Pablo Picasso. La materia e il segno. Ceramica, grafica

Pablo Picasso, Face N° 130

 

Dal 30 Aprile 2017 al 27 Agosto 2017

Castiglione del Lago | Perugia

Luogo: Palazzo della Corgna

Enti promotori:

  • Comune di Castiglione del Lago

Costo del biglietto: Il biglietto comprende la visita a Palazzo della Corgna e alla Rocca del Leone. Intero 8 euro; ridotto 5 euro (gruppi di oltre 15 unità, ragazzi fino a 25 anni); ridotto famiglia 18 euro (3 persone), 22 euro (4 persone); biglietto unico residenti Comune di Castiglione del Lago 4 euro; ridotto famiglia residente 10 euro (3 persone), 12 euro (4 persone); omaggio bambini fino a 6 anni

Telefono per prevendita: +39 0744 422848

Telefono per informazioni: +39 075 951099

E-Mail info: cooplagodarte94@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.palazzodellacorgna.it


Comunicato Stampa:
Che cos’è l’arte? Se lo sapessi, mi guarderei bene dal rivelarlo. Io non cerco, trovo”.
Pablo Picasso, dalla rivista “Formes”, Parigi, 2 maggio 1930
 
Anche Castiglione del Lago rende omaggio al grande Pablo Picasso nell’anno in cui si ricordano i 100 anni dal suo viaggio in Italia. Era il 1917 quando l’artista spagnolo venne nel belpaese in compagnia dello sceneggiatore e drammaturgo Jean Cocteau alla ricerca di ispirazioni creative.
Dal 30 aprile al 27 agosto 2017 il Palazzo della Corgna, cuore culturale della città, ospita la mostra “Pablo Picasso. La materia e il segno. Ceramica, grafica”, promossa dal comune di Castiglione del Lago con il contributo della Regione Umbria. La mostra è rappresentativa della creatività del più grande e influente artista del ‘900, che si è cimentato, nel corso della sua lunga e intensa esistenza, in tutti i generi artistici conosciuti: pittura, incisione, disegno e ceramica.L’esposizione di Castiglione del Lago permette di ammirare le tre celebri serie di incisioni e acqueforti, “Le Cocu Magnifique”, “Carmen” e “Balzac en bas de casse et Picassos sans majuscule”, e di un corpo unico di ben 29 ceramiche. Un totale di oltre 90 opere in cui il segno di Picasso è più che mai evidente e riconoscibile.
Gli appuntamenti dedicati alla celebrazione del centenario del viaggio di Picasso in Italia appaiono un’occasione unica per scoprire il suo genio incontrastato, come dichiarato dal Ministro Franceschini nell’ambito delle iniziative promosse dal MIBACT: “Il progetto vede il coinvolgimento diretto di importanti istituzioni culturali italiane. È davvero il modo migliore per rendere omaggio a un grande artista europeo legato in maniera indissolubile al nostro Paese”.
La gestione del circuito monumentale di Palazzo della Corgna è affidata alla Cooperativa Lagodarte, affiancata da Sistema Museo per le attività di valorizzazione e da Aurora Group per la ristorazione e promozione di prodotti tipici locali.
 
La selezione di opere ospitata nel suggestivo Palazzo della Corgna consente l’approccio a una particolare modalità espressiva dell’artista spagnolo. Il valore di questa esposizione consiste nell’intensità eloquente dei manufatti, realizzati per lo più in un periodo storico particolarmente significativo, segnato dalla fine della seconda guerra mondiale. Picasso sperimenta temi e stili, trasformando forme tradizionali in forme uniche, in particolare nella ceramica, dove l’oggetto quotidiano diventa espressivo. Le ventinove ceramiche esposte, realizzate tra il 1947 e la fine degli anni ’60, provengono da raccolte e collezioni private: brocche, vasi antropomorfi, piatti decorati, graffiti e modellati. La caratteristica di questa produzione è l’originale trasformazione delle forme in particolari plastici figurativi, esaltati dalla policromia del segno pittorico, con un’attenzione al piccolo dettaglio per cogliere l’essenza del rappresentato. Tra i temi iconografici prescelti compaiono gufi, pesci, tori, picadores, corride, uccelli, figure femminili, volti di fauni, realizzati con segni intensi e soluzioni antropomorfe e zoomorfe inimmaginabili. “Dovreste fare della ceramica. È magnifico!”, dichiarò lo stesso Picasso in una conversazione pubblicata sulla rivista “Quadrum” (Bruxelles, 1956). Nelle scelte iconografiche e formali per la realizzazione delle ceramiche l’artista coniuga il linguaggio contemporaneo, ispirato ai grandi temi dell’arte del Novecento, con la storia millenaria dell’arte della ceramica.
Nelle tre serie di incisioni e acqueforti Pablo Picasso illustra nello specifico: la novella “Carmen” (1949), una serie di ritratti di Honoré de Balzac, padre del Realismo nella letteratura europea (1957) e il pezzo teatrale “Le Cocu Magnifique” di Fernand Crommelynck di Prosper Mérimée (1968). Raffigura con ammirevole stilizzazione visi di donna e di uomo, costumi andalusiani, teste di toro e figure mitologiche, prendendo ispirazione anche dalle proprie conoscenze mitologiche, tra le quali primeggia la figura immancabile del Minotauro. Scriveva Pablo Picasso sui diversi procedimenti d'incisione: “Il più nobile, il più ricco è senza dubbio l’acquaforte. […] Quindi bisognava arricchire la litografia con la tecnica dell’acquaforte. Mi sembra di esserci riuscito”.

