Al Castello Sforzesco dal 21 luglio al 24 ottobre

Il Corpo e l'Anima. Da Donatello a Michelangelo, la scultura del Rinascimento va in scena a Milano

Il Corpo e l'Anima, da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento. Foto Gianluca Di Ioia
 

Francesca Grego

20/07/2021

Milano - Sessant’anni di grande scultura vanno in scena al Castello Sforzesco in una mostra emozionante e preziosa. Da domani, mercoledì 21 luglio, fino al prossimo 24 settembre, 120 opere provenienti da importanti musei internazionali racconteranno l’evoluzione dell’arte a tre dimensioni nei decenni centrali del Rinascimento italiano. Il Corpo e l’Anima, da Donatello a Michelangelo nasce dalla collaborazione tra il museo milanese e il Louvre di Parigi, custodi di alcuni dei capolavori che brillano lungo il percorso. Gli altri arrivano dal Metropolitan Museum di New York e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Prado di Madrid e dal Museo del Bargello di Firenze, dal Victoria and Albert Museum di Londra e dalla Royal Collection di Sua Maestà Elisabetta II. Ci sono i Michelangelo e i Donatello evocati dal titolo, ma anche opere del Pollaiolo, del Riccio e di altri illustri maestri che mostrano come la fioritura della scultura tra il Quattrocento e il Cinquecento sia il frutto di un lavoro corale distribuito su un territorio che si estende dal Veneto alla Toscana, toccando le corti di Mantova, Ferrara, Urbino. 


Il Corpo e l'Anima, da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento. Gian Francesco Rustici (1474-1554), Musée du Louvre I Courtesy Castello Sforzesco

Dopo una prima tappa al Louvre, la mostra approda a Milano, nella fortezza che fu la casa di Leonardo. Ma a fare gli onori di casa è la Pietà Rondanini di Michelangelo, punto di arrivo fisico, cronologico e ideale di un viaggio ad alta intensità. Si parte dal 1453, anno del ritorno di Donatello a Firenze, per arrivare agli anni Venti del Cinquecento con la scomparsa del genio di Vinci e di Raffaello; e infine spingersi, in una necessaria appendice, fino al capolavoro del Castello Sforzesco, l’ultima, incompiuta opera del Buonarroti. In questi decenni i maestri del Rinascimento scavano nella materia per tirare fuori i “moti dell’anima”, i tormenti, le tensioni e i palpiti che ai posteri appariranno come emozioni universali. A Milano le ritroviamo scolpite nel marmo, fuse nel bronzo, modellate nella terracotta, intagliate nel legno, mentre ci muoviamo nelle storiche Sale Viscontee. 


Il Corpo e l'Anima, da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento. Foto Gianluca Di Ioia

Quattro sezioni scandiscono il percorso curato dal conservatore del Louvre Marc Bormand, da Beatrice Paolozzi Strozzi, già direttrice del Museo del Bargello, e Francesca Tasso, conservatrice presso il Castello Sforzesco. “Guardando gli antichi: il furore e la grazia” ospita composizioni complesse, nelle quali l’energia e l'esasperazione dei movimenti del corpo esplodono insieme ai moti dell’anima. Contemporaneamente, corpi femminili avvolti in morbidi drappeggi conducono verso la rappresentazione della bellezza assoluta nel nudo.


Il Corpo e l'Anima, da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento I Courtesy Castello Sforzesco

“L’arte sacra: commuovere e convincere” evidenzia l’abilità degli artisti nel toccare il cuore dello spettatore, mentre le ultime tappe, "Da Dioniso ad Apollo” e “Roma Caput Mundi”, analizzano le diverse influenze dei modelli classici sulla scultura Rinascimentale, dallo Spinario al Laocoonte dei Musei Capitolini. Un video d’artista tratto dalla rappresentazione teatrale Mater strangosciàs di Giovanni Testori approfondisce infine il tema della Pietà nella Sala degli Scarlioni. E per chi fosse interessato a un’ideale colonna sonora della mostra, dalle ore 16 di mercoledì 21 luglio sui canali Facebook e Youtube del Castello Sforzesco saranno disponibili musiche del Rinascimento eseguite dagli strumentisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado. 


Il Corpo e l'Anima, da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento. Foto Gianluca Di Ioia

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