World Cityscapes

© Gabriele Basilico | Gabriele Basilico, Shanghai 2011, Auditorium Parco della Musica di Roma

 

Dal 18 Dicembre 2020 al 18 Gennaio 2021

Roma

Luogo: Auditorium Parco della Musica

Indirizzo: Viale Pietro de Coubertin 10

Telefono per informazioni: +39 06 80241281

E-Mail info: info@musicaperroma.it

Sito ufficiale: http://www.auditorium.com



World Cityscapes si presenta come una mostra diversa dalle esposizioni che abitualmente visitiamo presso musei e gallerie d’arte:anziché essere allestite sui muri interni, le opere sono proiettate sulla cupola di un auditorium all’esterno, una per notte dal tramonto all’alba del giorno successivo, scandite nell’arco di un mese. Fotografie che esplodono nel buio illuminando il silenzio di questo difficile periodo storico.
Una rappresentazione che raramente si vede in Italia, una pratica certamente più diffusa in altri Paesi che vivono e consumano l’arte anche come evento spettacolare, specie nelle grandi metropoli occidentali del nord Europa.
Eppure, nonostante abbia le caratteristiche di una rassegna, World Cityscapes è a tutti gli effetti una mostra, una raccolta selezionata di fotografie d’autore intorno al tema delle città del mondo, quel mondo che oggi appare lontano e irraggiungibile, costretta com’è, l’umanità intera,a restare chiusa dentro i confini nazionali, obbligata oltretutto a mantenere e rispettare il distanziamento sociale come forma di difesadall’epidemia da Covid-19. 
Uno slide show che ricorda le proiezioni di diapositive organizzate decenni addietro nel salotto di casa, al ritorno dalle vacanze, un “caricatore” di visioni del mondo che oggi diviene una mostra e una risposta, un’affermazione di continuità culturale e uno stimolo a guardare oltre,verso un ritorno alla normalità di un futuro che auspichiamo non troppo lontano. 
Quindici fotografi italiani raccontano le città in immagini datate dalla metà degli anni novanta ad oggi, in un viaggio che parte da Campo dei Fiori, a Roma, ritratto lo scorso aprile durante il primo confinamento, per concludersi a Milano, illuminata sotto le guglie del Duomo. 

Da Roma il viaggio prosegue per Varanasi, città sacra del subcontinente indiano dove torneremo per scoprire la controversa Mumbai, dopo essere stati nelle Americhe, in Medio Oriente, in Africa, nell’Estremo Oriente e, naturalmente, in Italia. Faremo una sosta in Grecia ad Atene,culla della civiltà occidentale, nella tormentata Beirut e nel Corno d’Africa, ad Addis Abeba, voleremo nella colorata Rio de Janeiro,per approdare infine nella sfavillante e gelida Harbin, nel nord della Cina a poche centinaia di chilometri dalla Siberia. 
Alle grandi metropoli come Tokyo, New York, Shanghai, fanno da contraltare città che non vantano capolavori di architetturacontemporanea né sono glamour, eppure altrettanto note, segnate da avvenimenti che le hanno rese drammaticamente famose nellebreaking news dei telegiornali internazionali: scopriamo Damasco prima della guerra civile esplosa nel 2011; la bellissima San’a’ nel 2006,capitale dello Yemen oggi devastato dai conflitti che contrappongono diverse fazioni per la rivendicazione del governo nazionale;Ramallah, dove ha sede il Parlamento palestinese, nel cuore della martoriata Cisgiordania.

Stili e approcci diversi nei quindici fotografi protagonisti di questa mostra: lo sguardo lucido e ordinatore di Gabriele Basilico, indiscusso riferimento per una generazione di cui fanno parte Vincenzo Castella e Francesco Radino e da cui discendono tracciando però nuove strade Olivo Barbieri, Walter Niedermayr, Andrea Abati, sino ai più giovani e a loro volta artefici di ulteriori declinazioni del linguaggiodelle immagini, Carmelo Nicosia, Luca Campigotto, Francesco Jodice. Sperimentale e unico lo sguardo sulle città di Cristina Omenetto,mentre i paesaggi urbani diventano territori battuti dall’uomo nelle fotografie di  Giovanni Hänninen  e Giovanna Silva,come nei più giovani Valentina Sommariva, Giulia Ticozzi e Giuseppe Fanizza.

World Cityscapes ci trasporterà da un anno all’altro, e sicuramente ricorderemo a lungo questo passaggio come uno dei più difficili e sofferti, simbolicamente condiviso con il mondo intero alzando gli occhi per esplorare ogni sera un luogo lontano.

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