I sette messaggeri

© Francesco Simeti / Francesca Minini, Milan | Francesco Simeti, Curtain (detail), 2017

 

Dal 05 Luglio 2017 al 08 Settembre 2017

Milano

Luogo: Marsèlleria

Curatori: Ilaria Marotta, Andrea Baccin

Telefono per informazioni: +39 02 78622680

E-Mail info: info@marselleria.org

Sito ufficiale: http://www.marselleria.org


Comunicato Stampa:
“Partito a esplorare il regno di mio padre, di giorno in giorno vado allontanandomi dalla città e le notizie che mi giungono si fanno sempre più rare. Sebbene spensierato – ben più di quanto sia ora! – mi preoccupai di poter comunicare, durante il viaggio, con i miei cari, e fra i cavalieri della scorta scelsi i sette migliori, che mi servissero da messaggeri.”

Attraverso una intrusione nell’immaginario mitico illustrato da Dino Buzzati nell’omonimo racconto, i sette messaggeri consegnano allo spettatore una terra magica, un regno misterioso, un flusso polifonico di esperienze passate, presenti e future.

Sette artisti italiani – Francesco Arena, Paolo Canevari, Patrizio Di Massimo, Daniele Milvio, Andrea Sala, Francesco Simeti, Nico Vascellari – incarnano i sette personaggi di un racconto/mostra incastonata negli interstizi narrativi del racconto originale.

Un’immagine riflessa e proiettata introduce immediatamente in una dimensione mitica e narrata. Qualcosa è certamente già avvenuto. Una portantina vuota, un tempo abitata, lo dichiara. Non vi è presenza umana, solo memoria. Un coro di voci echeggia da lontano. È la storia dell’arte che racconta se stessa. È tradizione orale amplificata, che nel mondo mitico che si prospetta è l’unica eredità comune. I testi originali sono andati perduti. Una tenda sul fondo apre e chiude. È inizio e fine. È paradosso. Evidenzia la vacuità di immagini anch’esse riflesse, in cui tutto si mischia e si confonde. Passato e presente convivono in una dimensione esotica e sospesa. Paesaggio anelato, terra di confine. Quella al suolo è calpestabile. Non più mitica ma reale. Ci riporta al presente. È la terra promessa di Lampedusa. Un nuovo orizzonte che ci parla di nuovi confini. Suole di scarpa fuori misura non calpestano il terreno. Raccontano un immaginario fittizio, per forma e dimensioni, e al contempo familiare, per colori e materia. E ancora, una dimensione pittorica allegorica e forse apocalittica: è Giuditta, che riporta la testa di Oloferne e salva così il suo popolo. 


“Ma più sovente mi tormenta il dubbio che questo confine non esista, che il regno si estenda senza limite alcuno e che, per quanto io avanzi, mai potrò arrivare alla fine.”

I sette messaggeri rappresentano i vettori di un percorso a molle, corale, a più livelli, in un continuo slittamento di tempo e di spazio. Incarnano uno stato emotivo proteso in sensi opposti: cambiamento, conoscenza di sé, radicamento nelle proprie origini. È ciò che resta nella memoria, dopo aver tutto dimenticato. Accezione stessa di cultura. 

Il terreno mitico lascia ora il posto alla dimensione reale. Spazio umano, plasmabile, duttile, flessibile, storia non vissuta, nostalgia dell’utopia, identità. 

“Non esiste, io sospetto, frontiera, almeno non nel senso che noi siamo abituati a pensare. Non ci sono muraglie di separazione, né valli divisorie, né montagne che chiudano il passo. Probabilmente varcherò il limite senza accorgermene neppure, e continuerò ad andare avanti, ignaro.”
(Dino Buzzati, I sette messaggeri, in “La boutique del mistero”, Mondadori, 1942)   Opening 5 luglio 2017, ore 19 - 21

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