Lorenzo Scotto di Luzio. Basteln

© Lorenzo Scotto di Luzio

 

Dal 16 Febbraio 2016 al 26 Marzo 2016

Roma

Luogo: T293 Gallery

Indirizzo: via Ripense 6

Orari: da martedì a sabato 14-19

Telefono per informazioni: +39 06 88980475

E-Mail info: info@t293.it

Sito ufficiale: http://www.t293.it



Basteln (fare bricolage) si compone di una nuova serie di lavori di Lorenzo Scotto di Luzio che si presentano come una cronaca della realtà quotidiana, e di alcune delle soggettività che la popolano. Evidenziando la necessità di riformulare i paradigmi di riferimento più tradizionali, l’artista tuttavia fa sì che sia l’incontro tra lo spettatore e le opere –e gli eventi e le soggettività di cui si fanno manifestazione- a completare questo mosaico del nostro quotidiano. Basteln rappresenta anche l’inizio di un nuovo ciclo espositivo per la galleria all’interno del nuovo spazio in Trastevere.
Con uno stile sicuramente colto, sempre acuto e beffardo, l’artista inscena la parodia di una realtà che si mostra durissima, illustrando le paranoie, la paura del fallimento e le pulsioni volitive che la pervadono. In un momento storico connotato da una perversa compulsione verso il possesso, e da una narcisistica ansia di autorappresentazione, Lorenzo Scotto di Luzio prende invece ispirazione da un libro per bambini composto da facce da colorare e da ornare con vari adesivi. Ed è così che i suoi ritratti finiscono per assumere le forme di un pomodoro, di un limone, di bambina sorridente, di un ovale contornato da una collana di perle, e di un volto astratto nel suo lento decadere.
Questi volti non richiedono malinconica contemplazione, né compassione. La loro irriverenza e la goffaggine delle loro forme tradiscono l’estetizzazione di quell’ansia e di quel desiderio di cui si fanno simbolo. Ed è proprio questa procedura anti-estetizzante, riduttiva e palesemente non-professionale che acuisce la forza corrosiva delle tensioni che animano i soggetti ritratti. Le stesse tensioni drammatiche e assolutamente non necessarie animano i movimenti –reali o presunti- delle sculture che accompagnano il visitatore lungo le sale della galleria. 
Una scultura in particolare, esalta la dimensione temporale –e fortemente contemporanea- di questa parodia del dramma. Composta da barre in alluminio e palloni da basket, Stick Man Kills Stick Man (2015) raffigura la procedura di un’esecuzione, come quelle di cui sentiamo parlare quotidianamente, stilizzando la frustrazione implorante del condannato a morte che si inchina di fronte alla ‘ferrea’ impassibilità del boia. Le loro pose ricordano la naïveté di certi monumenti pubblici dell’immediato dopoguerra italiano: quei monumenti che ancora oggi abitano le piazze delle città della penisola, e la cui ostentata formalità tradisce il peso ideologico del contenuto.
Sensualità, desiderio di possesso, conflitto, decadimento sono i motivi principali dei lavori che costellano l’intera galleria. Ma è soprattutto la sfida lanciata al lettore di riformulare questi motivi che rafforza ulteriormente la tensione drammatica di questa mostra. Il rumore meccanico che accompagna questo percorso è infatti il segnale che questa drammatizzazione è ancora tutta in atto. La stilizzazione -forzata fino alla pantomima- di queste figure tradisce il pessimismo che soggiace a questa acuta osservazione della società contemporanea. Come se si implicasse che il genere umano effettivamente non potesse sopportare troppa realtà (citando T.J. Eliot, autore caro a Scotto di Luzio), e al contempo si volesse schernire il modo in cui il pubblico guarda all’opera d’arte nel mondo contemporaneo.
In questa mostra, la realizzazione formale delle riflessioni dell’artista sulle dinamiche di consumo e l’iperreale autoesaltazione della società raggiunge una piena maturità. Non è tanto la forte nervatura concettuale di un progetto come Basteln ad esaltare questi drammi quotidiani, ma è proprio la schiacciante semplicità delle forme che lo compongono ad acuire la potenza parodica di queste immagini, come anche la loro rilevanza politica e puntualità storica. I valori e i desideri che sembrano tenere insieme i pezzi di questo mosaico vengono ridotti ai minimi termini dall’artista, e restituiti allo spettatore come forme libere, pronte per essere ri-contestualizzate, nella speranza (che per Scotto di Luzio è per lo più illusione) che questa operazione porti a riformulare anche il contesto che le ha generate.

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