Moataz Nasr. Paradise Lost

Moataz Nasr, Om El Saad (The Slave Market), 2019, stampa fotografica su carta cotone su Dibond, 150 x 210 cm.

 

Dal 28 Settembre 2019 al 06 Gennaio 2020

San Gimignano | Siena

Luogo: Galleria Continua

Indirizzo: via del Castello 11

Orari: da lunedì a domenica 10-13 / 14-19

Curatori: Simon Njami

Telefono per informazioni: +39 0577 943134

E-Mail info: info@galleriacontinua.com

Sito ufficiale: http://www.galleriacontinua.com


Comunicato Stampa:
“In un colpo d’occhio e così lontano da trafiggere lo sguardo degli angeli, vede un posto triste, devastato e deserto:
questo orribile sotterraneo, arrotondato da tutte le parti,
come un grande forno ardente.
Da queste fiamme un punto di luce!
Un torbo e nero baglior tramandan solo, onde si scorge
la tenebrosa avviluppata massa
e feri aspetti e luride ombre e campi d’ambascia e duol, dove non pace mai, non mai posa si trova, e la speranza
che per tutto penétra, unqua non scende.
Quivi è tormento senza fin, che ognora
incalza più, quivi si spande eterno un diluvio di foco, ognor nudrito
da sempre acceso e inconsumabil solfo”.
John Milton, Paradise Lost
(traduzione di Lazzaro Papi, 1811)
Galleria Continua è lieta di presentare “Paradise Lost”, un nuovo progetto espositivo di Moataz Nasr a cura di Simon Njami. Considerato tra gli artisti arabi più importanti della scena contemporanea, nel 2017 Nasr viene scelto dal Ministero Egiziano della Cultura e dal Consiglio Supremo Egiziano per le Arti per rappresentare l’Egitto alla 57° Biennale di Venezia.
“La descrizione apocalittica del mondo realizzata da Milton dopo la cacciata dal Giardino dell’Eden è suggestiva. Lo è perché rappresenta una metafora abbastanza fedele del nostro mondo, precedente o privo di qualsiasi intervento divino. E questo mondo lo dobbiamo unicamente a noi stessi, alle nostre azioni. A ciò che abbiamo fatto e a ciò che abbiamo omesso di fare. La mostra di Moataz Nasr potrebbe essere vista come uno spazio situato a un bivio tra speranza (Paradiso) e disillusione (Inferno). Gli elementi che lo compongono creano una strana risonanza con uno scenario fittizio. Si tratta di un palcoscenico, uno scenario in cui la struttura del vecchio cinema che è la galleria regala una presenza allucinante o allucinata. Cosa c’era in questo giardino di cui abbiamo sentito così tanto parlare? Una montagna, un fiume, alberi, frutti, animali, un serpente e l’umanità, rappresentata dall’uomo e dalla donna. Ritroviamo la montagna, la donna, il serpente. L’albero maestro nella sala cinematografica potrebbe fungere da albero; la struttura che occupa l’ingresso da prisma, da passaggio segreto verso un mondo sconosciuto agli esseri umani. Questa mostra rappresenta quindi un viaggio di iniziazione. Un’immersione inquietante in uno spazio che mescola miti e realtà.” (Simon Njami, 2019).
Attraverso molteplici linguaggi artistici, che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla video-arte al disegno, Moataz Nasr affronta problematiche sociologiche, filosofiche, storiche, geografiche, politiche, muovendosi in uno spazio che va dall’Africa al resto del mondo. Legato alla sua terra d’origine ma perfettamente calato nella società contemporanea, l’artista fa della sua appartenenza geografica pretesto per andare oltre i confini politici e religiosi, proiettarsi verso il dialogo tra storie e culture. Tutto il suo lavoro esprime il desiderio di visualizzare dinamiche collettive, partendo dalla registrazione, attenta e sensibile, di personalità singole e universali assieme.
“Fin dall’inizio dei tempi, l’idea di immigrazione in questo mondo è stata una costante ricerca della vita. Gli esseri umani si muovono continuamente. Da nord a sud, da sud a nord (...), lo scopo di questo movimento circolare, infinito e irrequieto, è sempre lo stesso: il sostentamento, la sopravvivenza, la ricerca di una vita migliore”, afferma Moataz Nasr. “Shelter”, una capanna fatta di remi ed installata sul palco dell’ex cinema- teatro, si offre come punto d’approdo accogliente quanto transitorio.

