Gina Pane dalle Collezioni private. Opere dal 1968 al 1988

Gina Pane, Io mescolo tutto: Cocaina, Frà Angelico, 1976, 14 fotografie a colori su cartoncino, cm. 60x80

 

Dal 30 Novembre 2018 al 23 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Osart Gallery

Indirizzo: corso Plebisciti 12

Orari: dal Martedì al Sabato 10,30-13 / 14.30-19

Curatori: Valerio Dehò

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 5513826

E-Mail info: info@osartgallery.com

Sito ufficiale: http://www.osartgallery.com


Comunicato Stampa:
Gina Pane (Biarritz, 1939 – Parigi, 1990), riconosciuta come una delle maggiori esponenti della Body Art, è la protagonista della mostra in programma presso Osart Gallery dal 29 novembre 2018 al 23 Febbraio 2019. La retrospettiva, a cura di Valerio Dehò, si propone di raccontare la poetica dell'artista italo-francese attraverso una selezione di opere, prodotte tra il 1968 e il 1988, provenienti da importanti collezioni italiane. L'esposizione si compone di “constatazioni”, ovvero sequenze fotografiche che documentano alcune tra le Azioni più celebri di Gina Pane, e di“Partizioni”, ovvero installazionia parete che spesso recano anche parzialmente tracce di opere precedenti delle stesse Azioni.Queste furono presentate a Milano per la prima volta al PAC nel 1985 con la mostra “Partizioni Opere multimedia” a cura di Lea Vergine. 

La mostra segue un percorso cronologico e si apre con Pierres déplacées [Pietre spostate] (1968): una sequenza fotografica a colori realizzata nella Valle dell'Orco in provincia di Torino, luogo caro all'artista, nella quale raccoglie pietre di piccola taglia dalle caratteristiche ben precise (“esposte a nord, ricoperte di muschio, incastrate dentro una terra umida” ) per spostarle in un luogo orientato verso sud. Quest'opera testimonia una delle prime azioni dove l'artista supera la fase d'esordio delle sculture minimaliste (chiamate “Structures affirmées”) e si interroga sul rapporto uomo-natura. La stessa celebre serie di fotografie “Alpi marittime” di Giuseppe Penone è degli stessi anni e sempre in Piemonte. 

Si passa dunque alla celebre Azione Sentimentaletenutasi alla Galleria Diagramma di Milano nel 1973. L'azione originale, divisa in quattro fasi, è dedicata alle donne alle quali fu chiesto di disporsi in cerchi tracciati a terra con il gessetto all'interno dei quali figurava la parola DONNA. L'artista è vestita di bianco e porta un bouquet di rose rosse dalle quali stacca tutte le spine conficcandole poi nel suo stesso braccio. Le toglie lasciando colare un rivolo di sangue. Le rose rosse del bouquet diventano bianche. Il vestito bianco si tinge di rosso.

Sempre dei primi anni Settanta troviamo Action mélancolique 2x2x2 (1974) e Action Psyché (Essai) (1974-1975).
In Action mélancolique 2x2x2 [Azione Malinconica 2x2x2] la malinconia viene esplorata evocando la relazione di coppia in tutte le combinazioni possibili. La ferita che compare nell'opera è stata praticata dall'artista all'altezza dell'orecchio e allude al famosogesto disperato di Vincent Van Gogh. Qui, l'altro fa la sua comparsa e a fianco dell “io” rappresentato da Gina Pane compare il “tu” rappresentato dalla schiena nuda di una ragazza. Il cuore disegnato, quindi, inscrive la relazione amorosa in uno spazio non più codificato dal genere ma dalla forza assoluta del sentimento. “L'Azione”, dice l'artista, “permette agli altri di prendere coscienza del conflitto e di passare da una situazione isolata ad una situazione unificatrice”.

