La Rinascita della Pittura Giapponese. Vent’anni di Restauri al Museo Chiossone di Genova

La Rinascita della Pittura Giapponese. Vent’anni di Restauri al Museo Chiossone di Genova

 

Dal 27 Febbraio 2014 al 28 Giugno 2014

Genova

Luogo: Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone”

Curatori: Donatella Failla

Enti promotori:

  • Fondazione Sumitomo
  • T?ky? National Research Institute for Cultural Properties (T?bunken)
  • Agenzia Giapponese per gli Affari Culturali

Telefono per informazioni: +39 010 542285

E-Mail info: museochiossone@comune.genova.it

Sito ufficiale: http://www.chiossone.museidigenova.it/


Comunicato Stampa: Più di settanta dipinti di alto valore artistico e storico – 77 per la precisione – appartenenti alle collezioni del Museo Chiossone di Genova sono stati restaurati, negli ultimi venti anni, sotto la guida scientifica di Donatella Failla, direttrice del museo genovese, e con il contributo di Fondazione Sumitomo e del T?ky? National Research Institute for Cultural Properties (T?bunken) dell’Agenzia Giapponese per gli Affari Culturali.
Queste straordinarie opere d’arte saranno in mostra al Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone” dal 28 febbraio in due turni espositivi, il primo fino al 4 maggio, il secondo fino al 29 giugno. 
“La Rinascita della Pittura Giapponese. Vent’anni di Restauri al Museo Chiossone di Genova”, questo il titolo della rassegna che  riconferma la posizione d’eccellenza del Museo genovese nel campo dell’arte giapponese in Italia. 
I lavori di restauro hanno offerto occasione di svolgere anche ricerche storiche e scientifiche focalizzate sulle tecniche e le tradizioni pittoriche, oltre che sulle consuetudini e le metodiche, antiche di oltre un millennio, degli hy?gushi-san, i montatori e restauratori di dipinti.
Ad oggi i dipinti restaurati costituiscono in tutto circa un sesto dell’intera collezione pittorica del “Chiossone”, un museo che si propone anche come punto di riferimento nel settore specifico di conoscenza ed esperienza, offrendo al mondo degli studi umanistici e scientifici un rilevante contributo culturale in tema di conservazione e restauro, expertise storico-critiche e tecniche di allestimento espositivo della pittura giapponese.

La mostra e le sue sezioni

Corrispondenti ai principali formati pittorici – paravento (by?bu), rotolo orizzontale (emakimono), rotolo verticale o da appendere (kakejiku) – i dipinti giapponesi del Museo Chiossone saranno esposti a rotazione in due turni di circa due mesi ciascuno, ordinati in otto sezioni che documentano lo sviluppo delle più importanti scuole e correnti stilistiche durante i secoli XVI-XIX: 

I. Suibokuga, la pittura a inchiostro diluito. – II. Scuola Soga. – III. Scuola Kano. – IV. Bunjinga, la pittura dei letterati. – V. Scuole Rinpa di Ky?to e di Edo. – VI. Scuole Maruyama e Maruyama-Shij?. – VII. Pittura Ukiyoe. –VIII. Lacca intarsiata in madreperla iridescente. 
 
Lo sviluppo storico della pittura giapponese e delle sue scuole rappresenta fedelmente le condizioni evolutive della cultura e della società, riflettendo al contempo gli influssi provenienti dalla Cina e dall’Occidente che, tra la seconda metà del secolo XVI e la fine del XIX, stimolarono e vivificarono gli ambienti artistici locali. 
 
Un piccolo squisito dipinto della Scuola di Sessh? T?y? esemplifica la tradizione della pittura di paesaggio sansuiga a inchiostro diluito (Sezione I), presentando un’immagine intellettualizzata e quasi utopica “d’acque e montagne”, cara ai monaci-pittori e ai pensatori buddhisti. 
 
