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Mostra Valentina De Martini. Archè a Roma. Le informazioni sulla mostra Valentina De Martini. Archè, i curatori, gli orari di ingresso, il costo dei biglietti, i numeri per prenotare, il comunicato stampa sulla mostra Valentina De Martini. Archè del museo Musei di San Salvatore in Lauro di Roma.

Valentina De Martini, Elefante, olio su tela, cm. 130x130

Valentina De Martini, Elefante, olio su tela, cm. 130x130

Mappa

  • Città: Roma
  • Provincia: Roma
  • Indirizzo: Piazza San Salvatore in Lauro 15
  • Telefono: +39 06 6865493
  • E-Mail info

Scheda Mostra

Valentina De Martini. Archè

Valentina De Martini


  • Luogo: Musei di San Salvatore in Lauro
  • Curatori: Federica Di Stefano
  • Città: Roma
  • Provincia: Roma
  • Data inizio: 27 Maggio 2021
  • Data fine: 30 Giugno 2021
  • Costo del biglietto: ingresso gratuito
  • Telefono per informazioni: +39 06 6865493
  • E-Mail info

Comunicato Stampa:

Gli animali dalle mille sfumature di Valentina De Martini, in tutta la loro maestosità, li potremo ammirare nella mostra dei Musei di San Salvatore in Lauro a partire da giovedì prossimo, 27 maggio.

I soggetti sono dipinti con colori vivaci, che non hanno in natura (o molto raramente), ma che l’artista associa rendendo lo spettatore partecipe delle sue fantasie cromatiche; e quasi sorprende perché di colpo porta a chiedersi: ma perché non c’è una pecora gialla in natura? E l’elefante rosa è proprio ciò che esprime la sua maestosa indole?
 
L’asino viola, la pecora gialla, ma anche squali, tigri, orche e balene, e ancora elefanti, zebre e cavalli sono accompagnati lungo il percorso espositivo da longilinee ed elegantissime donne esotiche che sfilano insieme a loro. Questi i protagonisti assoluti nei quadri della mostra “Archè”, a cura di Federica Di Stefano, che sarà inaugurata il 27 maggio, dalle 18.00 alle 21.00, nei Musei di San Salvatore in Lauro a Roma.
La personale è composta da 30 opere in olio su tela, una incisione, una istallazione e un video.
 
Certi quadri pretendonodi essere grandi per poter funzionare – sottolinea Marco Di Capua nel suo saggio critico, nel catalogo di mostra pubblicato da “Il Cigno GG Edizioni” - . La pittura è un’invenzione di spazi oltreché di figure, e Valentina De Martini lo sa benissimo. Con i suoi dipinti, a volte proprio colossali, entrano in gioco fattori decisivi come la solennità, una certa qualità del silenzio, il desiderio dipurezza, addirittura. Nella loro imperscrutabile e così ironicamente enigmatica presenza, questi animali celebrano virtù che noi abbiamo perduto, che ci sono ormai precluse? Può darsi. Se ne stanno lì, come se ci aspettassero, dandoci un’ultimissima chance, ai cancelli dell’Eden. D’altra parte, si dice che gli animali sappiano cos’è e dov’è il paradiso, molto meglio di noi”.

L’artista romana, classe 1963, nel 1986 si diploma allo Ied, Istituto Europeo di Design, in “Disegno di Moda e Gioiello” e lavora per diversi anni a fianco di Franco Montanarini Fontana. Il suo interesse per il colore e le stampe dei tessuti la porta a Londra alla “Leonard Pardon’s School of Decoration” dove studia e approfondisce le arti decorative. Tornata a Roma con un importante bagaglio personale e professionale si dedica per circa 13 anni alla decorazione d’interni affinando il senso del colore, della forma e dello spazio. È con questo spirito che Valentina si avvicina alla pittura, non senza un profondo timore, sentendo l’urgenza di unire le esperienze del passato per cercare uno stile proprio, libero dalle imposizioni della committenza. Nel 2002 la svolta. Abbandona definitivamente la decorazione per dedicarsi esclusivamente alla realizzazione di una lunga serie di quadri dallo stile personale, che si propongono di unire il linguaggio della moda a quello delle emozioni attraverso i colori. “Ho conosciuto Valentina De Martini nel 2005 quando cercavo un’artista che inaugurasse il ciclo di mostre
“Nel segno delle donne” –
racconta Federica Di Stefano. Andai a trovarla nell’appartamento di viale delle Milizie dove all’epoca viveva e lavorava. Rimasi letteralmente incantata, come del resto molti che le hanno conosciute prima e dopo di me, da lei e dalle sue “signorine” dipinte nell’unico formato, 42 per 240 centimetri, che con leggiadria riempivano le stanze. Il suo talento che in altri forse sarebbe stato compresso da quel formato obbligato, balzava agli occhi chiaro e limpido già al primo sguardo. Un dono quindi il suo. E un dono per me che avevo conosciuto un vero artista. Un’anima pura, sensibile, di cristallo sottile che diventa infrangibile solo mentre crea. E quando crea Valentina lo fa senza sosta, fino a che anche il più piccolo pezzo di tela o tavola nel suo studio non è stato dipinto. E ora che il suo favoloso mondo si è arricchito di nuove creature prese in prestito dall’Universo animale di terra e di mare, questa volta dipinte su tele di diverse dimensioni, l’emozione forte e profonda del primo incontro ritorna prepotente e non smette di stupire”.

