ImagOrbetello Photo Festival - Everyday Climate Change

© Esther Horvath | Esther Horvath, Scioglimento dei ghiacci nell'Oceano Artico, 2015

 

Dal 05 Luglio 2019 al 18 Agosto 2019

Orbetello | Grosseto

Luogo: Polveriera Guzman

Indirizzo: via Mura di Levante 7

Orari: tutti i giorni 18-23

Curatori: Marta Cannoni, Livia Corbò, James Whitlow Delano, Matilde Gattoni

Enti promotori:

  • Patrocinio di
  • Comune di Orbetello
  • WWF
  • Save the Planet

E-Mail info: info@imagorbetello.com

Sito ufficiale: http://www.imagorbetello.com


Comunicato Stampa:
Everyday Climate Change (ECC) è un progetto, nato da un’idea di James Whitlow Delano e sviluppato da oltre 30 fotografi provenienti da 6 continenti che lavorano in ogni angolo del pianeta. Iniziato come un feed di Instagram per sensibilizzare l’attenzione sull’emergenza ambientale diffusa in ogni parte del mondo, ECC si è presto trasformato in una mostra itinerante che propone la più ampia selezione di fotografie tratte dal progetto mai esposta prima.

A ImagOrbetello saranno esposte alla Polveriera Guzman le Fotografie di:
Rodrigo Baleia • Nina Berman • Ashley Crowther • James Whitlow Delano • Bernardo Deniz • Sima Diab • Luc Forsyth • Sean Gallagher • Katharina Hesse• Esther Horvath • Ed Kashi • Suthep Kritsanavarin • Matilde Gattoni • Balazs Gardi • Georgina Goodwin • Mette Lampcov • Peter Mather • Gideon Mendel • Palani Mohan • John Novis • Matthieu Paley • Paolo Patrizi • Michael Robinson Chavez • J.B. Russell • Vlad Sokhin • Jeremy Sutton-Hibbert • Sara Terry • Franck Vogel • Elisabetta Zavoli

Il cambiamento climatico si riferisce a un’ampia serie di fenomeni globali causati principalmente dagli effetti dell’utilizzo di combustibili fossili, che implicano un aumento dei gas serra nell’atmosfera, con conseguenze di portata potenzialmente devastante sulla nostra quotidianità. Questi fenomeni includono l’aumento diffuso delle temperature – surriscaldamento globale – e il conseguente innalzamento del livello dei mari, lo scioglimento di masse di ghiaccio in Groenlandia, in Antartide, nel Circolo Polare Artico e nei ghiacciai delle vette montane di tutto il mondo; alterazioni delle stagioni della fioritura e dei raccolti e l’intensificarsi di disastri naturali di portata eccezionale.

Partendo dall’assunto che la fotografia esprime al meglio la sua portata quando può comunicare significati profondi immortalando effetti transitori di fenomeni importanti, EverydayClimateChange intende presentare le prove visive che il cambiamento climatico non si verifica solamente in luoghi lontani e regioni remote, ma sta accadendo ovunque. Nessun altro medium è in grado di rivelare verità innegabili come una macchinafotografica nella mani di qualcuno che comprende il suo potenziale.

Come sosteneva Berenice Abbott “la fotografia aiuta le persone a vedere”, il Cambiamento Climatico per alcuni è un’idea astratta, i gas serra sono invisibili e rendono il fenomeno facile da ignorare, ma non tutti possono permettersi il lusso di trascurarlo. Le ripercussioni sono già evidenti, ne sono un esempio la siccità (comune in molte zone dell’Africa, ma anche in regioni occidentali come la California, dove nel 2017, è stato revocato lo stato di emergenza che perdurava da cinque anni), gli incendi boschivi e le alluvioni sempre più frequenti.

