Omaggio a Lorenzo Lotto. I dipinti dell’Ermitage alle Gallerie dell’Accademia

Lorenzo Lotto, Doppio ritratto di coniugi, 1523-24

olio su tela, 96 x 116 cm

 

Dal 24 Novembre 2011 al 26 Febbraio 2012

Venezia

Luogo: Gallerie dell'Accademia

Indirizzo: Campo della Carità, Dorsoduro 1050

Orari: Lunedì: 8.15 – 14.00; Martedì - Domenica: 8.15 – 19.15

Enti promotori:

  • Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico
  • artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare
  • Museo statale Hermitage

Costo del biglietto: Intero: € 11.00 Ridotto: € 9.00

Telefono per prevendita: (39) 041 5200345

Telefono per informazioni: (39) 041 5200345

E-Mail info: info@gallerieaccademia.org

Sito ufficiale: http://www.gallerieaccademia.org


Apre a Venezia il 24 novembre la mostra Omaggio a Lorenzo Lotto. I dipinti dell’Hermitage alle Gallerie dell’Accademia che nasce dall’eccezionale prestito concesso dal museo di San Pietroburgo alle gallerie veneziane di due dipinti raramente – o mai – prima visti in Italia: il Doppio ritratto di coniugi e la Madonna col Bambino ed angeli.
La mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano, offre un percorso ricco e composito che pone in dialogo le due opere, rispettivamente degli anni Venti e degli anni Quaranta del ’500, con altridipinti lotteschi provenienti da musei europei e dalla collezione delle Gallerie dell’Accademia. L’itinerario della mostra, curata da Matteo Ceriana, comprende inoltre dipinti e sculture coeve derivate da opere del maestro veneziano e documenti che contribuiscono a crearne il contesto storico artistico.
Il Doppio ritratto di coniugi, eseguito verso la fine del soggiorno bergamasco del pittore, rappresenta una coppia di patrizi locali della cerchia dei committenti dell’artista; intorno a questo capolavoro sono raccolte due opere della prima attività lottesca, la Giuditta Aldobrandini di BNL – Gruppo BNP Paribas e la predella della Pala di San Bartolomeo a Bergamo.
Lapiccola Madonna col Bambino ed angeli è invece un’opera più tarda, rielaborazione del maggiore esemplare di Osimo, rubato all’inizio del secolo passato e mai più ritrovato. Il suo stile controcorrente rispetto a quello eroico di Tiziano, un parlare più sommesso e domestico che caratterizza l’ultima fase artistica del Lotto, viene posto accanto a quello potentemente arcaistico dello straordinario ‘Vesperbild” (compianto sul Cristo morto) della Pinacoteca di Brera.
Dell’ultimo soggiorno veneziano è testimonianza lo straordinario Cristo in Gloria del Kunsthistorisches Museum di Vienna: viene qui presentato assieme a una versione precedente proveniente dalla Collezione d’Arco di Mantova e messo per la prima volta a diretto confronto con le tre versioni bronzee che ne ricavò il Sansovino, giunte dalla Basilica di San Marco, dal museo del Bargello di Firenze e dai Musei Statali di Berlino.
Tra i dipinti lotteschi delle Gallerie veneziane si trova la Natività con Domenico Tassi, recentemente restaurata, che testimonia una straordinaria invenzione che Lotto ripeté in forme diverse in altri dipinti, come in quello autografo della Pinacoteca nazionale di Siena presente in mostra assieme a una bella copia, più integra, conservata agli Uffizi e mai prima esposta.                                                                                           
Tra i ritratti, è presente il celebre Giovane malinconico di casa Rovero, accompagnato dal ritratto eseguito negli stessi anni del domenicano dei SS. Giovanni e Paolo, dei Musei Civici di Treviso, e da quello proveniente dal Castello Sforzesco di Milano, simile dal punto di vista compositivo ed emotivo.
Altri punti forti dell’esposizione sono il ritratto del Vescovo Negri, eccezionale capolavoro proveniente dal Monastero delle Paludi a Spalato e il Giovane gentiluomo di casa Avogadro, restaurato con esiti insperati e mai presentato al pubblico dopo la mostra veneziana del 1953.
Emozionante, tra i documenti, la possibilità di leggere l’originale testamento autografo che il Lotto lasciò all’Ospedaletto, la confraternita veneziana della quale era membro, esposto per la prima volta in questa occasione.

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