Pino Ninfa. Jazz Gigs
Pino Ninfa. Jazz Gigs, Palazzo Ducale, Genova
Dal 13 Settembre 2013 al 7 Ottobre 2013
Genova | Visualizza tutte le mostre a Genova
Luogo: Palazzo Ducale
Indirizzo: piazza Matteotti 9
Orari: da martedì a venerdì 15-19; sabato e domenica 10-13/ 15-19
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 010 5574012-74826/ 348 4111349
E-Mail info: ctalfani@palazzoducale.genova.it
Sito ufficiale: http://www.palazzoducale.genova.it
“Essere jazz è innanzitutto una maniera di vivere, un modo di andare incontro ad un immaginario che contiene da sempre l'improvvisazione, che obbliga ad ascoltare gli altri, a vederli, ad essere disponibile per meglio raccontarli,manifestando la propria poesia.”
Guy Le Querrec
Ci sono strane, inconsuete relazioni tra la musica e la fotografia ma, la più particolare sicuramente riguarda quella con il Jazz, forse per la reciproca premessa di libertà che consente loro di dialogare profondamente, così come la fotografia quando si lega alla realtà, con i suoi profili antropologici e le sue storie di vita quotidiana. Una forma di racconto tra sintassi diverse eppure, spesso in sintonia.
Ci sono poi artisti come Pino Ninfa che, al centro di questi due percorsi, la musica e la società, riescono a farne fusioni uniche, in cui le storie scorrono sospese come in un film noir, cui il bianco e nero implementa la tensione e la colonna sonora è il jazz, quello suonato dal vivo, lì. Sia sul palco o negli angoli di vie, magari nascoste ma rivelate dal palco, dai suoi riflessi e dalle sue luci; porzioni di territorio, che entrano in gioco fornendo il loro contributo di contesto e immortalate in scena; esposte alla musica che solo così giustifica quella foto.
Impaginato come un copione cinematografico, il set semina indizi, elementi di scena quali, cavi, microfoni, aste i cui primi piani si affiancano, spesso sovrastano, le immagini delle vittime (i musicisti) e dei testimoni casuali e involontari (il pubblico) tra ombre, riflessi e tracce di presenze che lasciano intuire un unico colpevole: il fotografo.
In questo ambiente, attorno alla musica jazz e al suo rapporto speciale con essa e di essa con il pubblico, scorre il racconto cinematografico i cui dettagli rimandano alla ironica e cinica visione di Alfred Hitchcock, tra frammenti che, il Pino Ninfa regista mette in connessione tra loro, allungandone le storie che il racconto rappresenta, trasferendolo sul palcoscenico della vita, lungo un fil rouge che lega indissolubilmente la musica jazz, con quella sua libertà espressiva in tempi dispari e la vita quotidiana, imprevedibile (e altrettanto “dispari” come il jazz), che probabilmente li lega e che Pino Ninfa, con i suoi vent’anni di carriera ha imparato a raccontare: a se stesso e agli altri.
E’ in questo scenario che si sviluppa il progetto “GIGS”, mutuato dallo slang, in uso dai primi anni del jazz e che sta a significare “ingaggio”, accordo con cui il musicista veniva scritturato per le sue performance. Il lavoro di Ninfa, va alla ricerca di tracce e storie che portano a indagare il musicista e ciò che gli sta intorno, collegandosi all’idea che per il fotografo, in realtà, il palcoscenico dove l’artista si esibisce spesso è il palcoscenico della vita, dove l’artista è davvero se stesso.
Un progetto che consente a PINO NINFA di proporre una selezione delle sue fotografie più rappresentative, nel corso di una personale che Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura gli dedicherà dal prossimo 13 settembre e che prevede un articolato piano di iniziative che, oltre alla mostra, ospitata nella Loggia degli Abati, si estenderà a proiezione fotografiche e regia dello stesso autore con alcuni musicisti, PAOLO FRESU, ENRICO PIERANNUNZI, GIANNI AZZALI, ATTILIO ZANCHI, DADO MORONI, con cui, nel corso degli anni si è accompagnato, in progetti multimediali che mettono in relazione diretta la fotografia e l’esecuzione musicale; istanti unici di arte espressiva in grado di dare ai due linguaggi il maggior impatto emozionale possibile.
Guy Le Querrec
Ci sono strane, inconsuete relazioni tra la musica e la fotografia ma, la più particolare sicuramente riguarda quella con il Jazz, forse per la reciproca premessa di libertà che consente loro di dialogare profondamente, così come la fotografia quando si lega alla realtà, con i suoi profili antropologici e le sue storie di vita quotidiana. Una forma di racconto tra sintassi diverse eppure, spesso in sintonia.
Ci sono poi artisti come Pino Ninfa che, al centro di questi due percorsi, la musica e la società, riescono a farne fusioni uniche, in cui le storie scorrono sospese come in un film noir, cui il bianco e nero implementa la tensione e la colonna sonora è il jazz, quello suonato dal vivo, lì. Sia sul palco o negli angoli di vie, magari nascoste ma rivelate dal palco, dai suoi riflessi e dalle sue luci; porzioni di territorio, che entrano in gioco fornendo il loro contributo di contesto e immortalate in scena; esposte alla musica che solo così giustifica quella foto.
Impaginato come un copione cinematografico, il set semina indizi, elementi di scena quali, cavi, microfoni, aste i cui primi piani si affiancano, spesso sovrastano, le immagini delle vittime (i musicisti) e dei testimoni casuali e involontari (il pubblico) tra ombre, riflessi e tracce di presenze che lasciano intuire un unico colpevole: il fotografo.
In questo ambiente, attorno alla musica jazz e al suo rapporto speciale con essa e di essa con il pubblico, scorre il racconto cinematografico i cui dettagli rimandano alla ironica e cinica visione di Alfred Hitchcock, tra frammenti che, il Pino Ninfa regista mette in connessione tra loro, allungandone le storie che il racconto rappresenta, trasferendolo sul palcoscenico della vita, lungo un fil rouge che lega indissolubilmente la musica jazz, con quella sua libertà espressiva in tempi dispari e la vita quotidiana, imprevedibile (e altrettanto “dispari” come il jazz), che probabilmente li lega e che Pino Ninfa, con i suoi vent’anni di carriera ha imparato a raccontare: a se stesso e agli altri.
E’ in questo scenario che si sviluppa il progetto “GIGS”, mutuato dallo slang, in uso dai primi anni del jazz e che sta a significare “ingaggio”, accordo con cui il musicista veniva scritturato per le sue performance. Il lavoro di Ninfa, va alla ricerca di tracce e storie che portano a indagare il musicista e ciò che gli sta intorno, collegandosi all’idea che per il fotografo, in realtà, il palcoscenico dove l’artista si esibisce spesso è il palcoscenico della vita, dove l’artista è davvero se stesso.
Un progetto che consente a PINO NINFA di proporre una selezione delle sue fotografie più rappresentative, nel corso di una personale che Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura gli dedicherà dal prossimo 13 settembre e che prevede un articolato piano di iniziative che, oltre alla mostra, ospitata nella Loggia degli Abati, si estenderà a proiezione fotografiche e regia dello stesso autore con alcuni musicisti, PAOLO FRESU, ENRICO PIERANNUNZI, GIANNI AZZALI, ATTILIO ZANCHI, DADO MORONI, con cui, nel corso degli anni si è accompagnato, in progetti multimediali che mettono in relazione diretta la fotografia e l’esecuzione musicale; istanti unici di arte espressiva in grado di dare ai due linguaggi il maggior impatto emozionale possibile.
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