LE SERIE DI INCISIONI E ACQUEFORTI

 
Il primo contatto di Picasso con l'incisione avvenne a Barcellona, determinato dal pittore catalano Ricardo Canals, che lo sfidò in una gara nell'incisione all'acido su lastra di rame. Si era proprio agli albori del 1900 e il giovane Pablo Picasso era ancora alla ricerca della sua identità artistica. Tuttavia, questo primo approccio sarà presago di un'attività molto intensa nel campo dell'incisione. Picasso sente che tramite l'incisione si riappropria dell'antica condizione dell'alchimista, ossia nella libertà di trasformare chimicamente e meccanicamente il segno grafico. Niente di meglio per un temperamento sopra le righe come il suo.
L'ultima opera incisoria realizzata da Picasso a Parigi sono le trentotto incisioni a bulino (una tecnica meno frequentata dall'artista) della novella di Prosper Mérimée Carmen del 1845, divenuta famosa per essere stata trasposta in musica da Bizet nel 1875. Per queste tavole Picasso pensa a volti femminili e maschili, costumi andalusi e teste taurine. L'opera viene pubblicata dalla Bibliothèque Française nel 1949 e stampata dar Roger Lacourière.
Quando l'artista si trasferisce sulla Costa Azzurra negli anni cinquanta, il nuovo ambiente gli farà trovare la concentrazione giusta per dar vita a una serie incredibile di opere incise e per sperimentare ancora nuove tecniche in questo genere artistico. Alla fine del 1952 realizza undici litografie con ritratti diversificati di Honoré de Balzac commissionategli da Fernand Mourlot. Una di esse viene utilizzata come frontespizio per una edizione di Le Pére Goroit di Balzac Nel 1957 otto di queste litografie saranno pubblicate da Michel Leiris in Balzacs en bas de casse.
Nel 1968 Picasso incide dodici tavole all'acquaforte e acquatinta per illustrare la commedia scritta nel 1920 da Fernand Crommelynck Le Cocu Magnifique. Farce en trois actes, che racconta le conseguenze del sentimento tragico della gelosia. Un desiderio sopito da molto tempo porta l'artista a omaggiare Fernand con questa serie insieme al figlio dell'autore, lo stampatore Aldo Crommelynck, con il quale lo pubblica due anni dopo in forma di suite. Si tratta di un nucleo estremamente rappresentativo del repertorio figurativo picassiano, capace di rendere con arguzia lo spirito farsesco dell’opera teatrale.
Mariastella Margozzi, storica dell'arte, dal testo critico del catalogo

