extra BENTIVOGLIO - The Constant Buzz of a Drone Di Jeremy Deller
Jeremy Deller, The Constant Buzz of a Drone, 2026, cm. 400x213 cm. Fabric banners made by Ed Hall. Courtesy Jeremy Deller & Art Concept, Paris
Dal 4 Maggio 2026 al 19 Luglio 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Palazzo Querini
Indirizzo: Dorsoduro 245
Curatori: Davide Trabucco
Sito ufficiale: http://www.palazzobentivoglio.org
Nell'altana di Palazzo Querini a Ca' Balà (Dorsoduro 245, Venezia), la tipica terrazza sui tetti veneziani, il progetto bolognese di Palazzo Bentivoglio inaugura extra BENTIVOGLIO — lo spin-off che porta all'esterno dello storico edificio le attività nate al suo interno — con l'artista britannico Jeremy Deller (Turner Prize 2004), che presenta The Constant Buzz of a Drone, un intervento site-specific a cura di Davide Trabucco, visibile anche a chi attraversa semplicemente lo spazio circostante dal Ponte de Ca’ Balà, dalla Giudecca o dal Redentore.
Sulla scorta dell’esperienza senza mediazioni maturata con garage BENTIVOGLIO, anche in questo caso l’intento è quello di intercettare i passanti occasionali, offrendo loro la possibilità di imbattersi nell’opera, lasciarsi sorprendere e costruirne una lettura personale, secondo tempi e prospettive proprie.
Da molti anni Deller utilizza il linguaggio della cartellonistica pubblicitaria come principale mezzo espressivo, lavorando con slogan, archivi, testi ritrovati e azioni nello spazio pubblico. I banner — storicamente impiegati in manifestazioni e campagne politiche da sindacati, partiti, movimenti per il suffragio femminile, associazioni e istituzioni — diventano nelle sue mani strumenti diretti, quasi dichiarazioni.
Le sue frasi si impongono per chiarezza: se la propaganda usa le parole per orientare e manipolare, Deller ne rivendica invece la capacità di affermare, con immediatezza, una verità condivisa. Questo banner nasce come gesto di solidarietà verso le vittime di tutti i conflitti contemporanei, evocando quel suono — il ronzio del drone — che, per molti, è l’ultimo che si possa udire.
Jeremy Deller è nato nel 1966. Vive e lavora a Londra.
Gran parte del lavoro di Deller si basa sulla collaborazione e presenta una marcata dimensione politica, sia nei contenuti affrontati sia nel ridimensionamento dell’ego artistico attraverso il coinvolgimento diretto di altre persone nel processo creativo. La forza delle sue opere risiede nella capacità di mettere in discussione la sacralità e l’inviolabilità degli spazi, dei codici sociali e dei simboli di potere, in particolare quelli politici, economici e religiosi. Che si tratti di intervenire su luoghi simbolici come Stonehenge, di interagirvi fisicamente o di valorizzare la cultura popolare evocando comunità come gli appassionati di musica o l’identità inglese, il fulcro resta il potere creativo collettivo. Più che subire o temere le istituzioni, il suo lavoro instaura un confronto critico tra storia, cultura e patrimonio. L’opera di Deller è pensata per essere vissuta da chiunque e invita alla partecipazione attiva, trasformandosi in un processo condiviso in cui ciascuno ha un ruolo. Le sue creazioni, trasversali nel tempo e schierate a favore della libera espressione come veicolo di significato e valori, aprono un dialogo tra culture, individui e dimensioni temporali diverse — passato, presente e futuro. In una società che dichiara di democratizzare l’accesso alla cultura ma continua a imporre modelli su ciò che è considerato accettabile, Deller prende le distanze da queste convenzioni e le mette in discussione, concentrandosi su sottoculture, folklore e comunità spesso marginalizzate.
Jeremy Deller ha rappresentato la Gran Bretagna alla 55ª Biennale di Venezia nel 2013, ha vinto il Turner Prize nel 2004 e nel 2010 gli è stata conferita la Medaglia Albert della Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures & Commerce (RSA).
Sulla scorta dell’esperienza senza mediazioni maturata con garage BENTIVOGLIO, anche in questo caso l’intento è quello di intercettare i passanti occasionali, offrendo loro la possibilità di imbattersi nell’opera, lasciarsi sorprendere e costruirne una lettura personale, secondo tempi e prospettive proprie.
Da molti anni Deller utilizza il linguaggio della cartellonistica pubblicitaria come principale mezzo espressivo, lavorando con slogan, archivi, testi ritrovati e azioni nello spazio pubblico. I banner — storicamente impiegati in manifestazioni e campagne politiche da sindacati, partiti, movimenti per il suffragio femminile, associazioni e istituzioni — diventano nelle sue mani strumenti diretti, quasi dichiarazioni.
Le sue frasi si impongono per chiarezza: se la propaganda usa le parole per orientare e manipolare, Deller ne rivendica invece la capacità di affermare, con immediatezza, una verità condivisa. Questo banner nasce come gesto di solidarietà verso le vittime di tutti i conflitti contemporanei, evocando quel suono — il ronzio del drone — che, per molti, è l’ultimo che si possa udire.
Jeremy Deller è nato nel 1966. Vive e lavora a Londra.
Gran parte del lavoro di Deller si basa sulla collaborazione e presenta una marcata dimensione politica, sia nei contenuti affrontati sia nel ridimensionamento dell’ego artistico attraverso il coinvolgimento diretto di altre persone nel processo creativo. La forza delle sue opere risiede nella capacità di mettere in discussione la sacralità e l’inviolabilità degli spazi, dei codici sociali e dei simboli di potere, in particolare quelli politici, economici e religiosi. Che si tratti di intervenire su luoghi simbolici come Stonehenge, di interagirvi fisicamente o di valorizzare la cultura popolare evocando comunità come gli appassionati di musica o l’identità inglese, il fulcro resta il potere creativo collettivo. Più che subire o temere le istituzioni, il suo lavoro instaura un confronto critico tra storia, cultura e patrimonio. L’opera di Deller è pensata per essere vissuta da chiunque e invita alla partecipazione attiva, trasformandosi in un processo condiviso in cui ciascuno ha un ruolo. Le sue creazioni, trasversali nel tempo e schierate a favore della libera espressione come veicolo di significato e valori, aprono un dialogo tra culture, individui e dimensioni temporali diverse — passato, presente e futuro. In una società che dichiara di democratizzare l’accesso alla cultura ma continua a imporre modelli su ciò che è considerato accettabile, Deller prende le distanze da queste convenzioni e le mette in discussione, concentrandosi su sottoculture, folklore e comunità spesso marginalizzate.
Jeremy Deller ha rappresentato la Gran Bretagna alla 55ª Biennale di Venezia nel 2013, ha vinto il Turner Prize nel 2004 e nel 2010 gli è stata conferita la Medaglia Albert della Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures & Commerce (RSA).
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