Mario Schifano. Visioni di paesaggio
Mario Schifano, Senza Titolo, 74-78, Smalto su tela, 205x136, Palma
Dal 7 June 2014 al 2 July 2014
Roma
Luogo: Deniarte
Indirizzo: via Beatrice Cenci 8
Orari: da lunedì a venerdì 10-13 / 15-18; sabato e domenica su appuntamento
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 06 3232868 / 335 1296969
E-Mail info: %20galleriadenisi@tiscali.it
Sito ufficiale: http://www.deniarte.com
Appartiene a Mario Schifano una connotazione enciclopedica, che parte da una stagione “analitica”, monocroma, a cui vengono ad aggiungersi altre cromie, fino a creare un tripudio di colori, una manifestazione del primato del vedere, del mettersi dalla parte dello spettacolo.
Di Schifano si può dire che è un rapitore d’immagini, un selezionatore della modernità, con spirito futuristico, nel senso della violazione delle sacralità scadute, in favore di uno scatto vitale che aggiunge al dato di cronaca un effetto del tuttoaltro. È come una cometa desiderante che si trascina dietro tutta una messa a nudo di significati, appartenenti alla memoria individuale e collettiva, prendendo tutto quello che gli sembra utile alla costruzione del suo panottico che non ha una filosofia direttiva, ma si fa esso stesso filosofia e modo di vivere, anche nella sua sregolatezza che vuole fondare in uno stile, come complicità di tanti stili diversi, presi per frammenti, a volte isolati, a volte spessi fino all’informale, a volte sottili come una pelle fotografica.
Lo vediamo anche nella rassegna “Visioni di paesaggio”, che la Galleria Costa Deniarte dedica al maestro fino al 2 luglio. Tra le 21 opere esposte, figura Senza titolo – Albero: un albero frondoso, tra quercia e carrubo, delineato con cura, con un tratteggio frastagliato che annuncia di farsi protagonista e, nella sua ortodossia monocroma, di proporsi come una coloristica che deve emergere dalla memoria di ciascun osservatore: un’opera aperta, sviluppo di una posizione culturale che diventa visiva, oggettiva.
In mostra anche Senza titolo – Coca Cola: un classico lavoro sulla scritta pubblicitaria del secolo, sulla marca che ha creato un costume, un modo d’essere, oltre che di bere. Diventa una variante dai mille possibili tagli e quindi ogni volta una novità, che dal punto di vista particolare, risale a una calligrafia astratta capace di innestare un immaginario all’interno di un immaginario, che a forza di seguire le strade del simbolo finisce col configurarne un mito.
Senza titolo – Palma è invece un negativo, ancora una volta, come lo è una accorata nostalgia che si allontana ma non perde la sua forza di storia personale in mezzo a una tempesta di bavature gestuali che però ne delimitano il contorno, come forma, come presenza, in un ribaltamento di campione d’ottica, oltre che essere una stimmate di fare pittorico e iconico.
Altra opera significativa: Senza titolo – Alberi: si tratta di un bosco sui generis, con una spalmatura cromatica gestuale e molto forte, leggermente gocciolante, su cui si aprono otto loculi in cui sono innestati sette alberi le cui fronde sono bianche, negative, tutte da fare a rigor di pino mediterraneo; l’ottavo loculo è tutto bianco, avvolto in un vortice di blu, come a dire che il discorso rimane aperto.
Ricordiamo infine Senza titolo – Anemico: una tenue campitura cromatica, bianca, ma già corposa per delimitarne il campo, in perfetta stilistica pop, con un fondo sporco, macchiato in basso con delle tracce di rosso, a gocce, come se si fosse rotto un dito. Ma non si tratta di incidente casuale, piuttosto di un sapiente tocco, di una decisa opposizione a ogni residua formalità stilistica, in nome del segno, del gesto.
Di Schifano si può dire che è un rapitore d’immagini, un selezionatore della modernità, con spirito futuristico, nel senso della violazione delle sacralità scadute, in favore di uno scatto vitale che aggiunge al dato di cronaca un effetto del tuttoaltro. È come una cometa desiderante che si trascina dietro tutta una messa a nudo di significati, appartenenti alla memoria individuale e collettiva, prendendo tutto quello che gli sembra utile alla costruzione del suo panottico che non ha una filosofia direttiva, ma si fa esso stesso filosofia e modo di vivere, anche nella sua sregolatezza che vuole fondare in uno stile, come complicità di tanti stili diversi, presi per frammenti, a volte isolati, a volte spessi fino all’informale, a volte sottili come una pelle fotografica.
Lo vediamo anche nella rassegna “Visioni di paesaggio”, che la Galleria Costa Deniarte dedica al maestro fino al 2 luglio. Tra le 21 opere esposte, figura Senza titolo – Albero: un albero frondoso, tra quercia e carrubo, delineato con cura, con un tratteggio frastagliato che annuncia di farsi protagonista e, nella sua ortodossia monocroma, di proporsi come una coloristica che deve emergere dalla memoria di ciascun osservatore: un’opera aperta, sviluppo di una posizione culturale che diventa visiva, oggettiva.
In mostra anche Senza titolo – Coca Cola: un classico lavoro sulla scritta pubblicitaria del secolo, sulla marca che ha creato un costume, un modo d’essere, oltre che di bere. Diventa una variante dai mille possibili tagli e quindi ogni volta una novità, che dal punto di vista particolare, risale a una calligrafia astratta capace di innestare un immaginario all’interno di un immaginario, che a forza di seguire le strade del simbolo finisce col configurarne un mito.
Senza titolo – Palma è invece un negativo, ancora una volta, come lo è una accorata nostalgia che si allontana ma non perde la sua forza di storia personale in mezzo a una tempesta di bavature gestuali che però ne delimitano il contorno, come forma, come presenza, in un ribaltamento di campione d’ottica, oltre che essere una stimmate di fare pittorico e iconico.
Altra opera significativa: Senza titolo – Alberi: si tratta di un bosco sui generis, con una spalmatura cromatica gestuale e molto forte, leggermente gocciolante, su cui si aprono otto loculi in cui sono innestati sette alberi le cui fronde sono bianche, negative, tutte da fare a rigor di pino mediterraneo; l’ottavo loculo è tutto bianco, avvolto in un vortice di blu, come a dire che il discorso rimane aperto.
Ricordiamo infine Senza titolo – Anemico: una tenue campitura cromatica, bianca, ma già corposa per delimitarne il campo, in perfetta stilistica pop, con un fondo sporco, macchiato in basso con delle tracce di rosso, a gocce, come se si fosse rotto un dito. Ma non si tratta di incidente casuale, piuttosto di un sapiente tocco, di una decisa opposizione a ogni residua formalità stilistica, in nome del segno, del gesto.
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