Federico Fellini. Il corpo sognato / Pablo Picasso. La Célestine

Pablo Picasso, incisione dalla serie "La Célestine", 1968

 

Dal 09 Giugno 2018 al 15 Luglio 2018

Rimini

Luogo: Castel Sismondo

Indirizzo: piazza Malatesta

Costo del biglietto: intero € 10, biglietto unificato con Caravaggio Experience € 16

E-Mail info: cultura@aptservizi.com

Sito ufficiale: http://www.biennaledisegnorimini.it/


Comunicato Stampa:
È in corso al Museo Picasso di Malaga, un’esposizione dedicata a Federico Fellini intitolata “Y Fellini soñò con Picasso” per la quale il prestigioso museo spagnolo ha chiesto in prestito al Comune di Rimini una raccolta di disegni dell’illustre riminese e la copia anastatica del Libro dei Sogni dove vi sono sia racconti che rapidi schizzi grafici di tre sogni dedicati al grande pittore iberico. Fellini infatti sognava Picasso e lo ritraeva nei suoi “appunti” onirici. 
In risposta speculare alla mostra di Malaga, in occasione della terza edizione della Biennale Disegno, Rimini allestisce fino al 15 luglio negli spazi di Castel Sismondo, che dal 2020 accoglierà il Museo Fellini, in corso di progettazione, due grandi mostre: “Il Corpo sognato” di Federico Fellini a cura di Nicola Bassano e Marco Leonetti e “La Celestine” di Pablo Picasso a cura di Alessandra Bigi Iotti. 
 
Sia la mostra di Malaga che quella di Rimini mettono a confronto due figure vulcaniche del Novecento europeo, che altre volte sono state associate per eccentricità e poetica. I temi erotici e quelli circensi sono di certo i terreni di maggiore affinità, ma anche la capacità di far fiorire linguaggi inaspettati, il talento della trasformazione e la vorace curiosità sono campi paralleli per i due geniali artisti. 
Di questi due geni del Novecento, di questi due formidabili rabdomanti di immagini potenti e universali sono messe in evidenza assonanze tematiche e affinità poetiche, assumendo come traccia la raffigurazione erotica del corpo femminile. 
 
Fellini sognava di essere con Giulietta in casa di Picasso in un’atmosfera familiare, ma forse anche Picasso ha sognato Fellini, film come La Strada, 8 e 1/2, e La Dolce Vita, furono opere consentanee all’immaginario di Pablo. 
Oltre a una vasta selezione di disegni di Federico Fellini di cui è proprietaria, Rimini espone anche un importante nucleo di inediti che il regista, durante le riprese del Casanova, aveva donato al suo amico fraterno, sceneggiatore e poeta, Tonino Guerra, probabilmente durante le riprese, tra il 1975 e il 1976, del filmconservati in una collezione privata riminese. Si tratta di un gruppo di 42 disegni, di piccolo formato, ma di coerente invenzione e di propulsiva ironia, che mostrano l’altra faccia dell’erotismo felliniano, quello declinato al maschile e incarnato in una sequenza di personaggi che dialogano con il proprio alter egosessuale, sempre enorme e fuori misura. Quasi ogni foglio reca un titolo lapidario, scritto dallo stesso Fellini in lingua inglese, forse in previsione di una pubblicazione di ambito internazionale, della quale tuttavia non si ha altra notizia. 
Questo colorato mazzo di carte costruisce un vero castello satirico, dalla natura quasi psicanalitica, entro il quale una sequenza di personaggi si trova a dialogare col proprio alter ego sessuale. Del grande regista si conoscevano singoli disegni analoghi, ma questo è il nucleo più compatto, ideato su un preciso filo conduttore al punto da comporre, se escludiamo il Libro dei Sogni, l’unico altro libro tematico nel pirotecnico mondo grafico di Federico. 
Introduce la mostra il Libro dei sogni originale in due teche il grande album dove il regista riminese, per trent’anni, dal 1960 al 1990, ha trascritto e illustrato la sua vita onirica e dove il pittore spagnolo compare tre volte, e l’allestimento di due maxi schermo speculari permette di assistere alla proiezione di immagini dove i due artisti si raccontano e dove è proiettato il video di Diego Zuelli, gioiello filmico cesellato alla tastiera di un computer e interamente dedicato alla suprema finzione che Federico Fellini mise in scena nel proprio cinema.
 
Di Pablo Picasso Rimini espone “La Célestine” una serie di 66 incisioni – acqueforti, acquetinte e puntesecche - che l’artista realizzò nel 1968 per illustrare l’omonima prima opera drammatica spagnola del 1499, nell’originale edizione tradotta in francese da Pierre Heugas, tirata in 400 esemplari numerati e firmati su carta Canton du Moulin Richard-de-Bas.
Il racconto drammaturgico attribuito a Fernando de Rojas, e incentrato su Celestina, simbolo fatale ed ironico del femminino, ha generato uno dei più importanti casi letterari della cultura spagnola: numerose edizioni del testo originale, traduzioni in tutta Europa, riletture e completamenti dell’opera che giungono a coprire più di un secolo e che attraversano i più svariati generi letterari.
Le illustrazioni di Picasso per La Célestine non sono una fedele e filologica trasposizione del testo: a lui va riconosciuto un assoluto primato in quanto a freschezza e originalità; le scene proposte non accompagnano la narrazione ma procedono autonomamente rispetto ad essa abbondando di riferimenti letterari o mitologici incentrati come sempre sui temi dell’eros, della gelosia e della morte.

Sabato 9 giugno, alle ore 18, una visita guidata con l’esperto Marco Leonetti

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