Marcello Mascherini. Segno e scultura 1927 - 1980

Marcello Mascherini nello studio di Trieste, anni cinquanta

 

Dal 16 Luglio 2016 al 13 Novembre 2016

Longiano | Forlì-Cesena

Luogo: Castello Malatestiano

Indirizzo: via Porta del Girone 14

Curatori: Giuseppe Appella

Enti promotori:

  • Regione Emilia-Romagna
  • Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
  • Comune di Trieste
  • Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo
  • Provincia di Forlì-Cesena
  • Comune di Longiano
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena

Costo del biglietto: 7 € intero, 5 € over 65, docenti, gruppi, convenzioni, 3 € studenti, gratuito under 13 accompagnati, giornalisti, persone con disabilità e accompagnatori

Telefono per informazioni: +39 0547 665420

E-Mail info: comunicazione@fondazionetitobalestra.org

Sito ufficiale: http://www.fondazionetitobalestra.org


Comunicato Stampa:
La mostra antologica, curata da Giuseppe Appella, comprende 100 opere, tra sculture in bronzo, datate 1933-1974, e opere grafiche realizzate tra il 1927 e il 1977 con tecniche quali il disegno a matita o a tempera e la xilografia, l’acquaforte e la litografia, queste ultime utilizzate anche per i libri d’artista come “La rapsodia del fascismo” (di Gianni Carmine, Editrice "L'Italia nel mondo", Trieste, 1927), “Tra sera e note” (di Biagio Marin, All'insegna del pesce d'oro, Milano, 1968), “I fiori di Marcello Mascherini” (di Vanni Scheiwiller e Alessandro Mozzambani, collana "Arte Moderna Italiana" numero 65, All'insegna del pesce d'oro, Milano, 1975), “L'Orfeo di Mascherini” (con testo di Alfonso Gatto, Corbo e Fiori Editore, Venezia, 1975), “Liriche” (di Gabriele D'Annunzio, con testi di Alfio Fiorini, Emilio Mariano, profilo su Mascherini di Alessandro Mozzambani, edizione probabile dello stesso Alfio Fiorini, Verona, 1976) e le cartelle: “Tre acqueforti di Marcello Mascherini e dodici frammenti lirici di Saffo, Alceo ed Anacreonte” tradotti da Tino Sangiglio (Collana Grafica del Testimonio, Stamperia Cartesius Editore, Trieste, 1976), “Dannunziana di Marcello Mascherini” (cartella con tre acqueforti, presentazione di Alessandro Mozzambani, Verona, 1976).

Le opere, provenienti dall’Archivio Mascherini, mettono in luce l’intero percorso creativo dell’artista friulano, dall’attenzione alla realtà e alle sue proposizioni plastiche, proprie degli anni Venti, all’acquisizione di un ritmo personale nell’ambito delle esperienze attraversate nel corso dei decenni che non lo allontanano, tuttavia, da quell’originale sapore arcaico di cui si era nutrito giovanissimo a Isernia, durante gli anni di guerra, nelle botteghe degli artigiani locali. Un’antologica, quindi, che vuole mettere in luce come l’artista abbia sviluppato la sua personalità con l’intento di svelare il pensiero che precede la creazione, alla continua ricerca della forma e allo stesso tempo dei valori simbolici universali, dal mito alla natura.
Poetica, aspirazioni e risultati stilistici sono indicati con precisione a Parigi, nel 1953 da Ossip Zadkine che, presentandolo nella mostra alla Galerie Drouant-David, sottolinea la necessità di muoversi ''tra quel piccolo numero di principi immutabili che attraversano la storia dell'arte e l'evoluzione della scultura come un rivo di cristallo'', e nel 1959 dallo stesso Mascherini che, in occasione della mostra personale nella Galerie David et Garnier a Parigi, precisa: ''Nello sforzo che sostengo per mantenermi in un linguaggio figurativo, io propongo la mia scultura come un oggetto il quale trova in sé stesso le sue leggi: la forma del quale deve essere giudicata secondo l'equilibrio dei pieni e dei vuoti e dei chiari e scuri, come una forma pura: forma che tuttavia resta carica di un profondo sentimento umano''.

L’attenta analisi dell’opera grafica di Mascherini svela una creatività fortemente legata alla pratica del disegno. Nelle sue opere, infatti, molto evidenti sono i valori grafici della composizione, accompagnati da una sapiente campitura degli spazi, da una sicura gradazione dei toni e da una grande capacità nel dare forma alle cose, anche attraverso tocchi leggeri e sottili. Nelle figure, filiformi ma dotate di un tratto che ne traduce tutta la plasticità, si intrecciano, in nome di quel suo amore per il mondo antico, elementi classici e contemporanei con l’intento di rinnovare quei miti che diventano grandiose rappresentazioni visive di una realtà ancora viva. Il mito, quindi, diventa per Mascherini il tramite attraverso cui esprimere la totalità dei valori umani, come ben individua Alfonso Gatto scrivendo per l’Orfeo di Mascherini: “quel che di se stesso il mito può tacere con un imperativo del silenzio e della figura muta più forte della sua voce, è ancora memorie di cose non viste e credute, una contemporaneità, nello spazio visionario, dei tempi accaduti o da venire sulla terra”.

