Alfredo Zelli. Beata moltitudo
Alfredo Zelli, Madre oro, 2007
Dal 1 April 2026 al 17 May 2026
Roma
Luogo: Mattatoio di Roma
Indirizzo: Piazza Orazio Giustiniani 4
Orari: Dal martedì alla domenica dalle ore 11.00 alle 20.00 lunedì chiuso L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura
Curatori: Carlo Alberto Bucci
Enti promotori:
- Assessorato alla Cultura di Roma Capitale
- Azienda Speciale Palaexpo
- Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
Sito ufficiale: http://www.mattatoioroma.it
Dal 1° aprile al 17 maggio 2026 il Mattatoio di Roma presenta nel Padiglione 9b la mostra Alfredo Zelli. Beata moltitudo, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti, realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Latitudo.
Nel 1986 Alfredo Zelli tiene a Roma la sua prima mostra personale presso la galleria di Ugo Ferranti, con il quale avvierà una lunga collaborazione, e nello stesso anno espone da Yvon Lambert a Parigi e da Annina Nosei a New York. A quarant’anni dall’esordio, la mostra Beata moltitudo si configura come un progetto di carattere antologico, concepito nella forma di una personale, capace di mettere in relazione l’intero arco della sua ricerca attraverso l’esposizione di oltre 40 opere.
Alfredo Zelli impiega la pittura per le sue creazioni e plasma i materiali con l’occhio di uno scultore, eppure sin dagli esordi ha individuato nello spazio accogliente e abitabile il motore primo dell’opera.
Lo avvertiva Augusto Pieroni nel testo in catalogo della personale al Museo Laboratorio della Sapienza del 1995: “L’opera di Zelli – sottolineava lo studioso – vive proprio sulla linea di confine tra arte e architettura, laddove la struttura dà – propriamente – luogo all’opera”. Luogo e logo, spazio e pensiero, convivono nel percorso creativo dell’artista.
La prima opera che il visitatore incontrerà all’interno del Padiglione è la grande installazione Senza titolo del 1999 che mima una nicchia architettonica al centro della quale si stacca una forma ovale di pierfrancescana memoria. Di fronte a questo lavoro in legno, cartone e tempere, troviamo l’acrilico su Pet Tra giorno, notte, cielo e terra del 2025-2026, scelto per rappresentare gli esiti più recenti di una ricerca che, iniziata più di quindici anni fa, vede la figura – per lo più umana e debitrice dei volumi dell’arte manierista – smaterializzarsi lungo la prospettiva di piani trasparenti che scalano in profondità.
L’esposizione prosegue con opere del passato e del presente: le superfici scabre e le tonalità calde dell’installazione Senza titolo del 1987 e del clipeo Madre oro del 2007 dialogano con i piani traslucidi e i colori squillanti dei lavori più recenti, Figura e spazio esposto nel 2023 e Ipotesi metaverso. In Tutto è nascente, struttura tridimensionale presentata allo Hyunnart Studio nel 2023, i fogli di Pet dipinti si articolano a raggiera intorno a un palo centrale, restituendo allo spettatore l’immagine di un corpo in movimento attraversato dalla luce. Le superfici trasparenti che compongono l’opera, e sulle quali i colori si aggregano in velature, si dispongono secondo sequenze di lontana eco futurista.
La mostra invita lo spettatore a ricomporre, attraverso il proprio sguardo, figure e identità presenti nei dipinti. Parafrasando il celebre detto latino presente in contesti eremitici francescani e cistercensi, Beata moltitudo rimanda all’umanità nel suo sviluppo attraverso la storia dell’arte e del sacro.
