L’impronta del reale. William Henry Fox Talbot. Alle origini della fotografia

©William Henry Fox Talbot

 

Dal 12 Settembre 2020 al 10 Gennaio 2021

Modena

Luogo: Galleria Estense

Indirizzo: Largo Porta Sant’Agostino 337

Orari: da Martedì a Sabato 8.30-19.30. Domenica e festivi 10.00-18.00. Chiusura 25 dicembre, 1 gennaio

Curatori: Silvia Urbini, Chiara Dall’Olio

Enti promotori:

  • Gallerie Estensi - MIBACT

Costo del biglietto: € 8 intero, € 6 ridotto gruppi di minimo 15 persone; titolari di convenzioni (Fotografia Europea, FAI, soci COOP, Amici delle Gallerie, abbonati Teatro Comunale di Modena, possessori del biglietto intero della mostra “Mario Cresci. La luce, la traccia, la forma”), € 12 cumulativo Galleria + Mostra. Gratuito per le scuole e fino a 18 anni.

Telefono per informazioni: +39 059 4395711

Sito ufficiale: http://www.gallerie-estensi.beniculturali.it



“La fotografia è l’arte di fissare un’ombra” diceva William Henry Fox Talbot (1800-1877), l’inventore della fotografia su carta, al quale le Gallerie Estensi dedicano, dal 12 settembre 2020 al 10 gennaio 2021, “L’impronta del reale. William Henry Fox Talbot. Alle origini della fotografia”. Si tratta della prima grande retrospettiva italiana che documenta l’attività di questo pioniere della fotografia, mettendo a confronto il suo lavoro con quello di altri fotografi, artisti, scienziati, e documentando i suoi legami con l’Italia, in particolare con Modena. 

Attraverso oltre 100 opere esposte, fra cui disegni fotogenici, calotipi, dagherrotipi, incisioni da dagherrotipi, fotografie contemporanee, la mostra ripercorre le esperienze che portarono alla nascita di questa nuova forma di rappresentazione della realtà. La rassegna propone anche la straordinaria corrispondenza autografa tra William Henry Fox Talbot e l’ottico, matematico, astronomo e studioso di scienze naturali modenese Giovanni Battista Amici (1786-1863), mostrando alcuni strumenti scientifici che furono alla base del rapporto fra i due inventori. Talbot intrattenne, infatti, con lo scienziato modenese, considerato il più importante costruttore italiano di strumenti ottici del XIX secolo, una relazione testimoniata da una serie di lettere e da alcune ‘prove fotografiche’ conservate nella Biblioteca Estense, che l’inventore inglese donò ad Amici. Proprio il ritrovamento di questi materiali, avvenuto nel 1977, diede vita a una mostra curata da Italo Zannier che si tenne al Palazzo dei Musei di Modena.

A quarant’anni da quella iniziativa, “L’impronta del reale. William Henry Fox Talbot. Alle origini della fotografia”, curata da Silvia Urbini con Chiara Dall’Olio, in collaborazione con Fondazione Modena Arti Visive e partner del festival Fotografia Europea, rappresenta, quindi, un approfondimento eccezionale dello studio delle collezioni delle Gallerie Estensi, e allo stesso tempo un’esposizione, attualissima, un evento imperdibile per tutti coloro che si interessano alla storia e all’evoluzione della cultura visiva.

I materiali esposti provengono da importanti istituzioni internazionali e italiane: dal National Science and Media Museum di Bradford (UK), che ha prestato preziosi calotipi (le prime immagini fotografiche su carta) e cianotipi (stampe fotografiche caratterizzate dal colore blu) della sua ricchissima collezione, fino alla Biblioteca Nazionale di Firenze da dove giunge il fascicolo di “The Pencil of Nature” -il primo libro illustrato con fotografie-, donato da Talbot al Granduca di Toscana tramite Giovanni Battista Amici.

La rassegna comprende altri importanti prestiti provenienti dall’Istituto centrale per la grafica di Roma, dalla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, dall’Archivio della Biennale di Venezia, dalla Fondazione di Venezia, dall’Accademia di Brera di Milano, dal Centro Apice di Milano, dall’Archivio Ugo Mulas, dalla Fondazione Piero Manzoni, oltre che dalla Biblioteca Estense, dall’Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Modena, dai Musei Universitari cittadini, dalla Fondazione Modena Arti Visive e da numerosi collezionisti.

