Danilo Mauro Malatesta. Upside Down

Danilo Mauro Malatesta, Il Colosseo, 12 marzo 2020. Stampa su carta argentina baritata, cm. 100x100. Ed. 1/5

 

Dal 28 Gennaio 2022 al 03 Aprile 2022

Milano

Luogo: Università Bocconi

Indirizzo: Sarfatti 25

Orari: dal lunedì al venerdì 9.00-20.00; sabato 10.00-18.00. er visitare la mostra è obbligatorio esibire il super Green Pass


Dal 28 gennaio al 3 aprile 2022, lo spazio espositivo dell’Università Bocconi a Milano, ospita la personale di Danilo Mauro Malatesta (Chicago, USA, 1966), dal titolo USPSIDE DOWN.
 
L’esposizione, promossa da MIA Fair, la più importante fiera italiana dedicata alla fotografia, diretta da Fabio e Lorenza Castelli, presenta una trentina di immagini realizzate a Roma dal fotoreporter italiano tra marzo e maggio del 2020, durante il primo lockdown imposto dalla pandemia di COVID-19.
 
Gli scatti ritraggono la straordinaria bellezza della Città eterna e dei suoi monumenti più famosi, dal Colosseo alla Fontana di Trevi, dal Campidoglio a Piazza del Popolo, da Castel Sant’Angelo al Teatro Marcello, ad altri ancora, caratterizzati dalla totale assenza di persone.
Questi paesaggi urbani sono in realtà popolati da anonime presenze: manichini e parti di essi che, come personaggi metafisici, mettono in scena una realtà surreale, fatta di silenzi e di sospensioni temporali tra la vita precedente e la speranza in un futuro in cui la quotidianità torni a essere ricca di incontri, di luoghi da frequentare, di persone con cui interagire.
 
Scrive Viviana Serdoz nel testo critico che introduce la rassegna: “Un racconto di un pezzo di Storia. Marzo 2020. La frenesia quotidiana improvvisamente interrotta e prepotentemente rimpiazzata da sgomento, smarrimento e una quantità indefinita di informazioni spesso contrastanti, tutto e il suo contrario, tutto capovolto. La realtà diventa capovolta, la città è sottosopra. La vita si sposta dentro le case, dove paralizzati da un costringente lockdown osserviamo il deserto nelle strade e speriamo, speriamo in un ritorno alla normalità”.
Si, speranza. Poi è arrivata la speranza e la voglia di rinascita. Maggio 2021. Incontro Upside Down in un’occasione di riscoperta, un viaggio a Roma, il primo viaggio dopo vari lunghi mesi. Caput Mundi, instancabile crocevia di persone, arte e conoscenza da quasi tremila anni, si stava risvegliando da un insolito immobilizzante letargo. Il Colosseo, Fontana di Trevi, Piazza del Popolo ritornavano a pullulare di persone, suoni e luci e io mi facevo trascinare dall’instancabile energia della Città Eterna. D’altronde, non aspettavo altro”.
Upside Down è tutto questo: una testimonianza, un racconto, un viaggio introspettivo, ma soprattutto una spinta alla rinascita– conclude Viviana Serdoz. Una contemporanea rappresentazione metafisica, a tratti assimilabile alle visioni di De Chirico, fatta di silenzi, atmosfere sospese, iconografie plastiche, dall’attesa del verificarsi di un evento da un momento all’altro. Sorprendente rappresentazione della complessità attuale in cui Malatesta ci spinge ad essere quell’evento che stavamo aspettando, ad agire rovesciando la realtà sottosopra, a ritrovare il perduto arricchito dal presente. Il tutto grazie a un magistrale gioco di luci, tradizionalmente sviluppato in camera oscura, che solo un’esperienza e una sensibilità ironica come quella di Danilo possono rendere possibile”.
 
Accompagna la mostra un catalogo Nidiaciprint editore.

Danilo Mauro Malatesta nasce a Chicago nel 1966 e si occupa di fotografia dall’età di 20 anni. Dal 1986 al 1999 collabora come fotoreporter per importanti testate (Corriere della Sera, La Repubblica, Time,Panorama, L’Espresso, Paris Match) che gli permettono di raccontare, attraverso i suoi scatti, momenti storici cruciali.
Dal 2000 lavora come regista e documentarista per la RAI ed è attualmente alla regia del programma “Paesi che vai”di RAI1. Nonostante il diluvio digitale, la sua ricerca lo spinge controcorrente, tanto da portarlo a riscoprire un’antica tecnica fotografica come il Wet Plate Collodion. Una fotografia ai margini della fotografia contemporanea che l’artista definisce “una terapia contro il bombardamento digitale che stiamo vivendo”.
 

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