Printing the Unprinted - Biennale Arte Venezia 2026

 

Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026

Luogo: Scuola Internazionale di Grafica - Padiglione Indonesia

Indirizzo: Cannaregio 1798

Orari: Lun - Dom 10.00 - 17.30

Curatori: Endah T.D. Retnoastuti (commissioner), Aminudin TH Siregar (curator)

Enti promotori:

  • Ministry of Culture Indonesia

Costo del biglietto: Ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://scuolagrafica.it/arte/la-biennale-di-venezia-2026/


Il Padiglione Indonesia alla 61ª Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia presenta Printing the Unprinted, un progetto collaborativo tra il Ministero della Cultura indonesiano e la Scuola Internazionale di Grafica, Venezia. Il Padiglione propone mostre, residenze d'artista, incontri, workshop e un simposio, riunendo sette artisti indonesiani di diverse generazioni — Agus Suwage (1959), Syarizal Pahlevi (1965), Nurdian Ichsan (1971), R.E. Hartanto (1973), Theresia Agustina Sitompul (1981), Mariam Sofrina (1983) e Rusyan Yasin (1994) — per evidenziare il ruolo centrale della stampa.

Il Padiglione Indonesiano introduce un viaggio immaginario del XV secolo ispirato a un manoscritto attribuito all'archivista immaginario Datu Na Tolu Hamonangan di Harajaon Pusuk Buhit, a Sumatra. Presentato come un influente centro di esplorazione, il racconto di questo regno mette in evidenza il suo avanzato livello di tecnologia marittima, astronomia, commercio, governance e arti.

Il Padiglione Indonesiano dà vita a un viaggio epico di 14 anni (1472–1486). Secondo il racconto, il viaggio salpa dal Lago Toba, navigando verso la costa occidentale di Sumatra e proseguendo verso Malacca, il Golfo del Bengala, il Gujarat, Hormuz, il Mar Rosso, Alessandria e Venezia, fino a culminare nell'Europa centrale. Tre straordinarie navi completarono questa impresa: Siboru Deak Parujar (dea batak della creazione), la nave madre; Naga Padoha (serpente cosmico), la nave di scorta; e Sahala ni Ombak (spirito delle onde), dedicata alla scoperta scientifica. Questo viaggio ha lasciato un'impronta duratura nel mondo. Datu Na Tolu Hamonangan in seguito documentò il viaggio nel suo manoscritto, Printing the Unprinted: The Great Voyage. Le sue pagine rilegate in pelle, talvolta descritte come rilegate in legno, seguono la tradizione classica dei pustaha batak. Per secoli, al loro interno sono rimasti celati segreti: incisioni, disegni, schizzi e testi vividi in attesa di essere scoperti.

Riletture successive del manoscritto hanno portato alcuni studiosi a sostenere che emissari di Harajaon Pusuk Buhit abbiano contribuito allo sviluppo del sapere globale moderno, in particolare in modi ancora rilevanti per gli studi tra Asia ed Europa. In questa interpretazione, il "Grande Viaggio" mette in discussione l'assunto di lunga data secondo cui solo le potenze europee avrebbero intrapreso e documentato l'esplorazione globale nel XV secolo. Pur riconoscendo l'importanza delle spedizioni iberiche, il manoscritto suggerisce che anche le società del Sud-Est asiatico fossero impegnate nella navigazione a lunga distanza, nell'organizzazione giuridica e nell'osservazione transregionale.

Negli ultimi anni, un rinnovato interesse per il testo — attraverso pubblicazioni e traduzioni — ha ispirato storici, artisti e ricercatori indipendenti. Tuttavia, è improbabile che il manoscritto di Hamonangan rappresenti l'unica testimonianza di tali attività. Alcuni studiosi ipotizzano che resoconti precedenti di scambi diplomatici e commerciali tra le entità politiche del Nusantara possano essere esistiti negli archivi reali. Resta incerto se tali materiali sopravvivano in collezioni private, siano andati perduti nel tempo o siano stati distrutti durante conflitti.

Invece di produrre le opere in Indonesia e trasportarle a Venezia, gli artisti realizzano i propri lavori durante una residenza di due mesi a Venezia presso la Scuola Internazionale di Grafica. Questo approccio colloca la produzione artistica in un contesto relazionale e basato sul processo. Il Padiglione opera come un laboratorio vivente, enfatizzando co-presenza, dialogo e collaborazione. La stampa funge da linguaggio condiviso, facilitando forme ibride e una autorialità collettiva pur preservando l'autonomia individuale.

Questo quadro basato sul processo favorisce uno scambio inclusivo e intergenerazionale, mettendo in relazione sette artisti affermati con sette emergenti. Questi ultimi sono selezionati attraverso le iniziative Negeri Elok e National Talent Management (MTN), entrambe dedicate alla valorizzazione del talento artistico in Indonesia. La collaborazione riconosce traumi storici e culturali ereditati, stimolando un confronto attento con eventi e tradizioni difficili del passato. I partecipanti adottano pratiche contemplative come la riflessione e la discussione di gruppo, enfatizzando cura e testimonianza collettiva. Il progetto dà priorità a un processo di guarigione etica attraverso la produzione di oggetti, considerando la pratica artistica come mezzo per favorire empatia, mitigare il trauma e costruire resilienza.

Nella sua fase finale, il Padiglione Indonesiano ospita una residenza aggiuntiva, accogliendo decine di artisti indonesiani che continueranno il processo collaborativo avviato dai partecipanti precedenti, ridefinendo così il significato del Padiglione per approcci futuri.

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