La mostra. Il percorso espositivo si apre con la sezione dedicata all’epoca e alle tecniche che portarono all’invenzione della fotografia. Nella prima metà dell’Ottocento, artisti, inventori e scienziati si adoperarono per escogitare stratagemmi e creare strumenti per riprodurre la realtà, come la ‘camera lucida’. I primi preziosi esempi di calotipia di Fox Talbot, conservati alla Biblioteca Estense, e di Luigi Sacchi, Giacomo Caneva, Richard Calvert Jones, il dagherrotipo di Alphonse Giraud, l’assistente di Daguerre, sono messi a confronto con disegni, incisioni, matrici in legno e in rame, una lastra incisa di Giovan Battista Piranesi, e le tavole della Stamperia Imperiale di Vienna diretta da Alois Auer, dove sono rappresentate tutte le tecniche di riproduzione della realtà in uso ai tempi dell'invenzione della fotografia. La seconda parte della rassegna vuol raccontare il rapporto fra William Henry Fox Talbot e alcuni scienziati italiani ai quali questo straordinario inventore donò copie dei suoi primi esperimenti fotografici, affinché li potessero apprezzare e divulgare nell’ambiente scientifico italiano. Talbot fu in contatto fin dagli anni Venti dell’Ottocento col botanico bolognese Antonio Bertoloni, che possedeva l’album con 36 calotipi di Talbot, oggi conservato al Metropolitan Museum di New York, che sarà presentato in formato digitale; con Michele Tenore, direttore del Giardino botanico di Napoli e, appunto, con il modenese Giovanni Battista Amici, di cui si mostrano i calotipi e la corrispondenza autografa con Talbot. Giovanni Battista Amici, che fu direttore dell’Osservatorio Astronomico di Firenze dal 1831, oltre ai telescopi, aveva ideato e costruito diversi modelli di microscopi, fra cui il microscopio portatile catadiottrico, presente in mostra, che Talbot acquistò a Modena direttamente dall’ottico nel 1822.

In mostra saranno, inoltre, esposti i primi rarissimi libri illustrati con fotografie, come The Pencil of Nature pubblicato da Talbot a Londra nel 1844, la rarissima raccolta di impressioni della flora inglese realizzata da Anna Atkins nel 1853, fra le prime donne a cimentarsi con l’arte fotografica, e i pionieristici esperimenti editoriali illustrati con fotografie dei nostri beni architettonici, archeologici e paesaggistici, che ebbero un ruolo importante anche per la formazione dell’identità nazionale negli anni dell’Unità d’Italia.

Durante tutto il percorso espositivo, come contrappunto, saranno proposti alcuni scatti di autori del Novecento e contemporanei, quali Paolo Gioli, Luigi Veronesi, Ugo Mulas, Claudio Abate, Man Ray, Karen Knorr, Gillian Wearing e Franco Vaccari, le cui immagini hanno connessioni, sia dal punto di vista tecnico che formale, con la fotografia delle origini.

“La mostra mette in luce il rapporto stretto e proficuo tra arte e scienza nella prima metà del XIX secolo, celebrando la scoperta del negativo fotografico. Fu questa una scoperta fondamentale che rese l’immagine fotografica riproducibile, cambiando per sempre il nostro rapporto con le immagini. Per questo motivo la mostra è un momento imprescindibile per tutti quelli che si interessano alla storia e all’evoluzione della nostra cultura visiva - afferma Martina Bagnoli, direttore delle Gallerie Estensi. - “Frutto di oltre due anni di ricerca, la rassegna nasce dallo studio delle collezioni delle Gallerie Estensi, soffermandosi su un momento straordinario in cui la storia di Modena si interseca con quella delle grandi capitali europee. Attraverso le mostre e lo studio delle sue collezioni, il museo partecipa allo sviluppo della cultura visiva in maniera critica e propositiva. L’esposizione su Talbot, fa riflettere sul concetto di riproducibilità delle immagini, il desiderio di rappresentare e rappresentarsi e il rapporto strettissimo e imprescindibile tra immagine e memoria.”

Nell’occasione, la rassegna di Talbot è in dialogo con la personale di Mario Cresci dal titolo “La luce, la traccia, la forma”, presentata da Fondazione Modena Arti Visive nelle stesse date, presso Palazzo Santa Margherita a Modena.


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