Call for Iolas House

© Collezione Gruppo Credito Valtellinese | Andy Warhol, The Last Supper, acrilico su tela, 100x100 cm. 

 

Dal 14 Dicembre 2017 al 25 Febbraio 2018

Acireale | Catania

Luogo: Palazzo Costa Grimaldi

Curatori: Cristina Quadrio Curzio, Leo Guerra, Stefania Briccola


Comunicato Stampa:
Una mostra su una casa non d’artista ma di gallerista. E per di più non è in Italia ma ad Atene.

La propone la Fondazione Galleria Credito Valtellinese in Palazzo Costa Grimaldi ad Acireale, sede della consociato Credito Siciliano. Dal 14 dicembre al 25 febbraio prossimi.

La casa è quella di uno dei maggiori protagonisti dell’arte del secolo appena concluso, il gallerista “cittadino del mondo” Alexander Iolas (Alessandria d’Egitto, 25 marzo 1907 – New York, 8 giugno 1987). 
Non stupisce che a lanciare l’appello per salvare la sua villa situata ai bordi dell’elegante Viale Messogeiou in Agia Pareskevi, sobborgo di Atene, sia la Fondazione Galleria Credito Valtellinese.
Alexander Iolas fu il primo curatore della Galleria Gruppo Credito Valtellinese situata nel Refettorio delle Stelline a Milano e fu lui a commissionare ad Andy Warhol l’opera “Ultima Cena” ispirata dal vicino capolavoro di Leonardo da Vinci che è situato proprio di fronte al Refettorio delle Stelline.
L’impronta molto internazionale, di forte ricerca che Iolas diede alle nascenti Gallerie milanesi venne portata avanti da Giovanni Quadrio Curzio e resta tutt’ora la cifra di riferimento per gli spazi espositivi del Groppo, presenti, oltre che a Milano, a Sondrio, Fano e Acireale, appunto.

“Le nostre speranze e i nostri obiettivi – affermano Cristina Quadrio Curzio, Leo Guerra e Stefania Briccola., che del progetto e della mostra sono i curatori – sono di focalizzare l’attenzione dell’Europa, a livello politico e artistico, su questo monumento. La storia dell’arte contemporanea è passata da Villa Iolas e dal leggendario gallerista”.
Iolas ideò e realizzò il suo sogno sotto forma di villa tra il 1951 e il 1972. Creò un casa-museo vivente di 1300 metri quadrati all’interno di un ampio giardino. Qui furono ospiti moltissimi artisti, e tra loro Giorgio de Chirico. Nei saloni si stata riunendo una collezione con pochi rivali al mondo.

Nelle intenzioni del suo proprietario la villa doveva diventare un museo vivo dedicato all’arte contemporanea. Qui egli espose la sua collezione d’arte con la prospettiva che un giorno sarebbe diventato il “Museo Alexander Iolas”.
Quando morì nel 1987 gli eredi vendettero la villa ad un operatore immobiliare, ma il Ministero della Cultura bloccò qualsiasi piano di modifica, perché la villa fu ritenuta sito del patrimonio culturale greco e come tale fu riconosciuta nel 1998. Il mancato esproprio da parte dello stato e il contemporaneo divieto di interventi da parte di privati – in quanto destinata ad uso pubblico per attività culturali – hanno fatto cadere Villa Iolas nel degrado. Abbandonata a se stessa, depredata più volte dei suoi favolosi tesori artistici si è trasformata in un triste fantasma di sé.

La mostra promossa a Palazzo Costa Grimaldi, vuole raccontare la storia della villa e proporre testimonianze degli artisti della galassia Creval che vi hanno lavorato (Novello Finotti, Fausta Squatriti, Marina Karella ecc.) e non solo.
Il titolo “Call for Iolas House” suggerisce un monito e una richiesta rivolte alla comunità internazionale.

Personaggio assolutamente eclettico, Alexander Iolas, nel ’24 lasciò l’Egitto per Berlino, intenzionato a diventarvi un grande pianista. Al pianoforte subentrò la passione per la danza classica. Lasciata la Germania per Parigi, continuò a studiare danza, assurgendo a protagonista di un ambiente intellettuale e artistico frequentato anche da Jean Cocteau, Giorgio de Chirico, Georges Braque, Pablo Picasso, Man Ray, René Magritte e Max Ernst. A Parigi comprò la sua prima opera d’arte.
Come ballerino girò a lungo in Europa, Stati Uniti e America Latina, con Teodora Roosevelt e poi con la compagnia costituita dal marchese Giorgio de Cuevas.
Nel ’44 un infortunio concluse la sua carriera, lasciando così spazio alla sua altra passione, quella per l’arte. Passione e competenza, unite ad una personalità decisamente “sfavillante” lo portarono a diventare il protagonista del suo nuovo ambito di interesse.
A New York, divenne il direttore della Galleria Hugo, fondata nel 1944 da Robert Rothschild, Elizabeth Arden e Maria dei Principi Ruspoli Hugo. Fu lui ad ospitarvi, nel ’52, la prima mostra personale di Andy Warhol. Nel ‘55 fondò la Galleria Jackson-Iolas nel 1955 e in seguito altre con il proprio nome a New York, Parigi, Milano, Madrid e Ginevra.
Da esse presero il volo molti artisti, da Andy Warhol, a Rene Magritte, Roberto Matta, Ed Ruscha, Jean Tinguely, Joseph Cornell, Yves Klein, Jannis Kounellis, Vassilakis Takis, Victor Brauner, Jules Olitski, Niki de Saint-Phalle…..
Divenne il riferimento di molti collezionisti, contribuendo a creare collezioni oggi importantissime. Poi il richiamo della Grecia, dove torna nel 1965. Qui apre alcune gallerie e si adopera per la fondazione del Museo Macedone di Arte Contemporanea a Salonicco a cui donò un importante nucleo della sua collezione.
Nel 1976, alla morte di Max Ernst, Iolas chiude tutte le sue gallerie, salvo quella di New York.
Risale al 1984 il rapporto con le Gallerie milanesi del Credito valtellinese, con l’affidamento a Warhol di un lavoro sul capolavoro di Leonardo in Santa Maria delle Grazie. Da esso prese vita una sequenza tra le più celebri dell’artista, sequenza che superò le cento variazioni.
Poi il declino e la scomparsa a New York, l’8 giugno 1987.

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