Al MoMa una mostra senza precedenti
Omaggio a Duchamp, genio del Novecento
Marcel Duchamp, L.H.O.O.Q., settembre 1964 (particolare). Graffite e guazzo su stampa offset a colori su carta. Edizione 3 di 35. Collezione Attilio Codognato, Venezia © Marcel Duchamp, by SIAE 2023.
Francesca Grego
08/04/2026
Mondo - Senza di lui l’arte contemporanea non sarebbe stata la stessa, eppure sono in pochi a conoscerlo fino in fondo. Ecco perché, a 56 anni dall’ultima grande monografica organizzata sulla sua opera negli Stati Uniti, il MoMa di New York e il Philadelphia Museum of Art rendono omaggio a Marcel Duchamp con una mostra senza precedenti. Realizzato in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, il progetto debutterà nella Grande Mela, dove sarà fruibile dal 12 aprile al 22 agosto 2026, per trasferirsi in autunno a Filadelfia, la città che l’artista scelse come proprio domicilio permanente, e nel museo che, per sua volontà, conserva il più importante nucleo di suoi lavori esistente al mondo. Trecento opere si preparano a raccontare oltre i luoghi comuni perché Marcel Duchamp è una figura chiave dell’arte del XX secolo, spaziando dalla pittura ai ready made, dalla scultura al cinema e alla fotografia in un allestimento enciclopedico.
“L'arte contemporanea spesso spinge il pubblico a chiedersi: 'Perché questa è arte?' È praticamente impossibile rispondere a questa domanda senza fare riferimento al lavoro di Duchamp", ha detto Ann Temkin, curatrice della mostra insieme a Michelle Kuo e Matthew Affron. Geniale, enigmatico, imprevedibile e ironico, Marcel Duchamp ha messo in discussione tutto ciò che prima di lui era assoluta certezza, rivoluzionando la stessa nozione di opera d’arte. Chi non ricorda la Gioconda con i baffi (L.H.O.O.Q.) che, a dispetto della fama di artista “difficile” del suo autore, ha contagiato anche il mondo della pubblicità?

Marcel Duchamp, Fontana (orinatoio), 1917
Refrattario a etichette e appartenenze, Duchamp non aderì ad alcun movimento, pur attraversando e influenzando le tendenze fondamentali del Novecento, dal Cubismo a Surrealismo e Dada, fino alla Pop Art. La sua ricerca è stata caratterizzata da una continua reinvenzione e da una programmatica incoerenza: “Mi sono costretto a contraddirmi per evitare di conformarmi al mio stesso gusto”, spiegava.
La mostra americana ne ricostruirà le gesta ripercorrendo una carriera lunga 60 anni, dal Nudo che scende le scale, che rispondeva agli esperimenti cubisti con una scomposizione del corpo in movimento quasi cinematografica, allo scandalo del famigerato orinatoio (Fontana), comunissimo oggetto industriale che il maestro francese trasformò in opera d’arte esponendolo al Grand Central Palace, e decretando così la fine del mito dell’autorialità dell’artista. Con il Grande Vetro (La sposa messa a nudo) in seguito avrebbe liberato la pittura dalla tela e dalla parete, per poi miniaturizzarla nella Scatola in valigia, “museo portatile” di tutti i suoi lavori. Fino all’ultima sorpresa, visibile - per motivi legati al carattere inamovibile dell’opera - solo nella sua sede permanente, il Philadelphia Museum of Art: l’installazione Étant Donnés, su cui Duchamp lavorò in gran segreto tra il ‘46 e il ‘66, quando si pensava che avesse smesso di fare arte per dedicarsi a un’altra passione, gli scacchi. Oltre una vecchia porta di legno, accostando l’occhio a due minuscoli spioncini, si scorge la scena di un crimine, epifania della natura stessa dell’opera d’arte, che solo lo sguardo dello spettatore può attivare e portare alla vita.

Marcel Duchamp, Scatola in una valigia (Boîte-en-Valise), 1935-1941. Valigia di pelle contenente copie in miniatura, riproduzioni a colori e una fotografia delle opere dell'artista con aggiunte a matita, acquerello e inchiostro. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York) © Association Marcel Duchamp. Photo Matteo De Fina
“L'arte contemporanea spesso spinge il pubblico a chiedersi: 'Perché questa è arte?' È praticamente impossibile rispondere a questa domanda senza fare riferimento al lavoro di Duchamp", ha detto Ann Temkin, curatrice della mostra insieme a Michelle Kuo e Matthew Affron. Geniale, enigmatico, imprevedibile e ironico, Marcel Duchamp ha messo in discussione tutto ciò che prima di lui era assoluta certezza, rivoluzionando la stessa nozione di opera d’arte. Chi non ricorda la Gioconda con i baffi (L.H.O.O.Q.) che, a dispetto della fama di artista “difficile” del suo autore, ha contagiato anche il mondo della pubblicità?

Marcel Duchamp, Fontana (orinatoio), 1917
Refrattario a etichette e appartenenze, Duchamp non aderì ad alcun movimento, pur attraversando e influenzando le tendenze fondamentali del Novecento, dal Cubismo a Surrealismo e Dada, fino alla Pop Art. La sua ricerca è stata caratterizzata da una continua reinvenzione e da una programmatica incoerenza: “Mi sono costretto a contraddirmi per evitare di conformarmi al mio stesso gusto”, spiegava.
La mostra americana ne ricostruirà le gesta ripercorrendo una carriera lunga 60 anni, dal Nudo che scende le scale, che rispondeva agli esperimenti cubisti con una scomposizione del corpo in movimento quasi cinematografica, allo scandalo del famigerato orinatoio (Fontana), comunissimo oggetto industriale che il maestro francese trasformò in opera d’arte esponendolo al Grand Central Palace, e decretando così la fine del mito dell’autorialità dell’artista. Con il Grande Vetro (La sposa messa a nudo) in seguito avrebbe liberato la pittura dalla tela e dalla parete, per poi miniaturizzarla nella Scatola in valigia, “museo portatile” di tutti i suoi lavori. Fino all’ultima sorpresa, visibile - per motivi legati al carattere inamovibile dell’opera - solo nella sua sede permanente, il Philadelphia Museum of Art: l’installazione Étant Donnés, su cui Duchamp lavorò in gran segreto tra il ‘46 e il ‘66, quando si pensava che avesse smesso di fare arte per dedicarsi a un’altra passione, gli scacchi. Oltre una vecchia porta di legno, accostando l’occhio a due minuscoli spioncini, si scorge la scena di un crimine, epifania della natura stessa dell’opera d’arte, che solo lo sguardo dello spettatore può attivare e portare alla vita.

Marcel Duchamp, Scatola in una valigia (Boîte-en-Valise), 1935-1941. Valigia di pelle contenente copie in miniatura, riproduzioni a colori e una fotografia delle opere dell'artista con aggiunte a matita, acquerello e inchiostro. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York) © Association Marcel Duchamp. Photo Matteo De Fina
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