  La mostra, corredata da immagini, documenti e filmati (“Marcello Mascherini”, regia e fotografia di Mario Volpi, collaborazione artistica di Giorgio Sestan, musica di Lorenzo Peratoner, Julia Cinematografica, Trieste, 1969, colori, 12’; “Intervista a Sistiana”, di Virgilio Boccardi, RAI, 1974, 11’; “Marcello Mascherini. Il Mago e la Materia”, in “Quante Strade – Almanacco di Cultura e Spettacolo”, di Mario Licalsi e Roberto Damiani, RAI, 1980, 15’; “Mascherini Scultore Europeo, mostra antologica a Villa Manin di Passariano (Udine)”, a cura del Centro Televisivo dell’Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, testo di Giancarlo Pauletto, RAI, 1988 – 17’), utili a far capire il mondo espressivo di Mascherini, rimarrà aperta fino al 13 novembre 2016, tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19 (nel mese di agosto dalle 16 alle 20 con orario continuato). 

Marcello Mascherini, nato a Udine il 14 settembre 1906, cresciuto a Fagnigola di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, e vissuto sempre a Trieste, dove si era trasferito con la madre nel 1912, è morto a Padova il 19 febbraio nel 1983. Tra il 1921 e il 1924, frequenta la sezione "Scultori ornatisti" della Scuola per Capi d'arte dell'Istituto Alessandro Volta, sotto la guida di Alfonso Canciani, per poi perfezionarsi nello studio dello scultore Franco Asco. Esordisce nel 1924, a Trieste, segnalato da Silvio Benco, alla Mostra collettiva del Circolo Artistico, e subito dopo, con una mostra personale, al Circolo Manzoni che gli vale una serie di collaborazioni con gli architetti Aldo Cervi e Umberto Nordio e le partecipazioni alle Sindacali, dove nel 1929 riceve la Medaglia d'Argento del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1931, su invito di Gio Ponti e Gustavo Pulitzer Finali, collabora all'arredo della Motonave ''Victoria I'' del Lloyd Triestino che, oltre a metterlo in contatto con Augusto Cernigoj, Gino Severini, Mario Sironi, Libero Andreotti, Massimo Campigli e altri, dà inizio a una più che trentennale attività in collaborazione con architetti e artisti di chiara fama per la realizzazione di opere d'arte collocate sui più noti transatlantici e sulle più belle navi da crociera.
Sempre nel 1931, partecipa alla Prima Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma dove incontra Arturo Martini. Sarà presente, poi, a tutte le edizioni della rassegna romana, fino alla X Quadriennale del 1972, con sale personali nel 1943 (Premio per la Scultura) e nel 1959 (Premio del Comune di Roma). La sua prima presenza alla Biennale di Venezia è del 1934. Vi esporrà ancora nel 1936, 1938 (sala personale), 1940, 1942 (sala personale), 1948, 1950 (Primo Premio ex-aequo per la scultura), 1952, 1954 (sala personale), 1956, 1962 (sala personale e Premio per l'arte sacra).
Tra le Quadriennali e le Biennali si sviluppa una intensa attività che lo vede presente alla Triennale di Milano (nel 1933, il grande gesso di Icaro viene indicato da Edoardo Persico come ''di ottima disciplina stilistica e dai moderni valori architettonici''), alle Esposizioni Universali (Parigi, 1937; Budapest, 1938; New York, 1939), nelle maggiori gallerie e nei musei di Venezia, Udine, Genova, Verona, Trieste, Milano, Firenze, Roma, Torino, Padova, Ferrara, Parigi, Belgrado, Berna, San Francisco, Linz, Lubiana, Edimburgo, Anversa, Oslo, Atene, Rotterdam, Vienna, Marsiglia, St. Louis, Berlino, Brema, Colonia, Monaco, Tokyo, Hakone, Salisburgo, con acquisizioni di sue opere in collezioni pubbliche e private di assoluto rilievo e molti premi (Milano 1941; Firenze 1942; Verona 1943; Trieste 1946; Milano 1947; Torino, 1947; Varese 1949; Saint Vincent 1949; Milano 1950; Cortina d'Ampezzo 1951; San Paolo del Brasile 1953; Carrara 1957; Salisburgo 1958; Udine 1959; Padova 1965). Non trascurabile la sua attività di costumista-scenografo-regista (iniziata nel 1948, ma divenuta significativa dal 1951, dopo l'incontro con Jean Louis Barrault a Parigi) e la presenza in concorsi pubblici (Tribunale di Trieste, Palazzo Littorio di Trieste, Ossario di Fagarè, Palazzo Reale di Bolzano, Palazzo della Civiltà Italiana all'Eur di Roma, Cappella della Nuova Stazione Termini a Roma, Rettorato dell'Università di Padova, con Martini, Campigli, de Pisis, Severini, Saetti e Funi, Cassa di Risparmio di Trieste, Assicurazioni Generali a Milano), con relative realizzazioni di opere monumentali, che gli vedono a fianco architetti, tra iquali Gianni Avon, Raffaele Fagnoni, Ferdinando Forlati, Enrico Agostino Griffini, Angiolo Mazzoni, Ernesto Nathan Rogers, Giuseppe Pagano, Marcello Piacentini, Agnoldomenico Pica, Gio Ponti, Gustavo Pulitzer Finali, Giuseppe Vaccaro, Nino Zoncada e i triestini Romano Boico, Carlo Celli, Aldo Cervi, Roberto Costa, Umberto Nordio.   

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