LE CERAMICHE
 
“La tematica legata alla produzione ceramica di Picasso è stata oggetto negli anni di tanti studi, considerata la copiosa produzione di oltre 4000 manufatti, parte in produzione e parte pezzi unici. Non si può propriamente definire un colpo di fulmine l’incontro di Picasso con la materia fittile. Certo ci fu quella visita inaspettata nell’estate del 1946 a Vallauris, durante il suo soggiorno in Costa Azzurra, dove riprese un fare che aveva già sperimentato da adolescente quando a 13 anni nel 1894 dipinse a Malaga diversi piatti in chiave popolare, guardando gli esempi degli artisti dell’epoca. A Vallauris, antico centro di produzione ceramica della Francia Meridionale, Picasso ebbe la fortuna di incontrare persone speciali, i coniugi Ramié (Suzanne Douly e Georges Ramié), e una manifattura attiva dal 1938, la Madoura, con produzione popolare in terra rossa locale, in grado di assecondare l’estro creativo e la curiosità del vulcanico artista. Un fauno e due tori furono le prime tre sculture di piccole dimensioni che, con fare innato e casuale, Picasso modellò già nella sua prima visita. L’incontro con la madre terra significò per l’artista tornare ai primordi, leggere la storia delle civiltà, tornare bambino, come testimonia nel 1948 il suo mercante Daniel-Henry Kahnweiler.
La gioia e la felicità infantile si trasformarono in fascino ed entusiasmo nell’utilizzare la materia, dipingerla, modellarla, nelle sue superfici curve, quasi che l’immagine tendesse a scappare dalla rappresentazione assecondando la curvatura della superficie.
Picasso con il tempo e la creatività che lo connota, investigò la possibilità di questo nuovo linguaggio, integrando ed alternando forma e decorazione, utilizzando la qualità scultorea della terra unita al dato pittorico per creare effetti quasi illusionistici (per cui la sagoma del vaso asseconda la silhouette della figura femminile, la foggiatura del vaso riprende le sagome di bestiari immaginari, il piatto diviene ritratto di fauni e di figure mitologiche, etc.).
Picasso non si accontentò delle forme tradizionali dei Ramié: ne creò di nuove, con assemblaggi e reinvenzioni, come i “vasi strutturali”, che non guardavano più al dato funzionale, ma diventavano vera e propria scultura. Picasso giunse in quel momento particolare del suo percorso alla ceramica come ad un approdo ad una nuova poetica che la terra, sola, poteva fornirgli in quel periodo e in quella situazione storico-artistica: libertà d’espressione, ritorno alle origini, omaggio alla storia e all’eternità dell’arte, in sintesi nuova sperimentazione che giunge a lambire la sfera scultorea”.
Claudia Casali, direttrice del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, dal testo critico del catalogo

Pablo Ruiz Picasso nasce a Malaga (Spagna) il 25 ottobre 1881. Figlio di un professore della Scuola delle Arti e dei Mestieri e conservatore del museo della città, già in tenera età rivela una precoce inclinazione per il disegno e la pittura. Nel 1891 la famiglia si trasferisce a La Coruna, dove il padre insegna disegno nel locale Istituto d'Arte frequentato anche da Pablo. La pittura e l'edizione di riviste prodotte in un unico esemplare sono i passatempi del giovane che, nel 1895, entra all'Accademia di Belle Arti di Barcellona, superando la prova di ammissione con disegni eseguiti in un solo giorno rispetto al mese concesso dalla commissione. Dopo aver vinto un concorso dell'Accademia Reale di Madrid, Pablo Picasso si trasferisce nella capitale, ma la scarlattina lo riporta in famiglia a Barcellona dove frequenta ritrovi di artisti, politicanti, poeti e vagabondi. In questo periodo dipinge soprattutto figure tristi e tragiche firmando le sue opere P. Ruiz. Successivamente, per distinguersi dal padre, aggiunge il cognome della madre "Picasso", decidendo intorno ai vent'anni di firmarsi semplicemente Picasso.
Nel febbraio del 1900, interpretando il ruolo dell'artista maledetto, Pablo Picasso organizza a Barcellona una mostra che, nonostante le riserve dei conservatori, ha successo vendendo molte opere e trasformando il giovane pittore in un personaggio odiato e amato. È il Picasso del “periodo blu”. Dal 1904 si stabilisce pressoché definitivamente a Parigi. Il soggetto della sua pittura, dai saltimbanchi e dal circo del “periodo rosa”, ai toni bronzei del soggiorno di Gósol, a “Le demoiselles d’Avignon” si formalizza con la nascita ufficiale del cubismo nel 1908. Negli anni successivi si collocano la sua definitiva affermazione, il ricco contratto con il mercante Kahnweiler, la storia d’amore con Marcelle Humbert, il viaggio in Italia e il matrimonio con Olga Koklova, la nascita del primo figlio Paulo, il legame con Marie Thérèse Walter dalla quale ha una figlia, Maya. “Guernica”, che denuncia gli orrori della guerra, è del 1937. Durante la guerra soggiorna a Parigi e dopo la Liberazione si trasferisce in Costa Azzurra con Dora Maar. Dalla relazione con Françoise Gillot nascono Claude e Paloma. Per circa 20 anni, dal 1947, una parte importante della sua enorme produzione artistica è costituita dalle ceramiche che realizza a Vallauris, nell’atelier Madoura di Georges e Suzanne Ramié. Nella sua vastissima produzione artistica, frutto anche di una feconda longevità, ottiene esiti eccellenti anche nella scultura, nell’incisione e nella illustrazione grafica, in cui i temi dell’opera pittorica tornano e si ripetono nell’ossessione della continua ricerca. Gli ultimi anni della sua vita li trascorre come un recluso nella sua villa di Mougins con Jacqueline, sua compagna dal 1953. Muore l'8 aprile 1973, all'età di 91 anni.

Orari di apertura: tutti i giorni ore 9.30-19. La biglietteria chiude mezz’ora prima.
È possibile prenotare l’apertura straordinaria per visite riservate (callcenter@sistemamuseo.it)

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