Dal 4 settembre al 25 marzo l'omaggio alla Serenissima

Palazzo Ducale celebra Venezia: 1600 anni racchiusi in una mostra

Antonio Canal (detto Canaletto), Piazzetta San Marco con la Loggetta e la Libreria, 1730-1740, Olio su tela, 92 x 69 cm, Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica
 

Samantha De Martin

04/08/2021

Venezia - Regina del mare e città di mercanti, tutta cammei, vesti sontuose e zamberlucchi, Venezia, simile a una resiliente araba fenice capace di rinascere in forme sempre nuove dai marosi della storia, riassetta i suoi 1600 anni di vita guardando al futuro.
Per ripercorrere questi sei secoli fatti di trionfi e di domini, ma anche di sconfitte e pestilenze - dalla leggendaria fondazione, il 25 marzo del 421, con la posa della prima pietra della chiesa di San Giacomo a Rialto, fino all’Acqua Granda del 1966 riletta da Bill Viola - la “città eletta” chiama a raccolta tutte le arti, compresa la decima musa. L’appuntamento è fissato per il 4 settembre quando Palazzo Ducale ospiterà, in uno scenografico allestimento, oltre 250 capolavori, tra opere d'arte e manufatti, che tracciano, attraverso i secoli, un racconto illustrato fatto di luoghi e momenti, personaggi e monumenti particolarmente significativi per la storia della città.


Andrea Appiani jr, Venezia che spera, 1861, Olio su tela, 180 x 165,5 cm, Milano, Palazzo Moriggia, Museo del Risorgimento

Più che essere una semplice mostra Venetia 1600. Nascite e rinascite è un incalzante percorso che intreccia le tappe salienti della storia e dell’identità della città attraverso opere e documenti dei massimi artisti attivi in laguna nell’arco di quasi un millennio, da Carpaccio a Tiziano, da Veronese e Tiepolo, da Pollock a Tancredi. Accanto a loro, architetti, letterati e musicisti che hanno accompagnato il suo divenire, a fornire un punto di vista inedito sui momenti di crisi, le rotture e le conseguenti rigenerazioni che hanno segnato la sua esistenza.

La mostra sarà un’occasione per ammirare, riunita in una narrazione avvincente, una parte importante dell’immenso patrimonio conservato in città, in particolare nelle collezioni dei Musei Civici, con i restauri sostenuti da Save Venice Inc., come l’intervento sulla grandiosa tela con il Leone di San Marco di Vittore Carpaccio, il Ritratto di famiglia di Cesare Vecellio e una monumentale pala di Jacopo Palma il Giovane.


Manifattura muranese (Angelo Barovier?), Coppa (detta Coppa Barovier), 1460-1470, Vetro blu soffiato e lavorato a mano libera dipinto a smalti policromi fusibili e oro, Murano, Museo del Vetro

Altrettanto imperdibili i manoscritti miniati, i disegni, un importante vaso cinese della dinastia Yuan del XIV secolo.
Nelle dodici sezioni che si concludono con un invito alla riflessione sul futuro, alla salvaguardia del patrimonio della città, Venezia grandeggia in tutte le fasi diverse della sua esistenza. Le origini divine della Serenissima brillano nel trittico di Lazzaro Bastiani con l’Annunciazione e la Madonna col Bambino o nel dipinto di Jacopo Palma il Giovane con la Vergine Assunta che assiste all’Incoronazione di Venezia fatta dal Vescovo San Magno. Se l’egemonia veneziana sui mari grandeggia nell’olio su tela di quasi cinque metri, San Marco che assiste i Magistrati della Camera all’armamento nell’arruolamento delle milizie marittime, di Battista d’Agnolo, la sua potenza commerciale filtra attraverso i richiami documentari alla figura di Marco Polo, i gioielli, i vasellami, gli avori e i vetri come la Coppa Barovier in vetro soffiato blu, con smalti e oro, del 1460-70.

