Giovanni Boldini. La seduzione della pittura

Giovanni Boldini, In giardino, 1873, olio su tavola, 18x24,4 cm.

 

Dal 2 December 2025 al 2 June 2026

Lucca

Luogo: Cavallerizza

Indirizzo: Piazzale Verdi

Orari: tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 20:00 con ultimo ingresso alle 18:45

Curatori: Tiziano Panconi

Costo del biglietto: intero € 16,00 (audioguida inclusa), ridotto (over 65, under 18, studenti universitari, giornalisti non accreditati, un accompagnatore per disabile, guide turistiche munite di tesserino di abilitazione) € 14,00 (audioguida inclusa), scuole di ogni ordine e grado € 5,00, famiglie: ogni adulto € 11,00 + ragazzi dai 7 ai 18 anni € 7,00 cad. (gratuito fino a 6 anni)

Telefono per informazioni: +39 389 2346010

E-Mail info: lucca@contemplazioni.it


Giovanni Boldini. La seduzione della pittura è la nuova imponente mostra prodotta da Contemplazioni, aperta dal 2 dicembre 2025 al 2 giugno 2026 presso la Cavallerizza di Piazzale Verdi a Lucca.

L’esposizione, a cura di Tiziano Panconi, vanta le adesioni di prestigiose collezioni pubbliche e private, tra cui le Gallerie degli Uffizi e il Museo Giovanni Boldini di Ferrara, e persegue l’obiettivo di celebrare “il maestro del ritratto della Belle Époque”.

Un percorso di oltre 100 opere che racconta l’evolversi della pittura di Boldini attraverso la bellezza, soprattutto quella femminile, oggetto di una continua ricerca estetica e di una profonda indagine psicologica, sulle quali il maestro coniò un modello di grazia idealizzato. «Le donne di Boldini – spiega Panconi – sono nature flessuose e disinibite che mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito e, spogliandosi, affermano la loro autodeterminazione di individui maturi ed emancipati, pienamente consapevoli della propria femminilità».

La mostra si articola in una successione di dipinti eccezionali: dalle “tavolette” di interno del periodo fiorentino durante il quale l’artista lavorava con i Macchiaioli (1864-1870), passando per le minuziose e scintillanti scenette di grande qualità pittorica eseguite nei primi anni parigini (periodo Goupil, 1871-1878), fino alle iconiche “femmes fatales” (1879-1891) da lui soprannominate “divine”, ritratte a grandezza naturale, come nel caso del Ritratto di signora con ventaglio nero di piume, e arrivando infine alle atmosfere rarefatte del gusto fin de siècle (1892-1924), quando Boldini esce definitivamente dagli schemi della ritrattistica ufficiale, coniando nuove silhouettes e posizioni serpentine, assunte da corpi femminili seducenti e vibranti, come La contessa Speranza del 1899, o tratteggiati con pennellate lunghe e veloci, impresse sulle tele come sciabolate.

«Un evento di rilievo culturale – spiega il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani – che rende omaggio alla poetica di Giovanni Boldini, maestro indiscusso dell’eleganza e del ritratto tra Ottocento e Novecento, incentrata sulla bellezza femminile, suprema protagonista della sua pittura. La mostra ripercorre l’evoluzione del talento dell’artista, che ha saputo immortalare, principalmente nella celebre ritrattistica, il gusto dell’epoca più frizzante, affascinante e coinvolgente del XIX Secolo: la Belle Époque».

Accanto ai “mirabolanti” dipinti di Boldini sono esposti capolavori di altri grandi artisti a lui coevi, tra i quali Odoardo Borrani, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Vincenzo Gemito, Paul César Helleu, Antonio Mancini, Telemaco Signorini, Federico Zandomeneghi e altri ancora, che fornendo un’adeguata contestualizzazione del panorama figurativo tra Ottocento e Novecento, contribuiscono a raccontare in modo più compiuto i sessanta anni di attività di Giovani Boldini e a dimostrare come la sua esperienza umana e professionale rappresenti appieno lo spirito dell’epoca.

«In un tempo che spesso sembra sacrificare la bellezza alla velocità, – interviene il Sindaco di Lucca, Mario Pardini – l’opera di Boldini ci invita a riscoprire il valore del gesto, dello sguardo, del dettaglio che non sfugge ma resta impresso. È questa la seduzione della sua pittura, ed è questa la sfida che la cultura pone oggi alle istituzioni: non solo custodire, ma rigenerare»

La mostra, strutturata in sei sezioni, parte dalle opere realizzate a Firenze come il Ritratto di Vittorio Emanuele II (mai prima esposto), o quello del fraterno amico e artista Cristiano Banti nel dipinto Nello studio del pittore, per poi passare all’iconico e vibrante Generale spagnolo, eseguito in Costa Azzurra mentre Boldini era in viaggio per Parigi in dialogo con il limpidissimo Antico ingresso a Porta Pinti di Odoardo Borrani, fra i capisaldi della pittura macchiaiola.

