Archeologia in Oriente. Le collezioni vicinorientali del Museo Archeologico di Firenze
Dal 19 May 2013 al 1 September 2013
Firenze
Luogo: Museo Archeologico Nazionale
Indirizzo: piazza della SS. Annunziata 9
Orari: tutti i giorni 8.30-14; da martedì a venerdì 8.30-19
Curatori: Stefano Anastasio, Maria Cristina Guidotti
Costo del biglietto: intero € 4; ridotto € 2; gratuito fino a 18 anni e sopra i 65
Telefono per informazioni: +39 055 2357767/ 2357720/ 2357717
E-Mail info: mariacristina.guidotti@beniculturali.it;
Sito ufficiale: http://www.archeotoscana.beniculturali.it/
All’Assiria appartiene il nucleo principale della collezione, consistente nei reperti dello scavo della prima Missione Archeologica Italiana in Mesopotamia che, nel 1933, scavò l’antica Kilizu, importante centro dell’impero assiro, nascosta tra le rovine dell’odierna Qasr Shamamuk, in Iraq. Lo scavo permise il recupero di pregevoli corredi di una ricca necropoli assira (XIII-VII sec. a.C.) e partica tarda (II-III sec. d.C.): un sarcofago partico completamente invetriato è forse il reperto più significativo della raccolta, che comprende però anche ceramiche, bronzi, vetri, sigilli e oggetti in osso e in pietra, nonché iscrizioni cuneiformi assire.
Il nucleo principale delle antichità dalla Mesopotamia è costituito da oggetti in parte raccolti sul terreno e in parte acquistati sul mercato antiquario di Bagdad, durante un viaggio del 1930 in Iraq condotto dagli stessi archeologici che, pochi anni dopo, avrebbero scavato il sito di Kilizu. La maggior parte dei reperti proviene dalla Mesopotamia centrale e meridionale, con una datazione tra Bronzo antico ed Età del Ferro. Oltre a sigilli e testi cuneiformi, sono da ricordare le figurine e le placchette a stampo in terracotta del II millennio a.C., con raffigurazioni di divinità proprie di una religiosità popolare che ha nella dea della fertilità la figura più rappresentativa.
L’Anatolia è documentata da ceramiche decorate appartenenti a due produzioni preistoriche ben note e importanti, quella di Hacilar e quella di Yortan, che coprono complessivamente il periodo compreso tra Neolitico finale e Bronzo antico, tra VI e III millennio a.C.
La Siria è rappresentata invece dalla Collezione Carlo Popolani, medico italiano vissuto e morto a Damasco nella prima metà del Novecento: la raccolta consiste in circa 300 oggetti distinti tra vasellame ceramico, lucerne, vetri e mattonelle invetriate. Particolarmente interessanti sono la raccolta dei vetri romani, databili tra il I e il V secolo d.C., e la serie di mattonelle invetriate XV – XVII secolo d.C.), in massima parte attribuibile alla locale produzione siriana ma, in alcuni casi, anche di probabile provenienza anatolica, con alcuni pezzi riconducibili alle produzioni di Iznik.
Benché sia rappresentata da un numero minore di oggetti, anche la Persia è presente nella collezione fiorentina, con alcuni vasi provenienti dall’antica Susa e databili alla fine del V millennio a.C.
In occasione della mostra, vengono esposti anche alcuni bronzi confiscati nelle Marche e affidati in deposito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici marchigiana a quella toscana per permettere alcuni interventi di restauro: tra questi spiccano alcuni pezzi di particolare valore e attribuibili alla classe cosiddetta dei “Bronzi del Luristan”, ossia bronzi lavorati provenienti dall’omonima regione dell’attuale Iran e databili, complessivamente, tra fine del II e la prima metà del I millennio a.C.
Curata da Stefano Anastasio e Maria Cristina Guidotti, con l’allestimento di Lucrezia Cuniglio, la mostra “Archeologia in Oriente” permette, allo studioso come al semplice appassionato, di avere una ricca panoramica sulla produzione artigianale e artistica di culture tanto importanti quanto ancora poco conosciute e, purtroppo, non sempre di facile approccio al giorno d’oggi, data la difficile situazione di molti dei paesi d’origine di questi materiali.
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