Bruno Barillari. Obj

Bruno Barillari. Obj

 

Dal 21 Marzo 2015 al 05 Aprile 2015

Lecce

Luogo: Scaramuzza Arte Contemporanea

Indirizzo: via Libertini 70

Orari: tutti i giorni 10:30-13 / 16:30-20:30; lunedì chiuso

Curatori: Toti Carpentieri, Roberto Mutti

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 339 4487602

Sito ufficiale: http://www.brunobarillari.com


Nella giornata mondiale della poesia, le immagini poetiche di Bruno Barillari alla galleria Scaramuzza Arte Contemporanea di Lecce. Vernissage, con le bollicine di champagne Bruno Paillard, sabato 21 marzo ore 19. La presentazione sarà a cura del critico d’arte Toti Carpentieri e di Roberto Mutti direttore di Kairòs magazine, docente presso l’Istituto italiano di fotografia e l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e collaboratore del quotidiano “La Repubblica”. “.OBJ” il titolo emblematico rimanda alle iniziali del termine oggetto, (dal lat. mediev. obiectum, neutro sostantivato di obiectus, part. pass. di obicĕre) che, per definizione, significa «porre innanzi»; propr. «ciò che è posto innanzi (al pensiero o alla vista)». È uno sguardo poetico quello di Bruno Barillari che, per questo progetto espositivo, ha scelto il fascino della pellicola in bianco e nero, quasi dimenticata nell’era digitale e la magia che avviene nella camera oscura. Nelle inquadrature sono finiti gli oggetti, spesso disseminati negli angoli più nascosti delle nostre case e delle nostre vite, spiega lo stesso fotografo: “gli oggetti si ripongono davanti ai nostri occhi e ai nostri pensieri e quando li guardiamo con l’anima o li tocchiamo con la pelle ci trasmettono quantità sufficienti di emozioni da farci crescere in un istante o rimanere bambini per tutta la vita”. Gli oggetti fotografati da Bruno Barillari si animano dietro il mirino della sua fotocamera per raccontare nuove storie, sfogliando tra le pagine di ricordi condivisibili perché è questo ciò che accade quando l’immagine diventa poesia: l’oggetto ritratto nella completezza della sua forma diventa, attingendo dalla terminologia linguistica, significante e significato. Idea, talvolta sogno. Il pensiero va oltre ciò che vede. E ci si ritrova dentro le emozioni, le forme e si comprende il valore della bellezza. E sentiamo che tutto questo appartiene anche un po’ a noi. Così l’accostamento di tre semplici chiavi rimanda al concetto di famiglia come gli ingranaggi di un meccanismo, rintracciato tra gli oggetti conservati “da un padre, figlio a sua volta di chi era cresciuto nell’officina del nonno”, diventano metafora della vita stessa che gira come su ruote dentate incastrando situazioni che si ripetono all’infinito. Gioie e dolori, attese e sogni… di generazione in generazione. Una rosa tra le pieghe di un foglio incartocciato rinvia ai petali di rosa che c’è capitato, almeno una volta, di racchiudere tra le pagine di un libro insieme al pensiero più intimo e segreto. Una biglia in bilico, l’ombra di una sedia ottenuta piegando la gabbietta ferma tappo di una bottiglia di spumante o ancora una lumaca con la sua conchiglia fatta di spago perché il filo dei ricordi serve a tessere i giorni della nostra vita. In fondo potremmo mai fare a meno dei ricordi? Come asseriva Italo Calvino “la vita è un insieme d’avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme, non perché conti di più dei precedenti ma perché inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non è cronologico, ma risponde a un’architettura interna”. Un’architettura costruita sulle immagini, magari di oggetti, che ci aiutano a non dimenticare. Il punto prima delle lettere OBJ è quasi un rimando all’estensione jpg, che solitamente indica un file di immagine, ma non è il caso delle foto in mostra che sono state realizzate in analogico. E, novità assoluta, la stampa delle foto che è stata realizzata da Andrea Mosso (fotografo nonché fondatore dell’associazione CAMERAOSCURA e docente di tecniche antiche presso l’Isci di Roma) mediante la tecnica di stampa AMOS, da lui brevettata e presentata da poco in Italia. Una tecnica che consiste nel trasferimento chimico degli inchiostri da una matrice ottenuta digitalmente su un nuovo supporto, in questo caso un pannello di legno preparato con specifici intonaci. Un procedimento caratterizzato dall’artigianalità di una fase del suo processo e il posizionamento manuale della matrice rende la stampa unica e irripetibile. Il catalogo, pubblicato in tiratura limitata per i tipi de Il Raggio Verde edizioni, è impreziosito dai testi di Toti Carpentieri e di Roberto Mutti. Bruno Barillari nasce a Galatina, Lecce il 3 aprile del 1973. Eredita la passione per la fotografia insieme ad una Rolleiflex biottica GX 2,8 nel 1987. A pochi esami dalla laurea in Economia e Commercio a Parma si diploma invece, nel 1997, all’Istituto Italiano di Fotografia di Milano “preferendo lavorare con la luce che vivere di riflesso…” Dedica il tempo libero alla ricerca, nell’accezione pura del termine. Odiando le etichette, soprattutto nel suo settore, ama considerarsi semplicemente un uomo che scatta fotografie. Tra le ultime esposizioni lo scorso novembre ha esposto a Parigi nell’ambito del fotofever al Carrousel du Louvre. Le sue foto sono pubblicate dalle più prestigiose riviste tra le quali Vogue, AD, Sposabella, Dove, Times e quotidiani tra cui il Corriere della Sera, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Sole 24 Ore.

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