Uno:Uno. A tu per tu con l'opera - Felice Giani. La Sibilla Persica

Felice Giani, La Sibilla Persica

 

Dal 30 Agosto 2015 al 30 Agosto 2015

Pavia

Luogo: Musei Civici del Castello Visconteo

Indirizzo: viale XI Febbraio 35

Enti promotori:

  • Comune di Pavia - Settore Cultura
  • Pavia Cultura Musei

Telefono per informazioni: +39 0382.399770

E-Mail info: museicivici@comune.pv.it


Un’opera d’arte al mese, per un anno ricco di cultura.
Domenica 30 agosto 2015, alle ore 16.30, si terrà il nuovo appuntamento con Uno:Uno. A tu per tu con l’opera, l’iniziativa organizzata dai Musei Civici del Castello Visconteo, con il sostegno dell’Associazione Amici dei Musei Pavesi, che l'ultima domenica di ogni mese conduce alla scoperta delle collezioni dei Musei pavesi, un capolavoro alla volta.
L'idea è quella di favorire il rapporto diretto tra il visitatore e l’opera d’arte, privilegiando la fruizione “slow” di un singolo oggetto, differente rispetto alla visita di un’intera collezione.
Uno:Uno si concentra di volta in volta su una singola opera, tratta dal percorso espositivo o dai depositi del museo (come in questo caso), presentata da un esperto, offrendo differenti chiavi di lettura per evidenziare le molteplici e talvolta inattese connessioni che scaturiscono dalla conoscenza approfondita dell'arte.

L’appuntamento del 30 agosto è con La Sibilla Persica, olio su tela del pittore Felice Giani (San Sebastiano Curone, 1758 – Roma, 1823), realizzato nei primi anni ottanta del Settecento. Il dipinto, copia della Sibilla Persica di Giovanni Battista Barbieri, detto il Guercino (conservata presso la Pinacoteca Capitolina di Roma), documenta la formazione di Felice Giani, avvenuta – com’era allora consuetudine – sulle opere dei grandi maestri e si propone come un esercizio del giovane artista piemontese. Se confrontata con l’originale del Guercino, la versione della Sibilla Persica di Giani predilige l’uso di una tavolozza dai colori più freddi, conforme al gusto dell’epoca.
L’opera, che faceva parte della Collezione Malaspina, sarà presentata al pubblico da Davide Tolomelli – Musei Civici di Pavia.

I nostri Musei sono ricchi di arte, di storia e di opere di straordinario valore, a volte non sufficientemente conosciute anche nella nostra stessa città – dichiara l’Assessore alla Cultura Giacomo Galazzo –. Questa bella iniziativa apre le porte dei musei e lo fa in un modo nuovo e originale, tentando di invogliare il visitatore a tornare periodicamente a visitarli proprio perché luogo di esperienze artistiche sempre nuove e stimolanti.

L’ingresso a Uno:Uno è gratuito per tutti i possessori della MY MUSEUM CARD, la carta che (al prezzo di 18 euro) apre le porte dei Musei Civici del Castello Visconteo per 365 giorni: una vera e propria tessera fedeltà – annuale e nominale – che consente l'accesso illimitato alle collezioni museali e alle mostre organizzate dai Musei Civici, la partecipazione gratuita a tutti gli eventi collaterali e riduzioni speciali per le mostre delle Scuderie e gli acquisti al bookshop. Per chi non fosse in possesso della MY MUSEUM CARD, l'iniziativa è aperta al costo simbolico di 1 euro: un piccolo contributo alla salvaguardia del patrimonio artistico e culturale della città.

