese di cui è originaria la madre. Pittura, scultura, illustrazione, installazioni, animazione… La linea, i piani di colore e l’equilibrio compositivo di Isao gli consentono di esprimere, con una grande economia di mezzi, tutto il suo fascino per la Natura, che rappresenta in maniera caleidoscopica. Vero artista cosmopolita, sempre curioso e attento al rinnovamento, divide il suo tempo seguendo numerosi progetti, che segna con un tratto e una personalità inconfondibili.

Stephanie Blake, artista americana ma che vive a Parigi, è illustratrice e autrice di libri per bambini. Nel 2002 crea il personaggio dell’intrepido coniglio Simone, tra l’altro poi adattato nel 2016 in un cartone animato, dando vita a un’opera tradotta in tutto il mondo e pubblicata in Italia da Babalibri, in collaborazione con l’editore francese École des Loisirs. A partire dal 2018 Stephanie Blake crea sculture di argilla che immortala nel bronzo, disegni a china su carta giapponese e tele colorate in grande formato. Dietro un’apparenza grezza, naif e spontanea, l’opera di Stephanie Blake, paradossalmente, si rivela delicata, poetica… evidente.

Didier Guillon proviene da una lunga stirpe di artisti, come lo scultore Alphonse Lami, e di collezionisti, come il celebre mercante d'arte Charles Sedelmeyer. L’irresistibile impulso che da sempre lo spinge verso la creazione artistica si nutre di tutta la sua curiosità e della sua insaziabile energia, che lo portano a esplorare le tecniche più varie, dalla serigrafia al disegno, passando per la scultura del cartone e del vetro e le installazioni di ampia portata. Le sue creazioni gli permettono di riflettere a tematiche importanti come il ruolo dell’arte contemporanea nella società, talvolta anche in maniera ludica. I suoi progetti originali, che cura con accurata precisione, sono esposti in tutto il mondo (Venezia, Monaco, Berlino, New York, Chengdu), rendendo così la sua arte accessibile tanto al grande pubblico, quanto agli esperti del settore.

Francesca Giubilei e Luca Berta sono curatori indipendenti.
Francesca Giubilei è esperta di arte contemporanea in vetro e direttrice artistica di SPARC* - Spazio Arte Contemporanea, uno spazio-progetto dedicato alla sperimentazione e all’ibridazione delle arti a Venezia. Luca Berta, Dottore di ricerca in Teoria e Analisi del Testo, è autore di articoli pubblicati su riviste internazionali e di diverse opere su arte, estetica e filosofia dello spirito, tra cui “A letto con Monna Lisa. Arte contemporanea per pendolari e altri curiosi”, (Londra, 2014, scritto con Carlo Vanoni).
Insieme hanno organizzato numerose mostre di arte contemporanea e fondato Venice Design Biennial. Il loro marchio artistico Veniceartfactory ha collaborato con importanti enti culturali di tutto il mondo, tra cui UAL (University of Arts London), Fondation Dubuffet, Fondation Valmont, Arts Council England, Art Bahrain Foundation, UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Fondazione Querini Stampalia e Fondazione Musei Civici di Venezia.

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