Note su Marina De Stasio

G. Ossola, M. De Stasio e A. Ghinzani, Venezia 1982

 

Dal 12 Giugno 2018 al 30 Settembre 2018

Milano

Luogo: Galleria Marini

Indirizzo: via Andrea Appiani 12

Orari: da martedì a venerdì 15,30-19; sabato 10,30-12,30 / 15,30-19

Curatori: Luca Pietro Nicoletti

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 36751871

E-Mail info: galleriamarini@fastwebnet.it

Sito ufficiale: http://www.galleriamarini.it/


Comunicato Stampa:
Omaggio a Marina De Stasio.

La mostra rende omaggio alla giornalista e critica d’arte milanese Marina De Stasio proponendo una selezionedi opere che rispondono alle sue predilezioni nel campo delle arti visive e del suo principale campo d’azione:Milano. Sottotraccia, ricordando alcuni dei testi più importanti della copiosa bibliografia di Marina De Stasio, la mostra offre una panoramica sulla linea più propriamente “lombarda” delle ricerche artistiche del secondoNovecento sviluppatesi nel capoluogo. Da Chighine e Morlotti a Enrico Della Torre, Ossola e Ghinzani, artisti seguiti assiduamente dalla Galleria Marini, con questa mostra si dipana il filo rosso di un’arte lirica emalinconica, emotiva ma razionalmente strutturata.
Dal testo di presentazione di Luca Pietro Nicoletti:

In una piccola tela degli anni Novanta dipinta da Giancarlo Ossola, desunta da una fotografia di Luigi De Santis, il pittore Vittorio Magnani è ritratto con lineamenti veloci e pastosi nel suo studio. Di spalle, seduta su una sedia in primo piano in controluce, è ritratta Marina De Stasio (1946-2001), come un’apparizione fugace e discreta in quel mondo dell’arte che aveva amato di più e per il quale aveva speso le migliori energieintellettuali e interpretative, cercando di mettere al fuoco, sul crinale di una stagione intensa e febbrile, le coordinate di una linea lombarda e della sua eredità profonda ed estranea a clamori declamatori.Ci sono figuredel sistema delle arti che sfuggono infatti alle mode e alle “riscoperte” storiografiche, preferendo piuttosto essere testimoni del loro tempo secondo una propria linea di scelta critica ed espressiva. Senza esitazioneMarina De Stasio aveva scelto per affinità elettive la linea “lombarda”, seppur colta consapevolmente nel suomomento di messa in crisi più acuta, ma anche con la coscienza che quel momento, a cavallo fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, era maturo per una prima restituzione in prospettiva delle vicende e delle dinamichedi una linea “malinconica” dell’arte italiana, votata a uno spirito tonale e contemplativo. Rientrava in questospirito, ad esempio, l’assidua interrogazione sul Chiarismo lombardo e sull’opera di De Rocchi, ma anche una passione per la pittura di Giuseppe Ajmone, a cui è dedicato l’ultimo scritto licenziato da lei poco prima di morire, nel 2001. Se ne riconoscono le tracce in alcuni contributi cruciali di quella stagione, che emergono per coerenza e compattezza interpretativa a fronte della moltitudine di argomenti che, per interesse conciliato al dovere di cronaca, aveva toccato o commentato dalle pagine de “l’Unità”, di cui fu per anni fra i critici principali: è nella miriade di presentazioni, di cui manca una pur minima antologia di scritti e un’altrettanto minutaricostruzione bibliografica, si riconosce una linea netta, una partecipazione più profonda che affiora sotto una prosa limpida e sensibile, quasi celata sotto una scorza di scrittura piana e apparentemente paratattica, maattenta agli snodi e alle sfumature che tradiscono l’evoluzione del punto di stile.

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