Alfredo Zelli nasce a Roma nel 1957. Esordisce nel 1986 presso la galleria di Ugo Ferranti con la quale collabora assiduamente in occasione di personali, collettive e rassegne internazionali. Nel 1988 partecipa a Rimini alla mostra “Ordine e disordine” a cura di Renato Barilli e, a Milano, a “Geometrie dionisiache in Italia oggi l'arte giovane”, curata da Lea Vergine. Del 1995 è la personale presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma e del 1998 la partecipazione a “Lavori in corso 5” al Macro di Roma. Nel 2014 prende parte al Premio Vasto e al Premio Michetti. Nel 2023, tra l’altro, alla mostra romana “Ipotesi Metaverso”.
Opening e anteprima della mostra 31 marzo, ore 18
Nel 1986 Alfredo Zelli tiene a Roma la sua prima mostra personale presso la galleria di Ugo Ferranti, con il quale avvierà una lunga collaborazione, e nello stesso anno espone da Yvon Lambert a Parigi e da Annina Nosei a New York. A quarant’anni dall’esordio, la mostra Beata moltitudo si configura come un progetto di carattere antologico, concepito nella forma di una personale, capace di mettere in relazione l’intero arco della sua ricerca attraverso l’esposizione di oltre 40 opere.
Alfredo Zelli impiega la pittura per le sue creazioni e plasma i materiali con l’occhio di uno scultore, eppure sin dagli esordi ha individuato nello spazio accogliente e abitabile il motore primo dell’opera.
Lo avvertiva Augusto Pieroni nel testo in catalogo della personale al Museo Laboratorio della Sapienza del 1995: “L’opera di Zelli – sottolineava lo studioso – vive proprio sulla linea di confine tra arte e architettura, laddove la struttura dà – propriamente – luogo all’opera”. Luogo e logo, spazio e pensiero, convivono nel percorso creativo dell’artista.
La prima opera che il visitatore incontrerà all’interno del Padiglione è la grande installazione Senza titolo del 1999 che mima una nicchia architettonica al centro della quale si stacca una forma ovale di pierfrancescana memoria. Di fronte a questo lavoro in legno, cartone e tempere, troviamo l’acrilico su Pet Tra giorno, notte, cielo e terra del 2025-2026, scelto per rappresentare gli esiti più recenti di una ricerca che, iniziata più di quindici anni fa, vede la figura – per lo più umana e debitrice dei volumi dell’arte manierista – smaterializzarsi lungo la prospettiva di piani trasparenti che scalano in profondità.
L’esposizione prosegue con opere del passato e del presente: le superfici scabre e le tonalità calde dell’installazione Senza titolo del 1987 e del clipeo Madre oro del 2007 dialogano con i piani traslucidi e i colori squillanti dei lavori più recenti, Figura e spazio esposto nel 2023 e Ipotesi metaverso. In Tutto è nascente, struttura tridimensionale presentata allo Hyunnart Studio nel 2023, i fogli di Pet dipinti si articolano a raggiera intorno a un palo centrale, restituendo allo spettatore l’immagine di un corpo in movimento attraversato dalla luce. Le superfici trasparenti che compongono l’opera, e sulle quali i colori si aggregano in velature, si dispongono secondo sequenze di lontana eco futurista.
La mostra invita lo spettatore a ricomporre, attraverso il proprio sguardo, figure e identità presenti nei dipinti. Parafrasando il celebre detto latino presente in contesti eremitici francescani e cistercensi, Beata moltitudo rimanda all’umanità nel suo sviluppo attraverso la storia dell’arte e del sacro.
Alfredo Zelli nasce a Roma nel 1957. Esordisce nel 1986 presso la galleria di Ugo Ferranti con la quale collabora assiduamente in occasione di personali, collettive e rassegne internazionali. Nel 1988 partecipa a Rimini alla mostra “Ordine e disordine” a cura di Renato Barilli e, a Milano, a “Geometrie dionisiache in Italia oggi l'arte giovane”, curata da Lea Vergine. Del 1995 è la personale presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma e del 1998 la partecipazione a “Lavori in corso 5” al Macro di Roma. Nel 2014 prende parte al Premio Vasto e al Premio Michetti. Nel 2023, tra l’altro, alla mostra romana “Ipotesi Metaverso”.
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