Il Ritratto del doge Leonardo Loredan di Carpaccio nel 1501-02 inaugura il Cinquecento, secolo della Renovatio Urbis, con la riprogettazione degli spazi cittadini in funzione delle istanze politico-identitarie dell’élite veneziana. Se Canaletto ci accompagna nella Piazzetta di San Marco con la Loggetta e la Libreria, attraverso l’opera in prestito dalle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, Tiziano rievoca, con un’imponente xilografia, La sommersione del Faraone nelle acque del Mar Rosso quale immagine di riscatto dei veneziani, il nuovo popolo eletto, dall’oppressione della Lega di Cambrai.



Lazzaro Bastiani (attribuito), Ritratto del doge Francesco Foscari, 1460 ca, Tempera su tavola, 41 x 52 cm, Venezia, Museo Correr

In questa carrellata storico-artistica tra le vene della Serenissima, il terribile incendio di Palazzo Ducale del 1577 rivive in un dipinto di Ludovico Pozzoserrato, prestato dai Musei Civici di Treviso, che ritrae il fabbricato inghiottito dalle fiamme. Tra le pochissime opere di Tiziano sopravvissute c’è l’ affresco di San Cristoforo che porta sulle spalle il bambino con, sullo sfondo, il bacino di San Marco con il Campanile e la sagoma di Palazzo Ducale, a sottolineare la protezione del Santo sulla città.

A rievocare invece la peste abbattutasi su Venezia, in particolare nel 1576 e nel 1630, ci pensa la grande tela di Domenico Tintoretto, dalla chiesa di San Francesco della Vigna, con Venezia che supplica la Vergine di intercedere con Cristo per fermare l’epidemia, e l’olio del Padovanino raffigurante Il doge Alvise Mocenigo inginocchiato davanti al modello del Redentore.


Domenico Tintoretto, Venezia supplica la Vergine di intercedere con Cristo per fermare la peste, 1631, Olio su tela, 165 x 360 cm, Venezia, Diocesi Patriarcato di Venezia, chiesa di San Francesco della Vigna

Se la magniloquenza della Serenissima si fa spazio nel grande olio di Giambattista Tiepolo con Nettuno che offre a Venezia i doni del mare, l’architettura neoclassica e la scultura di Canova - in mostra con il grande gesso della Venere Italica conservato nelle sale del Museo Correr - sembrano non registrare i traumatici passaggi subiti dalla città tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX. Non è cosa da poco che il maestro di Possagno, nel suo ruolo diplomatico di difensore della arti, sia riuscito a riportare in patria i cavalli della basilica di San Marco sottratti da Napoleone.

L’arrivo della linea ferroviaria, i bombardamenti austriaci sulla città, che risuonano nelle opere di Querena, Dalla Libera e Borghesi, il primo grave incendio del Teatro La Fenice, il crollo, nel 1902, del Campanile di San Marco condurranno il visitatore verso l’arrivo in laguna della grande collezionista americana Peggy Guggenheim con la sua eccezionale raccolta d’arte e l’impegno nei confronti dei giovani artisti internazionali.

Sarà tuttavia il secondo Novecento a trasformare la città lagunare in un polo formativo tra i più prestigiosi in Europa, dando il via a interventi di grande rilievo - a cominciare da quelli di Carlo Scarpa - nel campo degli allestimenti museali e dell’edilizia residenziale pubblica. E infine, la fotografia, alla quale la mostra di Palazzo Ducale affida il compito di documentare i momenti di crisi a noi più vicini, simbolicamente riletti anche nell’installazione video-sonora The Rift di Bill Viola (2020). Immagini fotografiche di forte impatto commentano senza retorica alcuni avvenimenti mostrando il dolore di una comunità offesa dalla violenza della natura e colpita nei suoi simboli. È la catarsi di un percorso che, nell’empatia con il pubblico, mette a fuoco l’intero significato della mostra.


Bill Viola, La zattera, maggio 2004, Installazione video-sonora, Proiezione a colori in alta definizione su parete in ambiente oscurato

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