Quando Peggy portò Jackson Pollock alla Biennale

A Venezia un omaggio a Peggy Guggenheim, l'ultima Dogaressa

Peggy Guggenheim in gondola, Venezia, 1968. Photo Tony Vaccaro / Tony Vaccaro Archives
 

Eleonora Zamparutti

24/09/2019

Venezia - “Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa”, a Palazzo Venier dei Leoni fino al 27 gennaio 2020, è un omaggio che Karole P. B. Vail, attuale direttrice della Collezione Peggy Guggenheim, tributa a sua nonna, in memoria dei trent’anni trascorsi dalla coraggiosa Peggy nella città lagunare a cavallo tra il 1948 e il 1979, anno in cui morì.
 
Una finestra temporale molto ampia, che è stata scandita da una serie di mostre ed eventi, in occasione dei quali le opere della collezione di Peggy Guggenheim hanno sprigionato un’indomita capacità di contribuire a scrivere la storia dell’arte del XX secolo.
La stravagante signora americana che amava indossare eccentrici occhiali, che si spostava per i canali di Venezia con la sua gondola privata, che si era guadagnata il titolo di Commendatore della Repubblica italiana ed era diventata Cittadina onoraria di Venezia, aveva ricevuto l’appellativo di  “Dogaressa”, il più grande regalo che Venezia potesse offrirle nel giorno del suo ottantesimo compleanno.


Le opere di Jackson Pollock esposte alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia in occasione della mostra "L'Ultima Dogaressa"
 
Come un album dei ricordi, l’esposizione in corso apre con un evento clou: la partecipazione alla XXIV Biennale di Venezia. Era il 1948. Peggy Guggenheim aveva appena chiuso i battenti della sua galleria Art of This Century, aveva lasciato definitivamente New York, Londra e Parigi, e si era trasferita in Italia.
In quell’anno aveva ottenuto la disponibilità del padiglione della Grecia a esporre lavori della sua collezione. Avevano debuttato per la prima volta in Europa le opere dell’Espressionismo astratto americano, di cui la signora Guggenheim era una grande ammiratrice.
Oggi si possono ammirare di nuovo appesi alle pareti gli stessi lavori di Jackson Pollock e della nuova generazione di artisti, a cominciare da Arshile Gorky, Robert Motherwell, Mark Rothko e Clyfford Still, che tanto avevano turbato l’opinione della critica e della stampa di allora. Di Pollock ci sono anche due capisaldi, Alchimia (Alchemy) e Foresta incantata (Enchanted Forest), in ricordo della prima personale in Europa dell’artista americano organizzata dalla stessa Peggy Guggenheim nel 1950 nell’Ala napoleonica di Piazza San Marco.


L'Europeo, giugno 1948
 
L’occhio cade sulla teca dove sono esposti alcuni scrapbook che Peggy amava compilare, aggiornandoli con dovizia. Si tratta di grossi quaderni dove sono incollati ritagli di giornale, lettere, fotografie, inviti ad eventi che hanno visto protagonista la mecenate americana.
Venezia sopravviverà alla signora Guggenheim” tuonava la penna graffiante di Camilla Cederna in un articolo pubblicato sulle pagine dell’Europeo e conservato tra le pagine del diario. “La moda dell’arte suprematista passerà come le altre”.  “La scelta di Peggy pecca di eclettismo e, in qualche caso, di snobismo” si legge su un ritaglio del Mattino del Popolo di allora “ma ha avuto il merito di mettere a dura prova la pigrizia dei borghesi, costringendoli a guardare l’albero genealogico dell’arte moderna”.
Documenti preziosi, fino ad oggi conservati al Guggenheim di New York, che arrivano a Venezia in attesa di diventare utili fonti per lo studio.
 
Si prosegue nella visita: torniamo indietro di 70 anni. Esattamente nel mese di settembre del 1949, quando Peggy decise di ospitare nelle sale del suo palazzo sul Canal Grande la prima mostra di scultura contemporanea esponendo al pubblico, tra le altre, Testa e conchiglia (Tête et coquille)di Jean Arp, opera fondante della collezione, Uccello nello spazio (L'Oiseau dans l'Espace)di Constantin Brancusi, Piazza di Alberto Giacometti. 
 
A seguire ci sono i Magritte e i Bacon acquistati negli anni ’50, i lavori degli esponenti del CoBrA (il gruppo di artisti di Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam, da cui l’acronimo), le opere degli italiani Edmondo Bacci, Piero Dorazio, Tancredi Parmeggiani ed Emilio Vedova, un focus sugli esponenti dell’arte cinetica e i lavori dei giapponesi Kenzo Okada Tomonori Toyofuku a dimostrazione del fatto che l’amore dell’arte portava Peggy a guardare oltre i confini di Europa e Stati Uniti.
 
In esposizione anche le opere di due artiste donne astratte, testimonianza del sostegno di Peggy alle figure femminili nel mondo dell’arte: Grace Hartigan e Irene Rice Pereira, a cui la collezionista dedicò anche una monografica ad Art of This Century nel 1944.
 
L’esposizione sarà accompagnata da una nuova pubblicazione, a lungo attesa, sull’intero percorso di Peggy Guggenheim quale collezionista, mecenate e gallerista, dagli esordi londinesi della galleria Guggenheim Jeune, al capitolo newyorkese di Art of This Century e l’incontro con Jackson Pollock, all’arrivo a Venezia, la Biennale del 1948, passando per il ruolo che ebbe nell’esistenza della collezionista Palazzo Venier dei Leoni. Il volume sarà arricchito da una serie di interviste con Apollonio, Biasi e Costalonga.

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