Taboo

Taboo
 

12/04/2006

Taboo è il nome di una serata leggendaria della club culture londinese, che negli anni 80 elabora la sua risposta trasgressiva, violenta e sfavillante, al clima di ultra-conservatorismo dell’era Thatcheriana.
Ogni giovedì tra il 1985 e il 1986 la discoteca Maximus di Leicester Square è un punto di riferimento della scena underground, perché sale sul palco ad animarla la sua musa ed icona, Leigh Bowery.

A questo personaggio rende omaggio, per la prima volta in Italia, l’Ambasciata Britannica di Roma , ricostruendo linguaggi, rapporti e testimonianze di un artista che ha attraversato generi e tendenze con libertà visionaria, e che è rimasto, nella storia del movimento punk, un protagonista irriducibile, meravigliosamente unico.
Così, entrando nelle sale dell’Ambasciata, preparatevi a rivivere la Londra degli anni ’80: la musica dei  Sex Pistols, dei Vibrators e dei Clash, le prime performance del  coreografo Michael Clark, e lo scandaloso ‘anti art show’ di Camden Town che irrompono sulla scena teatrale.

Trasgredire è la parola d’ordine, ai diktat dei media e della moda, al pattume pop; con la violenza, l’artificio ed il travestitismo invadere le strade, forzare i confini degli spazi culturali moralmente accettabili. E’ da qui che nasceranno Ziggy Stardust e Arancia meccanica, ed è qui che Bowery arriva dall’Australia nel 1981, con niente in mano, nient’altro che il suo corpo.
Più che sufficiente per costruire una leggenda

Performer, costumista, musicista, ospite dei talk show, celebrità sociale, Bowery si esprime sempre ed unicamente attraverso il suo corpo.
Travestimenti, artifici e acconciature impossibili, che la British School presenta attraverso una selezione di costumi, video e ritratti di grandi fotografi, come Fergus Greer e Annie Leibovitz, che lo immortalano nei suoi look sorprendenti, assolutamente personali. Così che anche il transgender non assume mai le forme tradizionali, da matrona grottesca. Piuttosto è il disagio del difetto esibito e dell’assurdo inspiegabile che si manifestano disarmanti, come in un cartone animato.

Al di fuori di ogni cliché, pur giocando con le tendenze che fanno della devianza uno strumento poi a beneficio della norma, l’autoironia di Bowery è stata osannata sia dal soft pop dei Culture Club che dalle elite culturali.
In mostra anche la documentazione di una sua performance alla galleria Anthony d’Offay nel 1988, dove si esibisce agli occhi del pubblico nel rituale di analizzare se stesso allo specchio: senza implicare nient’altro che essere se stesso, uno sberleffo a ruoli e pregiudizi dell’arte convenzionale.

Ma quando il maestro dei travestimenti incontra Lucien Freud, impara a conoscere ancora un nuovo modo di guardare sé ed il suo corpo: per 3 anni e mezzi Bowery poserà per Freud, sempre nudo, nessun costume, né oggetto, la sua pelle rivelata in tutta la sua trasparenza.
Al rapporto tra i due artisti è dedicata una sezione speciale della mostra, con incisioni di Freud e fotografie di Bruce Bernard che lo ritraggono in studio, tra cui una serie che lo vede in posa accanto a con Nicola Bateman, sua partner nelle performance e assistente nella realizzazione dei suoi costumi,  che sposa qualche mese prima di morire di AIDS alla fine del 1994.

 Taboo-The Art of Leigh Bowery and the London club culture
6 aprile > 6 giugno 2006 
 The British School at Rome
Via A. Gramsci  61


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