Si prosegue al Café de la Nouvelle Athènes, il celebre ritrovo degli Impressionisti – raffigurato anche da Degas, del quale in mostra è presente il magistrale ritratto eseguito da Boldini – che diventa l’ambientazione di una scena che incanta lo sguardo: In conversazione. Un dipinto raramente esposto nel quale Boldini ritrae, proprio come in un romanzo dannunziano, la sua compagna, Berthe, insieme alla sua amante, Gabrielle de Rasty, moglie del conte Costantin, sedute a un tavolo l’una accanto all’altra, elegantissime, dipinte in un momento di particolare intesa e complicità che inevitabilmente affascina e incuriosisce.

E ancora gli scorci della Parigi di Boldini e i grandi e attesissimi ritratti femminili a figura intera si alternano sulle pareti della Cavallerizza, dentro lo scenografico allestimento di Contemplazioni impreziosito dalle installazioni di Cesare Inzerillo e Marilena Manzella, in una penombra di atmosfere opulente e misteriose, dove si muovono con disinvoltura le donne che il pittore ha desiderato e dipinto, tra le quali incontriamo: l’attrice Alice Regnault, la contessa Berthier de Leusse, la Principessa Eulalia di Spagna e la Mademoiselle de Nemidoff, fissate sulla tela nella loro sfolgorante bellezza. Pezzi di straordinario tenore qualitativo che testimoniano il respiro internazionale delle rispettive committenze.

Nell’articolata galleria dei ritratti eseguiti da Boldini troviamo i dipinti di altri connazionali attivi a Parigi, come Leontine in canotto, che Giuseppe De Nittis realizza nel 1874, anno della prima esposizione impressionista nello studio di Nadar, alla quale De Nittis partecipò come unico fra gli italiani. Una presenza notevole è La fille de Théodora (1893), rarissima opera della pittrice Juana Romani, una tra le personalità più brillanti dell’epoca. Espatriata dalle campagne di Velletri a Parigi verso la fine dell’Ottocento, prima modella e poi pittrice, si afferma presto nelle istituzioni artistiche francesi. Invitata da Boldini all’Esposizione Universale di Parigi del 1889, ottiene un riconoscimento internazionale in quella del 1900, pochi anni prima dell’internamento in una casa di cura fuori Parigi, dove morirà nel 1923.

In mostra non mancano i collegamenti con le allora contemporanee esperienze artistiche italiane, perché il fenomeno della Belle Époque non interessò soltanto Parigi, ma si diffuse anche nei raffinati salotti della provincia lucchese, come testimoniano le luminose ragazze di Edoardo Gelli, eleganti e imbellettate con guanti e cappellini à la mode, o la radiosa protagonista de L’incontro, che cammina svelta, scivolando dentro il sorprendente controluce, dipinto dal lucchese Luigi De Servi nel 1906.

Sempre a Lucca abitò Vincenzo Giustiniani, altro ferrarese affascinato dai macchiaioli, della cui collezione sono esposti alcuni pezzi esemplari, come la grande marina con barche di Giovanni Fattori, oggi appartenenti alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, in seguito alla recente donazione di Diamantina Scola Camerini.

«Il profilo della seduzione, particolare tratto dell’investigazione del progetto, – interviene Massimo Marsili, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca – riveste un ruolo centrale nell’estetica di Giovanni Boldini. Le sue donne, dai ritratti mondani di Parigi alle figure più intime e vibranti, non sono semplici muse, ma presenze vive ed enigmatiche. La seduzione diventa linguaggio, gesto, movimento: il fruscio delle sete, la torsione improvvisa del busto, lo sguardo obliquo che si sottrae e insieme invita. Eppure, non sfugge talvolta il lineamento emaciato e perso della dissoluzione malinconica e della solitudine dell’Ottocento».

Il percorso include una sceltissima sezione di opere realizzate su carta. «Nei preziosi fogli rappresentanti femmine emancipate, dalle personalità esuberanti, o altri grandi artisti come Whistler, Degas, Helleu o De Nittis, emergono vortici di segni graffianti, linee parallele o convergenti, traiettorie, schizzi e sviluppi incompiuti attraverso i quali Boldini coglieva al volo l’attimo fuggente, quell’istante in cui l’espressione dei volti era emblematica, la mimica e la gestualità risultavano spontanee e lo sguardo più profondo, riuscendo infine a coglierne il concetto e tutta la tensione emotiva. Spadaccino del segno tratteggiato all’impronta, istintivo ma controllato, affrontava il foglio come a colpi di fioretto, imprimendovi il bulino o la matita, ora lieve ora deciso, descrivendo frammenti di una realtà transitoria, quasi mai rappresentata nella sua completezza, inafferrabile nel momento in cui si compiva» (Tiziano Panconi).

Si ringraziano le diverse realtà territoriali che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, tra cui: Martinelli Luce, Francesconi Srl, Del Debbio Spa, Kairos, Gesam, Baldassari Cavi, e ancora: Guidi Gino, Baldassari Impianti, Laboratorio Delta, Vando Battaglia Costruzioni, Edra, Associazione Lucchesi nel Mondo e Confindustria Toscana Nord.

La mostra, con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Toscana e della Città di Lucca, è un progetto di Contemplazioni.

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