Il successo sia di vendite sia di gradimento delle sue opere la porta a continuare con lo stesso formato e lo stesso soggetto per molti anni fino a che il desiderio di uscire da quella “prigione dorata” non diventa un’esigenza vitale. Si rende quindi necessario uno stacco quasi totale dalla pittura nel periodo che va dal 2014 al 2019, anni in cui Valentina trascorrerà molto del suo tempo in campagna, tra le rose. “Valentina si trasferisce da Roma a Terni, per coltivare il fiore che al Cairo è di colore purpureo – scrive nel catalogo Guido Talarico - . Ma non di una sola varietà: ne coltiva centinaia, le più rare, le più belle. Una pausa da tele e colori, forse anche una pausa da quell’universo femminile che ora stenta a riconoscere, da quelle donne che non ravvede più come sue. Ma poi, inevitabilmente, torna il richiamo dell’olio su tela. Valentina rientra a Roma e forse senza sapere neppure come e perché comincia a dipingere animali. Parte con il pachiderma rosa e, ancora una volta, non si ferma più. Escono fuori una serie di animali bellissimi che vanno dalla zebra al somaro fucsia, dalla giraffa al gorilla. E poi a seguire, direi di getto, nel modo che è tipicamente suo, arriva una splendida serie acquatica che va dalla testuggine alla balena agli squali. Animali sorprendenti, sospesi, iconici irresistibilmente attraenti. Dall’alta moda ai grandi cetacei la strada di Valentina è stata lunga”.

Ho incontrato molti giganti del mare. In acqua ovviamente. Creature maestose, molto più grandi e molto più forti di me – rimarca nel catalogo Alberto Luca Recchi, esploratore del mare, scrittore e fotografo subacqueo -. Valentina, con tocchi garbati, mi ha riportato non solo sott’acqua, ma nelle stanze segrete della mia mente e dei miei ricordi. La sua arte a questi animali ha dato l’anima, quella che ogni volta credo di vedere in loro quando vado sott’acqua, quella che gli scienziati continuano a cercare nell’uomo, tra le pieghe del cervello, senza risultato. Io la vedo nei miei giganti del mare, e in queste opere, tra tinte delicate e sagome che sfumano nei contorni di pasta colorata. Azzurri tenui e grigi pescano ricordi, immagini dimenticate affiorano e i neuroni iniziano a friggere in un ritrovato benessere”.

 “Lasciandoci guidare dalla pittura di Valentina De Martini anche noi ci troviamo a poco a poco a ingrossare le fila di questa parata a metà strada tra realtà e immaginazione, affascinati come bambini di fronte ad un circo delle meraviglie ottocentesco – scrive Laura Lombardi -. Con la sua consueta abilità e cura dei dettagli la mano di Valentina segue alla perfezione i contorni, le forme, le ombre, le luci di ognuno di questi animali, ma poi ne stravolge i colori, il contesto, spiazzandoci. Incastonati in sfondi d’oro, verde, azzurro, arancio, essi divengono “presenze” che giganteggiano, sole, sulle tele, con la stessa intensità di un ritratto. È in questo paradosso di opposti, dissimile/simile, naturale/astratto, il senso del fascino dei quadri di Valentina. Il contrasto tra il qui ed ora della materia, della fisicità, della pura animalità e lo spazio astratto, l’assenza della natura e del tempo, che ci porta dritto alla riflessione sulla vita, alla contraddizione e antinomia in cui tutti ci riconosciamo. “Archè”, appunto. Quel principio che ci unisce, un’origine comune che si intravede dietro gli sguardi intensi, i movimenti lenti, il fluttuare silenzioso, dei grandi animali dipinti”.