In mostra al Museo di Santa Giulia fino al 20 febbraio

Il senso del nuovo: Brescia riscopre Lattanzio Gambara

Lattanzio Gambara (Brescia 1530 circa - 1574), Autoritratto, 1561 - 1562. Affresco (strappo), cm 56,5 × 41,5. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
 

Francesca Grego

23/11/2021

Brescia - “Notevolissimo e torrenziale maestro”, Lattanzio Gambara era “capace di affrescare con temi sacri e profani chilometri quadrati di superficie muraria, senza cedere mai il passo a stanchezza o a cadute di qualità”. Così il curatore Marco Tanzi descrive il protagonista della mostra appena inaugurata al Museo di Santa Giulia. Allievo ed erede di Romanino, Gambara fece proprie le lezioni di Correggio, Parmigianino, Giulio Romano e Paolo Veronese diventando uno degli artisti più richiesti in area padana all’epoca del Manierismo. Giorgio Vasari lo definì “il miglior pittore che sia a Brescia”, ma in breve tempo la sua fama si diffuse ben oltre i confini della città. 

In programma fino al 20 febbraio, il progetto di Fondazione Brescia Musei celebra la personalità eclettica di Gambara e riscopre, accanto a noti dipinti di argomento profano, una serie di opere a soggetto religioso. Tra prestigiosi prestiti arrivati dai Musei Reali di Torino, dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze e dalla collezione BPER Banca, ospite d’onore è il Compianto su Cristo morto con i Santi Bartolomeo e Paolo, da poco attribuita al maestro bresciano. Nata come pala d’altare per la chiesa di San Bartolomeo, la tela lasciò la città in epoca napoleonica facendo perdere le sue tracce, per riapparire in tempi recentissimi sul mercato antiquario come “opera di scuola cremonese”.  È tornata a casa solo all’inizio del 2021, grazie all’acquisto in un’asta del Dorotheum di Vienna da parte dei Musei di Brescia. Prima di raggiungere la sua sede definitiva presso la Pinacoteca Tosio Martinengo, viene presentata per la prima volta al pubblico a Santa Giulia. Oltre alla nuova acquisizione, inediti sono anche la presenza in unico luogo di un cospicuo numero di lavori dell’artista e il confronto tra affreschi e opere da cavalletto. 


Lattanzio Gambara, Compianto su Cristo morto con i Santi Bartolomeo e Paolo, 1570-1574 circa. Olio su tela, 185 x 139 cm. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo. Foto FBM

“Questa mostra è il modo che ci è apparso più adeguato per annunciare e valorizzare una circostanza eccezionale, ovvero l’acquisto di un dipinto che consente una migliore e più completa conoscenza di un artista identitario”, spiega Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei.  “Nelle collezioni della Pinacoteca, infatti, Gambara era documentato unicamente come frescante impegnato su soggetti profani”. 
Accanto alla pala ritrovata, i visitatori del Museo di Santa Giulia troveranno il celebre autoritratto dell’artista di proprietà della Pinacoteca Tosio Martinengo, ma anche affreschi a tema storico staccati dalle pareti di ricche dimore cittadine e dipinti sacri che, insieme, gettano luce nuova sulla produzione di Gambara. Episodi della storia di Roma antica incontrano le scene del Vangelo, tra le quali spiccano il Trasporto di Cristo nel sepolcro dei Musei Reali di Torino e la Conversione di Saulo proveniente dalle collezioni di BPER Banca, che l’artista dipinse mentre lavorava con Paolo Veronese nell’abbazia di San Benedetto a Polirone, presso Mantova. 


Il senso del nuovo. Lattanzio Gambara, pittore manierista I Foto FBM

Il percorso di Santa Giulia ricostruisce in due sezioni l’evoluzione dello stile di Gambara dalle opere giovanili fino a quelle della maturità, mostrando come nel tempo le sue scelte si facciano sempre più articolate e consapevoli. Oltre alla riscoperta delle opere su tela, emerge il talento di Gambara nel mescolare le tradizioni locali alle più avanzate ricerche del Manierismo, con le sue bizzarrie e contaminazioni linguistiche. “Il Compianto è uno straordinario documento dell’accoglienza tributata dalla nostra città a un linguaggio pittorico moderno ed eclettico, importato a Brescia da un pittore che raccolse, nella seconda parte della sua carriera, importanti commissioni in centri e contesti ‘forestieri’ di rilevanza assoluta”, commenta il vicesindaco e assessore alla cultura Laura Castelletti. 
“La mostra ci guida verso una riflessione su una delle caratteristiche peculiari della storia di Brescia, che nei secoli è stata una città costantemente aperta al dialogo, capace di intercettare, raccogliere, sintetizzare, arricchire e trasmettere il nuovo. Una sfida, quest’ultima, che raccogliamo con ancora maggiore entusiasmo in vista dell’appuntamento che ci vedrà nel 2023 Capitale della Cultura insieme a Bergamo”, conclude il sindaco Emilio Del Bono. 

Curata da Marco Tanzi e realizzata da Fondazione Brescia Musei, Il senso del nuovo. Lattanzio Gambara, pittore manierista sarà visitabile al Museo di Santa Giulia fino al 20 febbraio 2022.  


Il senso del nuovo. Lattanzio Gambara, pittore manierista I Foto Adicorbetta

Leggi anche: 
Brescia: La Cina (non) è vicina. Badiucao - Opere di un artista dissidente
• Donne nell'arte. Un viaggio lungo quattro secoli da scoprire a Brescia
Brescia: Velàsquez per Ceruti 

COMMENTI
 
LA MAPPA
  NOTIZIE

VEDI ANCHE

Vedi tutte le notizie >