E’ solo negli ultimi dieci anni che i media hanno iniziato a trattare diffusamente l’emergenza climatica, il documentario di Al Gore “Una scomoda verità” nel 2007 ha avutoil merito di attirare l’attenzione internazionale su questo tema e nel 2009 si è tenuta a Copenhagen la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici. Ma una nicchia della comunità scientifica aveva iniziato a lanciare allarmi in questa direzione già alla fine degli anni ’50.Nel 1957, l’americano Roger Revelle ipotizzò pubblicamente che nel 21° secolo gli effetti del gas serra avrebbero avuto conseguenze notevoli sul clima globale, preannunciando molte della calamità che hanno colpito il nostro pianeta negli ultimi decenni. Notando che il clima era già cambiato bruscamente in passato, probabilmente determinando la rovina di intere civiltà, azzardò la previsione che la California del Sud e il Texas un giorno si sarebbero trasformati in veri e propri deserti. Nel 1963 si tenne una conferenza cruciale su “Le Implicazioni dell’Aumento del Contenuto di Diossido di Carbonio nell’Atmosfera” che vide per la prima volta la partecipazione congiunta di esperti del clima, del diossido di carbonio insieme a studiosi della fauna ittica e di agricoltura. Il risultato fu una relazione sottoscritta all’unanimità che metteva in guardia rispetto ai “cambiamenti (molto probabilmente negativi) a cui la Terra sarebbe andata incontro” se l’utilizzo di combustibili fossili fosse proseguito. Data l’impossibilità per l’epoca di avvallare queste teorie con dati accurati, furono considerate più attinenti alla sfera della fantascienza che alla ricerca scientifica. Finalmente negli anni ’80 e ’90 l’evoluzione della tecnologia permise la registrazione dell’esatta quantità di biossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera e si iniziò a credere alla correlazione con l’aumento delle temperature. La Conferenza di Parigi sui Cambiamenti Climatici nel 2015 ha spostato questa emergenza in primo piano nell’agenda politica internazionale. Il 20 agosto 2018, Greta Thunberg, 16 anni, ha organizzato un’azione di protesta davanti alla sede del parlamento svedese. Quel venerdì mattina, ha deciso manifestare con cartello che recitava “Skolstrejk för klimatet” (sciopero da scuola per il clima). L’azione isolata di questa ragazza ha dato vita al movimento internazionale di protesta Fridays for Future che, negli ultimi mesi, ha visto la partecipazione di migliaia di persone, alcune giovanissime, in tutto il mondo. Il 15 marzo 2019, si stima che 1,4 milioni di studenti in 112 paesi nel mondo abbiano risposto al suo appello di manifestare.

I fotografi di reportage, avvantaggiati dall’abilità intrinseca nel documentare fatti reali, si sono spesso trovati al passo con l’avanguardia ambientalista della comunità scientifica più che con il resto dei media. Già negli anni ’90, infatti, alcuni si soffermavano sul problema della deforestazione o, come evidenziato in una delle foto più datate presenti in mostra, si interrogavano sugli effetti dell’uso massiccio di diserbanti.

ECC propone una visione diversificata del cambiamento climatico, gli autori aderiscono al progetto da ogni continente e hanno visioni differenti come differenti sono le culture in cui si sono formati. ECC presenta il lavoro di fotografi militanti che condividono una grande varietà di storie, contestualizzando non solo gli effetti delle emissioni dei gas serra sul nostro pianeta, ma le possibili soluzioni per attenuarne le conseguenze.

Il ritmo del cambiamento climatico, se confrontato con il ciclo frenetico delle notizie, appariva lento. L’obiettivo di ECC e del suo costante feed su Instagram è mostrare come nessuno sia immune ai suoi effetti. Lo scopo principale, infatti, è raggiungere un pubblico molto più vasto di quello degli esperti o appassionati di fotografia e far emergere un interesse concreto per questo argomento anche al di fuori degli ambienti accademici,EverydayClimateChange vuole comunicare l’emergenza del cambiamento climatico a chi risentirà maggiormente delle relative conseguenze: in altre parole a tutti NOI.
Inaugurazione: venerdì 5 luglio 2019 ore 19

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