La cultura d’immagine e la visione politica dell’aristocrazia guerriera dei secoli XVI-XVII trova espressione nella possanza figurativa e simbolica dei falchi addestrati appartenenti ai grandi signori feudali, ritratti da Soga Chokuan in un magnifico paravento a sei ante (Sezione II). Nel secolo XVIII, l’eccentrico e pazzoide Soga Sh?haku  produrrà pitture di straordinaria originalità, tra cui paesaggi cinesi, in una tecnica a inchiostro immacolata e nitida, pervasa di una cristallina, pacata e quasi iperuranica luce intellettuale.
 
La Scuola Kano di Ky?to, la più importante e longeva scuola di pittura classica (Sezione III), fu al servizio delle classi dominanti dal tardo secolo XV al XIX ed espresse in arte la loro ideologia della cultura: una coppia di paraventi a vividi colori su sfondo in foglia d’oro risalenti alla prima metà del secolo XVII rappresenta la rievocazione e celebrazione pittorica delle grandi battaglie medievali, in seguito alle quali fu stabilito in Giappone il plurisecolare dominio della casta guerriera. A queste opere in grande formato, commissionate dagli ambienti shogunali, si affiancano pitture che documentano la grande versatilità degli artisti Kano nell’assimilare e fare proprie le innovazioni stilistiche e tecniche di altre scuole. 
 
Traendo ispirazione dal costume intellettuale dei wenren, i pittori-letterati cinesi del sud della Cina dei secoli XVI-XVII, ibunjin, i pittori-letterati giapponesi (Sezione IV) stabilirono nei secoli XVIII-XIX una ricca tradizione locale anti-accademica e anti-classica, sviluppando un’estetica e un gusto interamente propri. Nella seconda metà del secolo XIX alcuni bunjin si legarono profondamente ai moventi e ai fini della modernizzazione e dell’internazionalizzazione del Giappone: due magnifiche opere, donate a Edoardo Chiossone dai loro autori, svelano l’impegno politico di Nakabayashi Sh?un e Ishikawa K?sai, due rilevanti artisti legati allo stato-apparato Meiji (1868-1912).
 
Le Scuole Rinpa di Ky?to e di Edo (Sezione V) sono rappresentate da due rari dipinti di Ogata K?rin e uno di Suzuki Kiitsu. Nato a Ky?to negli ambienti dell’alta borghesia mercantile della seconda metà del secolo XVI, lo stile “decorativo” genuinamente giapponese di questa corrente artistica trasse ispirazione dalle tradizioni pittoriche Yamatoe, Tosa e Kano e dalle fonti poetiche e narrative della letteratura classica. Dal tardo secolo XVII ai primi tre lustri del XVIII la scuola si consolidò nell’esplosiva, raffinata creatività di K?rin. All’inizio del secolo XIX la scuola Rinpa fu ri-fondata e diffusa a Edo, la capitale dello shogunato, grazie a Sakai H?itsu e ai suoi discepoli.
 
Le pitture delle Scuole Maruyama e Maruyama-Shij? (Sezione VI) documentano il profondo interesse degli artisti giapponesi per la copia dal vero (shaseiga), oltre che per le tecniche ed espressioni naturalistiche basate sul chiaroscuro e la prospettiva lineare di origine occidentale: in esposizione, opere di Mori Sosen, Nishimura Nantei e Shibata Zeshin.
 
