Elena Franco. Cauti racconti immaginari

© Elena Franco, Cauti racconti immaginari, serie I, 2014

 

Dal 30 Novembre 2016 al 30 Gennaio 2017

Bologna

Luogo: Studio Cenacchi

Indirizzo: via Santo Stefano 63

Orari: da mercoledì a venerdì 15,30 - 19; sabato 10 - 12,30 / 15,30 - 19 e su appuntamento

Curatori: Guido Piacentini

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 051 265517

E-Mail info: info@studiocenacchi.com

Sito ufficiale: http://www.studiocenacchi.com



L’appuntamento con cui si inaugura, il 26 novembre 2016 alle ore 18,30, un nuovo luogo per l’arte a Bologna - lo Studio Cenacchi in via Santo Stefano, 63 – propone, attraverso Elena Franco, la fotografia come medium di indagine e come strumento culturale dell'epoca contemporanea.
Arriva così a Bologna una selezione di immagini tratta dal suo lavoro in progress, dal titolo “Cauti racconti immaginari”, su Palazzo Toni, nei pressi del Lago d’Orta, concepito come una serie di narrazioni che vogliono indagare la storia di un luogo e dei suoi abitanti e offrircene una nuova interpretazione, intrecciando documentazione, indagine storica e suggestioni per una nuova valorizzazione. E’ questa un’ulteriore tappa espositiva di un percorso iniziato alla fiera MIA Fair di Milano, con il racconto introduttivo al progetto artistico, e che, a Bologna, prosegue con la presentazione di un nuovo capitolo, sotto forma di libro d’artista, che focalizza sulla vita e sui luoghi del pittore Francesco Toni d’Auzate, autore di gran parte degli apparati decorativi del palazzo.
I racconti fotografici di Elena Franco – spesso sotto forma di indagini vere e proprie  - mostrano come, per questa autrice, sia importante proporre e cercare nuovi percorsi documentari e di ricerca, capaci di far emergere temi significativi in relazione alla nostra storia, sia essa collettiva o privata e familiare.
 
Cauti racconti immaginari
Serie 1 e 2
 
Il palazzo nobiliare nei pressi del Lago d’Orta, scelto come abitazione dell’artista, viene raccontato attraverso un lavoro di ricerca che ne intreccia storie passate e contemporanee.
Tra spirito documentario e finzione, storia e teatro, concepita come un libro di racconti, l’indagine fotografica, di cui a Bologna vengono presentati i primi due capitoli - di cui uno inedito - svela l’attenzione dell’autrice per un manufatto architettonico in cui la presenza materica e le tracce degli abitanti si mescolano, per lasciare piccoli segni, utili a chi osserva, per interpretarne la storia. In uno scambio osmotico, l’autrice ridà voce e visibilità all’opera del pittore Francesco Toni d’Auzate (1826-1894), che il palazzo decorò e, probabilmente, abitò, ma anche agli anonimi fotografi dilettanti della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo, che si sono soffermati sull’edificio e ne hanno ritratto i residenti, traendone ispirazione per il suo lavoro sia di architetto che di fotografa.
Fotografie di famiglia, ritrovate in soffitta, si mescolano a immagini sospese in un tempo incerto, ambiguamente simili a quelle della prima metà del Novecento, che Elena Franco propone per dar corpo al primo racconto, già presentato alla Milan Image Fair di Milano nel 2014 e in diversi festival fotografici, ed esposto qui in un allestimento che vuole ricreare, anche grazie all’utilizzo di cornici d’epoca e alla presentazione di alcuni oggetti significativi della casa, l’atmosfera evocativa utile per comprendere il contesto.
La storia del pittore di famiglia, dimenticato da tutti e inseguito dall’autrice, come per riaprire un cold case poliziesco, attraverso archivi, pinacoteche pubbliche e private, chiese e altri luoghi che ne conservano le opere, dal novarese sino all’Accademia di San Luca a Roma, costituisce, invece, il secondo dei racconti e viene presentato sotto forma di libro d’artista in sole tre copie.
Brevi racconti per immagini, dunque – possibili e immaginari – scritti al presente, rimandano così continuamente al passato, facendo caute supposizioni su come siano andate le cose…

Elena Franco (Torino 1973) è fotografa, architetto e si occupa di valorizzazione urbana e del territorio.
Della sua formazione in restauro al Politecnico di Torino conserva la capacità di leggere gli edifici e comprenderne le trasformazioni, anche grazie a un’attenta ricerca storica. Collabora con Il Giornale dell’Architettura, è autrice di articoli e saggi sul tema della rivitalizzazione urbana ed è spesso invitata a intervenire in convegni e workshop in Italia e all’Estero.
Dal 2016 è, inoltre, direttore artistico della Fondazione Arte Nova, per la valorizzazione della cultura Liberty e Art Nouveau.
La fotografia – di documentazione e ricerca – viene spesso utilizzata nei suoi progetti, a supporto del lavoro di costruzione dell’identità locale e di percorsi di messa in rete di potenzialità territoriali. 
La sua principale ricerca fotografica sugli antichi ospedali e sugli archivi e paesaggi della cura, in corso dal 2012, dopo essere stata esposta in sedi istituzionali a Milano, Napoli, Vercelli, Venezia, Firenze, accompagnata da convegni e workshop ispirati dal suo lavoro, è ora oggetto di pubblicazione. Il primo volume a riguardo, "La rinascita dell'ex ospedale di Sant'Andrea a Vercelli", è stato edito nel febbraio 2016 da Silvana Editoriale. Nel 2015, dopo aver partecipato alla proiezione pubblica dei migliori portfolio dell’anno al Musée Elysée di Losanna, con la serie “Hospitalia”, ha vinto a Venezia la prima edizione del “Premio Mediterraneo” e una selezione di opere è entrata a far parte dell’Archivio del Fondo Malerba per la Fotografia e in collezioni private in Italia e Gran Bretagna, mentre nel 2016 è stata selezionata quale finalista per il Combat Prize al Museo G. Fattori di Livorno.
Ha partecipato alle edizioni 2014 e 2016 della Fiera MIA.
Il primo capitolo del progetto “Cauti racconti immaginari” è stato presentato al MIA Fair nel 2014 e ai Festival di Colorno e di Salsomaggiore Terme.
 
STUDIO CENACCHI
Studio Cenacchi nasce dalla ricerca e passione di Jacopo Cenacchi per l’arte contemporanea.
Lo spazio espositivo si sviluppa su tre piani di palazzo Ghiselli Vasselli, edificio del ‘500, in una delle zone più monumentali di Bologna.
La galleria intende essere, in un mondo dell’arte magmatico ed eccessivo dove gli stessi esperti faticano a orientarsi, riferimento rigoroso, intraprendendo la sua indagine nella creatività odierna senza distinzione di medium, anagrafe o genere.
 
RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano Gigliola Foschi e Guido Piacentini per il loro contributo alla realizzazione di questa mostra.
 
 

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