L'Action Psyché (Essai) [Azione Psiche (Prova)] qui esposta condensa attraverso tre scatti fotografici le fasi più strazianti dell'azione. Sul viso di Gina Pane, che ha gli occhi chiusi, colano lacrime di sangue dalle palpebre che ha tagliato in precedenza con una lama di rasoio. “Quattro linee partono dal centro del corpo: l'ombelico 'IO' è il centro che si propaga nelle quattro direzioni riportando all'unità I punti estremi in una sintesi di amore”. La bellezza ideologica e plastica dell'Action Psyché descrive al meglio la filosofia pittorica del linguaggio di Gina Pane che in questo modo spinge oltre il linguaggio privilegiato della Body Art.

E se la psiche è il fulcro dell'organismo,nell'opera Io mescolo tutto: Cocaina, Frà AngelicoGina Pane utilizza il corpo come strumento naturale di essa. L'azione eseguita il 30 ottobre 1976 è la prima in un museo, la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna. Mentre due giovani si rilanciano una pallina su un tavolo appoggiato al muro, l'artista servendosi di una scheggia di un vetro andato in frantumi si incide sull'avambraccio il disegno di alcuni pezzi di un gioco trovati per terra. La rottura del vetro, materiale importante per l'artista, in diverse opere rappresenta la modalità di uscire da una cornice "per andare in strada, nel mondo, non a livello dei manichini ma a livello della carne”.

Dal 1981 Gina Pane termina il ciclo delle Azionied inizia quello delle Partizioni. L'artista abbandona per limiti fisici l'uso del proprio corpo come linguaggio e ritorna alla scultura con l'esperienza performativa alle spalle. Ne L'Homme à la branche verte qui n'avait pas lu les Fleurs du mal – Partition pour une blessure [L'uomo con il ramo verde che non aveva letto i Fiori del Male – Partizione per una ferita], 1982. Gina Pane torna sull'idea di ferita con una foto che ricorda l'Action Sentimentale e che occupa un posto centrale dell'installazione.Per l'artista la ferita simboleggia la vita piuttosto che la morte; il sangue rappresenta un’offerta di amore verso il prossimo oltre ad essere una fonte di energia che libera l'uomo dai propri limiti. Chi la disprezza è ritenuto ridicolo, esattamente come l'uomo raffigurato con il rametto verde che non aveva letto Baudelaire. Il ciclo si chiude con Le Son de F. L'homme indien en prière (version 3) [Il suono di F. L'uomo indiano in preghiera (versione 3)], 1986-88. Quest'opera della seconda metà degli anni Ottanta si compone di più pannelli assemblati. I materiali di cui si compone l'opera sono principalmente rame e ferro, materiali su cui l'artista interviene. “come se lavorassi con il mio corpo di carne ed ossa, nervi, muscoli, sangue”, sottolinea Gina Pane, infatti “il rame è un materiale vivo non appena lo toccate appaiono delle tracce”. La geometria di tali pannelli ricorda i polittici posti dietro o sopra gli altari delle chiese medioevali, mentre la disposizione a “T” evoca nuovamente la forma della croce. Nel titolo si fa riferimento a San Francesco una delle figure centrali delle Partitionsdi Gina Pane alla cui vita l'artista dedica diverse opere, affascinata dalla povertà del santo di Assisi e dalla sua visione della fede come dura disciplina. 

Si ringrazia per la collaborazione Perla Bianco e Cesare Misserotti.


Gina Pane nasce a Biarritz, Francia, il 24 maggio del 1939 da padre italiano e madre austriaca. Trascorre la sua infanzia a Torino e si trasferisce a Parigi nel 1961 per frequentare la Scuola Nazionale di Belle Arti. Inizialmente realizza dipinti di natura astratta geometrica che trasferisce poi nello spazio attraverso la scultura: il risultato sono opere monumentali che interagiscono con gli spettatori, idea importante per la sua futura ricerca artistica. Nel 1970 Gina Pane realizza le prime Azioni che diverranno il suo marchio di fabbrica rendendola la maggiore figura nella storia internazionale della Body Art. Nel 1985 abbandona le Azioni per dedicarsi alle Partizioni, installazioni che permettono di trasferire sulla materia le evocazioni di un corpo ormai assente, come quello dei santi e dei martiri a cui l'artista dedica molte delle sue opere. Gina Pane si spegne il 6 marzo del 1990 a causa di una lunga malattia.



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