Franz West. The Revolution of Sculpture

Franz West, Senza titolo, 1972-1973, prestito a lungo termine al WAM, Courtesy © Archiv FW Estate, ph: Konzett, Vienna 2026, Wolfgang Reichmann

 

Dal 6 Novembre 2026 al 29 Marzo 2027

Luogo: Albertina Modern

Indirizzo: Albertinaplatz 1

Curatori: Angela Stief, Constanze Johanna Malissa

Telefono per informazioni: +43 (0)1 534 83 0

Sito ufficiale: http://www.albertina.at


L’ALBERTINA rende omaggio a Franz West (1947-2012) con una grande retrospettiva in occasione dell’imminente ottantesimo anniversario della nascita dell’artista. West è considerato uno dei pionieri che hanno rivoluzionato il concetto stesso di scultura, ridefinendone radicalmente i presupposti. Già negli anni Settanta sposta l’attenzione dall’autonomia dell’oggetto artistico alle complesse relazioni tra materia, corpo, percezione, linguaggio e spazio sociale. La radicalità del suo lavoro risiede nella capacità di dissolvere le categorie che avevano definito la scultura fin dal Modernismo classico. «L’arte non sarebbe più [...] qualcosa da guardare, ma qualcosa da maneggiare», afferma West per descrivere questa nuova relazione tra l’opera e il pubblico.

Arte partecipativa e corporea: la scultura scende dal piedistallo

Un punto di riferimento fondamentale nell’opera di West è l’Azionismo viennese. Nonostante gli impulsi performativi e trasgressivi che integra con spirito ludico nel proprio lavoro, l’artista rimane sempre legato alla dimensione concreta dell’oggetto. Con lo sviluppo dei Passstücke (Adaptives), strutture simili a protesi che acquistano significato soltanto attraverso l’utilizzo, West elabora una concezione relazionale della scultura, capace di collegare l’oggetto al corpo, allo spazio e alla percezione.

L’arte si apre così all’interazione con lo spettatore: indossando, sostenendo, ruotando, applicando al corpo o assumendo una posa con queste opere, la scultura si trasforma in una situazione, in un accadimento che riflette lo stato d’animo di chi vi partecipa. Rendendo possibile un coinvolgimento attivo, West fa letteralmente scendere la scultura dal piedistallo.

Richiamandosi alla teoria dell’inconscio di Sigmund Freud, l’artista descrive i Passstücke come «nevrosi rese visibili». Questi oggetti sono concepiti come superfici di proiezione dei conflitti interiori e dei condizionamenti sociali. L’arte diventa così uno strumento di auto-osservazione, un’occasione per riflettere sulle norme sociali e sui modelli di comportamento.

Già nelle prime opere, il cui audace sperimentalismo avrebbe segnato l’intera produzione scultorea successiva, West mette in discussione le categorie tradizionali delle arti visive. Diversamente da quanto auspicato dal progetto incompiuto del Modernismo, il suo obiettivo non è fondere arte e vita quotidiana, ma collocare l’esperienza artistica in un contesto filosofico e psicologico più ampio.

Le idee sviluppate attraverso i Passstücke vengono successivamente trasferite in oggetti d’arredo realizzati in acciaio e alluminio, oltre che in numerose sculture destinate agli spazi esterni, perlopiù concepite per essere utilizzate. Si tratta di forme ibride, a metà strada tra arte figurativa e arte applicata, che coinvolgono direttamente il corpo dello spettatore: sedersi, sdraiarsi o riposare diventano parte integrante dell’esperienza estetica.

Artista anticonformista, la cui ricerca si sviluppa al confine tra scultura, performance, disegno, arte oggettuale e installazione, West sfugge costantemente a qualsiasi classificazione univoca. Le sue opere sono state presentate in numerose edizioni di documenta e della Biennale di Venezia. La libertà formale e lo spirito innovativo costituiscono gli elementi centrali di un’eredità artistica duratura, riconosciuta nel 2011 con il Leone d’Oro alla carriera, un anno prima della sua scomparsa.

La valorizzazione di ciò che è «marginale» e un’estetica della disinvoltura

Fin dagli esordi, il lavoro di West si distingue per l’impiego di oggetti quotidiani, materiali di recupero e componenti considerati «privi di valore», attraverso i quali l’artista sovverte le gerarchie estetiche consolidate.

Attribuendo valore a ciò che viene trascurato o scartato, West dà forma a un’estetica più democratica. La critica all’elitarismo dell’arte si riflette anche nella scelta dei materiali: cartapesta, garza, materiali pubblicitari, residui di pittura, ritagli di giornale e scarti metallici.

Questo approccio è strettamente legato al suo interesse per i margini della società, le zone di confine della psiche e tutto ciò che la cultura dominante tende a svalutare. La sua opera può essere letta come un’esplorazione artistica di territori spesso considerati tabù nel discorso pubblico: dai comportamenti nevrotici alle allusioni sessuali, dalle insicurezze legate al corpo all’esclusione sociale.

Per West, il confronto con ciò che è «inutile», anticonformista o apparentemente privo di valore si trasforma in una forma di critica sociale. La sua estetica informale dell’imperfezione si alimenta di libertà espressiva, ironia ed energia sovversiva.

La mostra, che riunisce opere realizzate dai primi anni Settanta fino alla morte dell’artista nel 2012, rappresenta la più ampia retrospettiva finora dedicata all’artista austriaco. A partire dai Passstücke, il percorso ripercorre l’evoluzione dei successivi nuclei della sua produzione, dagli oggetti d’arredo ai Lemuren fino alle sculture in alluminio.

Completano l’esposizione numerose pareti dedicate a opere su carta e collage, che West utilizza, al pari delle sculture, come catalizzatori di percezioni e sensibilità.

Curatrici: Angela Stief e Constanze Johanna Malissa.

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