Durante i due secoli compresi tra la settima decade del secolo XVII e il tardo secolo XIX, l’Ukiyoe o arte del “mondo fluttuante” costituì un fenomeno di grande rilevanza, alimentato dallo stile di vita dei ch?nin, gli abitanti delle grandi città, appartenenti al ceto borghese commerciale e mercantile. Definita da Richard Lane una “grande rinascenza basata su fondamenta largamente popolari”, la  Scuola Ukiyoe o “pittura del mondo fluttuante” (Sezione VII) esprime una cultura artistica, letteraria e teatrale tipicamente secolare e urbana, che effigia e celebra la vita e i costumi della nuova classe borghese, economicamente importante ma politicamente emarginata. La crescita culturale ed economica deich?nin e le innovazioni da essi introdotte a cominciare dal tardo secolo XVI nella vita sociale e di relazione, nello stile esistenziale e nel vestiario, nelle abitudini alimentari e voluttuarie, costituiscono l’humus fondativo di questa corrente artistica, il cui arco evolutivo coincide interamente con il periodo Edo e lo shogunato Tokugawa (1600-1867), il governo militare che perfezionò il regime feudale e sancì il sistema di rigida divisione della società in quattro classi (shi-n?-k?-sh?) – militari (bushi), contadini (n?min), artigiani (k?nin) e mercanti (sh?nin). Sostanzialmente diversa dalla cultura d’immagine classica – da sempre appannaggio esclusivo delle classi dominanti – la cultura del popolo di città (ch?ninbunka) nata a Kyoto e ?saka si configurò come una pacifica rivoluzione sociale che, oltre a trasformare il modus vivendi, giunse ad esprimere già all’inizio del XVII secolo una nuova, trasgressiva forma di spettacolo teatrale, il Kabuki. Tra la fine del secolo XVI e i primi del XVII nelle grandi città furono istituiti i quartieri del piacere, destinati ad avere grande importanza nella vita artistica, letteraria e socio-culturale dei ch?nin. Il teatro Kabuki e i suoi attori (yakusha), il quartiere dei piaceri di Yoshiwara e le sue cortigiane (y?jo) furono i maggiori protagonisti della cultura d’immagine Ukiyoe. Nella sezione, che comprende ben 57 dpinti, sono rappresentate tutte le scuole Ukiyoe. Particolarmente degni di nota i rotoli orizzontali di Miyagawa Ch?shun, i dipinti degli artisti Utagawa, oltre che le opere dei due geni artistici giapponesi più noti e apprezzati in Occidente, Hokusai e Hiroshige – il primo presente con ben 7 opere, il secondo con 4 paesaggi di grande suggestione poetica.

La lacca orientale (Sezione VIII) è il lattice non resinoso estratto dal tronco della Rhus verniciflua o “albero della lacca” (C. qi shu, G. urushi no ki). Questa materia è un polimero naturale dalle straordinarie proprietà isolanti, sigillanti e adesive che, stesa in strati sottili e uniformi, indurisce formando un rivestimento lucente, impermeabile, inalterabile, insolubile e molto duraturo, ottimo per decorare arredi, oggetti d'uso e suppellettili e preservarli dai comuni agenti di deterioramento. L'arte della lacca è stata praticata fin dall'antichità in varie regioni dell'Asia, ma i suoi sviluppi artistici, formali e tecnici più complessi e diversificati si sono manifestati in Cina, in Giappone e nelle regioni geograficamente e storicamente esposte ai loro influssi diretti, tra cui la Corea e il regno dell’arcipelago di Ry?ky? (oggi Prefettura di Okinawa). Urushi, il lattice giapponese, è il migliore e il più ricco di principi attivi: ciò ha consentito agli artisti del Giappone, dal secolo VIII fino all'epoca contemporanea, di sviluppare tecniche di lavorazione e decorazione assolutamente originali, come l’ornamentazione con polveri di metalli preziosi (makie). L'intarsio in madreperla (C.luodian, G. raden) è una tecnica cinese del pe­riodo Tang (618-907), sviluppata e perfezionata durante i successivi periodi Song (960-1279), Yuan (1279-1368) e Ming (1368-1644), che fu trasmessa al Giappone a più riprese in varie epoche. Con la denominazione aogai, “conchiglia azzurra”, l’intarsio in madreperla cominciò a essere praticato in Giappone nel periodo Muromachi (1393-1572). La tecnica usugai, testimoniata dallo stipo porta-medicine presente in mostra, rappresenta un estremo affinamento tecnico, consistente nell’intarsiare su lacca lamine sottilissime di madreperla iridescente ottenute dalla prolungata bollitura delle conchiglie. Introdotta dalla Cina nel regno di Ry?ky? attorno al 1690 e in Giappone nella seconda-terza decade del secolo XVIII attraverso la colonia cinese della città portuale di Nagasaki, questa decorazione consentiva la rappresentazione naturalistica delle più varie e sofisticate ambientazioni di paesaggio.




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