Il mondo Occidentale e quello Orientale si fondono in uno scambio di conoscenza e contaminazione in una nuova opera che s’inscrive nel ciclo “Barzakh”: lo spazio liminale (centrale nella cultura Sufi) che indica l’attraversamento di uno spazio di transizione attraverso il quale si mette in atto una trasformazione che genera una nuova coscienza e identità.  
Nel lavoro di Moataz Nasr valori tanto assoluti ed incondizionati, quanto fragili e caduchi come la sacralità della libertà, la sua instabilità, il tributo alla lotta politica e alla difesa dei diritti civili evocano una dimensione universale. Nel video “The Mountain” l’artista ci invita ad esplorare il meno conosciuto dei nostri istinti primitivi: la paura. Una dimensione psicologica che può essere condivisa da ogni essere umano, ma che si trasforma in pregiudizio quando diventa un sentimento collettivo. Nel corso del racconto l’artista ci guida attraverso la nostra incapacità ad accettare l’ignoto e a liberarci dai miti che creiamo per proteggerci; ci esorta alla ricerca della libertà, a guardare oltre ciò che appare definito ed immutabile verso il riconoscimento delle nostre debolezze e la consapevolezza di poterle superare da soli.  
Moataz Nasr nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1961. Vive e lavora al Cairo. Tra le mostre personali più recenti ricordiamo: “Moataz Nasr / Hidden Landscape”, Akershus Fortress, Oslo, Norvegia (2012); “The Journey of a Griffin”, Villa Pacchiani Centro Espositivo, Santa Croce sull’Arno, Italia (2013); “Harmonia”, Centro Espositivo per le Arti Contemporanee SMS, San Michele degli Scalzi, Pisa, Italia (2013); “The liminal space”, Castel del Monte, Italia (2019). Tra le mostre collettive più recenti: “The See Is My Land”, MAXXI, Roma, Italia (2013); “The Divine Comedy: Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artists”, SCAD – Savannah College of Art and Design, Savannah, USA e MMK, Museum für Moderne Kunst, Frankfurt am Main, Germania (2014) e Smithsonian National Museum of African Art, Washington, USA (2015); “Senses of Time: Video and Film-based Arts of Africa”, LACMA Los Angeles County Museum of Art (2015), Los Angeles, The Smithsonian National Museum of African Arts, Washington, USA (2016, 2017); “Metropolis. Afriques Capitales”, La Villette, Parigi, Francia (2017), “Ciao Italia”, Musée National de l’Historie de l’Imigration, Parigi, Francia (2017); “Abu Dhabi Art – Beyond”, Al Jahili Fort, Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti (2018); “The Fabric of Felicity”, Garage Museum of Contemporary Art, Mosca, Russia (2018). Moataz Nasr è vincitore di numerosi premi, tra cui il Grand Prize alla 8° Biennale del Cairo (2001) e il Grand Prize alla 7° Biennale di Sharjah (2005). Ha partecipato a eventi espositivi internazionali: la Biennale di Seoul (2004), la Biennale di Sao Paulo (2004), la Triennale di Yokohama (2005), la Biennale delle Canarie (2008), la Biennale di Lubumbashi (2010), la Biennale di Thessaloniki (2011), la Biennale di Çanakkale (2012), la Biennale di Bogota (2013), la 50° Biennale di Venezia (2003), la 25° Biennale di San Paolo (2004), diverse edizioni della Biennale di Dakar (2004, 2012, 2016). Nel 2017 è stato selezionato per rappresentare l’Egitto per la 57° Biennale di Venezia. Nel 2018 è stato invitato a partecipare alla Biennale di Yinchuan in Cina e alla Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea (ICAE2018), a Yarevan, in Armenia. Nello stesso anno è stato inoltre invitato a creare un’opera site specific nei siti storici di Al Ain nel contesto di “Abu Dhabi Art 2018 Beyond”. Nel 2019 ha preso parte alla Biennale dell’Avana.  

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