Felice Giani
La Sibilla Persica
Olio su tela, 117x95.5 cm

Stando alle recenti acquisizioni documentarie, il dipinto – copia della Sibilla Persica di Giovanni Battista Barbieri, detto il Guercino, conservata presso la Pinacoteca Capitolina di Roma – fu eseguito nella capitale dello Stato Pontificio nei primissimi anni ’80 del XVIII secolo come esercizio dal giovane Felice Giani. Sappiamo, infatti, che nell’autunno del 1779 era in corso il trasferimento del pittore da Bologna a Roma e che, già nella primavera dell’anno seguente, egli stava copiando un dipinto del Barbieri nella Galleria Borghese, mentre la Sibilla Persica era già ultimata il 21 settembre 1882, allorché il giovane la spedì – insieme con altri quattro dipinti, copie da opere di Guercino e Tiziano conservate in importanti collezioni romane – a Pavia presso il marchese Luigi Botta Adorno, che lo stava generosamente mantenendo agli studi, per dimostrargli i progressi compiuti. Sappiamo, inoltre, che il dipinto in oggetto fu destinato a essere donato alla marchesa Teresa, sorella minore del marchese Botta Adorno e vedova del marchese Ottaviano Malaspina, e che esso venne spedito a Pavia, insieme agli altri quattro, arrotolato dentro una cassa, demandando al pittore pavese Carlo Antonio Bianchi – attivo con continuità presso i Botta Adorno e già maestro del giovane Giani durante il suo soggiorno nel capoluogo lombardo – il compito di togliere le tele dall’imballo e montarle sui telai.
È verosimile che il dipinto fosse successivamente passato da Teresa Malaspina, deceduta nel 1809 senza figli, al nipote Luigi Malaspina e da costui destinato al proprio museo. Del resto, sembra di poter intuire che il Giani fosse stato introdotto presso i Botta Adorno proprio dai Malaspina. Inoltre, il marchese Malaspina stesso – verosimilmente Luigi, definito “mio protetore presso l’eccellenza vostra” dal pittore in una lettera a Luigi Botta Adorno – gli aveva personalmente fatto visita a casa nella primavera del 1782. La Sibilla Persica compare come opera di Felice Giani nel catalogo dei dipinti del marchese Malaspina; nel 1874 era esposta nella sala delle stampe dello Stabilimento di Belle Arti e all’inizio del XX secolo fu nuovamente registrata nell’inventario dei dipinti della Pinacoteca pavese.
Concesso in prestito a Palazzo Mezzabarba, secondo il mai sufficientemente deprecato malcostume italiano di utilizzare i dipinti dei depositi dei musei come elemento di arredo dei pubblici uffici, il dipinto venne trafugato il 23 gennaio 1985, mediante il taglio della tela lungo i bordi, eseguito in modo grossolano. La Sibilla Persica – recuperata quasi due mesi dopo in casa di un pittore arrestato per un tentativo di furto ai danni dei Musei Civici – era stata nel frattempo restaurata a cura del padre del ladro, restauratore di professione.
Il dipinto, ulteriormente danneggiato dall’acqua in occasione del nubifragio del 29 agosto 1988, venne nuovamente restaurato nel 1990 da Paola Zanolini, che riuscì a riportarlo alle dimensioni originarie, ricomponendo la parte centrale ai bordi, circa sette centimetri per parte, decurtati nel furto e rimasti attaccati al vecchio telaio.
Il dipinto documenta la formazione del giovane Felice Giani avvenuta, come di consueto, sui testi pittorici dei grandi maestri. Del resto, sappiamo che, già nel 1778 durante il soggiorno bolognese, il giovane si era esercitato a copiare, in particolare, opere di Guercino.
Questa predilezione per Guercino non è inusuale per il XVIII secolo e affonda le sue radici in un’interpretazione critica dovuta a Carlo Cesare Malvasia, secondo il quale «Ebbe egli [cioè il Barbieri] un fare a quello di Guido [Reni] contrario ed opposto, che dove questi della vaghezza troppo forse fu vago, della fierezza mostrossi egli seguace; e ripigliando del Caravaggio suddetto il colorire forte e la naturalezza, l’abbellì con molta correzione, v’aggionse più grazia». Solo la critica contemporanea avrebbe liberato il pittore di Cento dalla responsabilità di avere corretto gli errori imputati a Caravaggio alla luce della lezione di Lodovico Carracci. Del resto, la fortuna critica settecentesca del Guercino è testimoniata anche dall’entusiasmo con cui ne parla Goethe.
Va, infine, notato che, se confrontata con l’originale del Guercino, la versione del Giani è tradotta mediante l’uso di una tavolozza dai colori più freddi, conformemente al gusto di fine secolo.




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