Screen Melancholy - Collaterali Biennale Arte Venezia 2026
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Palazzo delle Prigioni - Taipei Fine Arts Museum of Taiwan
Indirizzo: Riva degli Schiavoni
Orari: Mar - Dom (da Maggio a Settembre) 11.00 - 19.00 (Sab - Dom, solo Arsenale fino alle ore 20.00) | Mar - Dom (da Ottobre a Novembre) 10.00 - 18.00 | Lunedì chiuso (eccetto lunedì 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)
Sito ufficiale: http://www.taiwaninvenice.org/2026/
In questa edizione dell’evento collaterale, artista e curatore, entrambi formatisi negli anni dell’esplosione della cultura digitale, si propongono come osservatori della trasformazione tecnologica contemporanea, offrendo una lettura che intreccia umorismo e senso dell’assurdo. Il titolo Melancolia de tela, originariamente concepito in portoghese, rimanda a uno stato di malinconia legato all’esposizione prolungata allo schermo. Nelle sue trasposizioni linguistiche, dall’inglese al cinese, il titolo si arricchisce di ulteriori sfumature, legate ai diversi contesti culturali. La malinconia diventa così una risposta all’ansia prodotta dal sovraccarico informativo e dallo sviluppo accelerato dell’intelligenza artificiale, riflettendo un progressivo appiattimento delle esperienze sensoriali ed emotive.
Il curatore ripercorre la traiettoria dell’artista a partire da A Walk by the Sea del 2011 fino al nuovo progetto per la Biennale, mettendo in evidenza l’evoluzione delle tecniche visive e del ritmo narrativo e l’inclusione sempre più marcata della cultura digitale nel suo lavoro. Questo percorso viene messo in relazione con la storia dell’arte occidentale, in particolare con Melencolia I di Albrecht Dürer, creando un ponte tra la riflessione rinascimentale sulla condizione umana e le ansie visive e tecnologiche del presente. La direttrice del Taipei Fine Arts Museum sottolinea come l’istituzione abbia nel tempo contribuito al dibattito culturale internazionale attraverso strategie espositive diverse, valorizzando la specificità dell’arte taiwanese. In questo contesto, il lavoro di Li Yi-Fan amplia il quadro di riferimento attraverso uno sguardo che supera i confini geografici e culturali, interrogando il modo in cui oggi interpretiamo il mondo e ridefiniamo la nostra posizione al suo interno, in un’epoca in cui il linguaggio visivo è sempre più immediato e replicabile.
Nato a Taipei, Li Yi-Fan è attualmente artista in residenza presso la Rijksakademie di Amsterdam. Dopo aver sviluppato strumenti propri per la produzione video e un approccio definito come “burattinaggio digitale”, dal 2021 utilizza motori grafici in tempo reale per rendere il processo di animazione più intuitivo. Le immagini diventano così uno spazio di esplorazione privata e metacognitiva. Il suo lavoro rende visibili le strutture di potere sottese alla produzione delle immagini, interrogando il rapporto tra essere umano e tecnologia e il modo in cui le immagini influenzano la percezione.
Screen Melancholy rappresenta una nuova fase della sua ricerca, sviluppata attraverso anni di lavoro sulle tecnologie visive. Il progetto indaga l’essenza dell’essere umano negli interstizi dell’apprendimento automatico e dell’intelligenza artificiale generativa, mettendo in tensione espansione della conoscenza e ansia tecnologica.
Il Palazzo delle Prigioni, utilizzato dal museo dal 1995, è parte integrante del progetto. Costruito all’inizio del XVII secolo come carcere collegato al Palazzo Ducale, lo spazio porta con sé una memoria legata alla detenzione e al controllo. L’artista integra questo contesto nella propria narrazione, trasformando il luogo in un ambiente immersivo fatto di immagini, suoni e sculture. Il pubblico è coinvolto in un’esperienza in cui guardare ed essere guardati diventano azioni intrecciate.
Al centro dell’esposizione si trova un nuovo video della durata di 60 minuti, affiancato da due opere su schermi più piccoli. Il lavoro principale racconta la storia di un “occhio” in viaggio verso casa, dispositivo narrativo attraverso cui vengono esplorate le relazioni tra esseri umani e immagini. Il tono richiama quello di un video informativo, ma si sviluppa come un soliloquio che riflette sui processi di animazione digitale e sulla produzione di immagini tramite intelligenza artificiale, mettendo in discussione la distinzione tra cultura alta e bassa. Attraverso dialoghi tra diversi “organi umani”, il lavoro affronta l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla condizione umana. L’installazione include sculture di grande formato stampate in 3D, raffiguranti parti del corpo come mani, piedi e teste, che riecheggiano i performer digitali presenti nei video. Questi elementi, disposti nello spazio, circondano il pubblico e funzionano anche come sedute, contribuendo a creare una scena di decostruzione in cui il confine tra reale e digitale si fa sempre più incerto.
L’artista sottolinea come il progetto nasca da una dimensione personale ma cerchi una risonanza collettiva, invitando i visitatori a vivere un’esperienza insieme individuale e condivisa. Il lavoro riflette sul ruolo dell’immagine come finestra sul mondo, mettendo in discussione questa funzione nel momento in cui la superficie dello schermo si rivela piatta e limitata. Il curatore evidenzia come l’uso di motori grafici e sistemi di modellazione permetta all’artista di analizzare criticamente la produzione delle immagini. L’umorismo nero presente nel lavoro diventa uno strumento per affrontare la malinconia contemporanea legata all’esperienza dello schermo. In questo contesto, l’opera non offre soluzioni, ma invita ad accettare una condizione in cui ciascuno è insieme osservatore, controllore e controllato.
Durante l’inaugurazione si terrà una conversazione pubblica tra artista e curatore, seguita da una performance dell’artista sudcoreana Eunju Hong, che esplora attraverso il movimento temi di malinconia e trasformazione. In occasione della mostra sarà pubblicato anche un artist book bilingue dedicato alla ricerca di Li Yi-Fan, strutturato attorno a una serie di parole chiave che mettono in relazione i diversi aspetti del suo lavoro.
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