Mauro Fiorese. Treasure Rooms (2014-2016)

Mauro Fiorese, Treasure Rooms, Museo Archeologico Nazionale - Napoli, 2015, 90x120 cm. (con cornice 112x141 cm.), stampa ai pigmenti

 

Dal 04 Aprile 2019 al 26 Gennaio 2020

Verona

Luogo: Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” Palazzo della Ragione

Indirizzo: Cortile Mercato Vecchio

Curatori: Beatrice Benedetti, Patrizia Nuzzo

Telefono per informazioni: +39 045 8036353

E-Mail info: segreteriadidattica@comune.verona.it

Sito ufficiale: http://www.didamusei.it


Comunicato Stampa:
Ventisei caveau dei grandi musei italiani si svelano per la prima volta al pubblico negli scatti di Mauro Fiorese, da aprile alla GAM di Verona.

Mauro Fiorese. Treasure Rooms (2014-2016), a cura di Beatrice Benedetti, Direttore Artistico della Galleria Boxart e di Patrizia Nuzzo, Curatore Responsabile delle Collezioni d’Arte Moderna e Contemporanea della GAM, è una mostra promossa dai Civici Musei del Comune di Verona in collaborazione con la Galleria scaligera Boxart.

L’esposizione verte sulla serie fotografica Treasure Rooms di Mauro Fiorese (Verona, 1970-2016), artista d’origine veronese, riconosciuto a livello internazionale e scomparso prematuramente tre anni fa.

I ventisei scatti della serie – messi a disposizione dalla Galleria Boxart di Verona che ha sostenuto il progetto – sono stati realizzati nell’arco di tre anni dal 2014 al 2016 e hanno ritratto i depositi dei maggiori musei italiani, in tutto tredici, tra i quali: il Museo di Castelvecchio a Verona, la Galleria degli Uffizi, la Galleria Borghese, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Capodimonte, Museo Correr, MART di Rovereto.

L’introduzione al percorso espositivo accompagna lo spettatore dietro le quinte del progetto, attraverso immagini e proiezioni video inedite, riavvolgendo idealmente la pellicola di tre anni di viaggio (2014-2016) all’interno dei Sancta Santorum della Grande Bellezza italiana.

«È importante scoprire i depositi d’arte del nostro paese – sottolinea l’assessore alla Cultura Francesca Briani – proprio per quello che sono: scrigni invisibili di storia e di cultura. Ed è ancora più stimolante farlo anche grazie allo straordinario repertorio scientifico creato dalla sensibilità di un nostro concittadino. Maturare la consapevolezza del loro valore significa già un importante passo nella cura che essi richiedono».

Quelle di Fiorese sono immagini che richiamano la pittura “alta”, grazie alle scelte compositive, alle pennellate di luce, ma soprattutto alla stampa su carta cotone, racchiusa in vetri museali e cornici lignee con targhetta ottonata che diventano parte integrante dell’opera, conferendo un astratto stile solenne, che non combacia tuttavia con alcun periodo storico definito.
Immagini di grande fascino che raccontano l’enorme parte invisibile dei grandi Musei. Un “sommerso” che offre linfa all’emerso e che conferma la ricchezza dei patrimoni museali.

La stragrande maggioranza dei musei italiani in questo è in linea con le grandi istituzioni estere, dall’Hermitage di San Pietroburgo, al Guggenheim di New York, al Prado di Madrid e al British Museum di Londra, nell’esporre una quota molto esigua delle grandi risorse conservate.

La mostra, oltre a presentare per la prima volta la serie completa Treasure Rooms di Mauro Fiorese, invita il visitatore a riflettere sulle funzioni chiave dei depositi e sul loro potenziale: da quello fisico di accumulazione delle opere alla necessaria catalogazione, dall’interscambio inteso l’osmosi tra visibile e invisibile fino alla magia di cui sono carichi questi «serbatoi di sorprese» (la definizione è di Salvatore Settis) restituita dai ritratti di luoghi di Fiorese.

La mostra è anche un omaggio alla straordinaria storia dell’arte italiana e svela il grande lavoro svolto dietro le quinte dei musei d’eccellenza.

La meticolosa indagine iconografica di Fiorese su questi “Archivi della memoria”, sarà posta in relazione con originali gessi canoviani monumentali provenienti dai depositi della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, testimonianza significativa del patrimonio dei Musei Civici veronesi non esposto in allestimenti permanenti.

«Il tema di una gestione organica delle collezioni e dei relativi depositi, che hanno bisogno di standard adeguati alle esigenze imposte dalla conservazione, dalla ricerca e dalla richiesta sempre crescente di fruizione dei pubblici, è molto sentito tra le istituzioni museali, pubbliche e private, in Italia come all’estero – sottolinea Francesca Rossi, Direttore dei Musei Civici di Verona – Lo testimoniano ricorrenti iniziative sul tema, tra cui un importante convegno di ICOM-Italia (International Council of Museums), L’essenziale è invisibile agli occhi. Tra cura e ricerca, la potenzialità dei depositi museali, che si svolgerà a Matera 15 marzo prossimo. Si tratta di luoghi di conoscenza assolutamente vitali per un museo e di servizi essenziali per lo sviluppo della ricerca scientifica e della sperimentazione tecnologica alla base di ogni iniziativa di valorizzazione delle collezioni. La definizione “deposito museale” non rende più realmente ragione della funzione che questi luoghi svolgono.
Anche quando non si arriva alla creazione di depositi visitabili o di gallerie secondarie, come ne esistono soprattutto all’estero, si tratta comunque di “depositi attivi” e di spazi che occorre rendere sempre più accessibili al pubblico. La Direzione dei Musei Civici sta riflettendo attentamente su queste necessità per sviluppare un progetto di cura lungimirante, in grado di riorganizzare secondo questi criteri i cospicui giacimenti del nostro sistema museale».

«Il progetto artistico di Mauro Fiorese – afferma la curatrice Patrizia Nuzzo – porta alla luce, attraverso l’obiettivo fotografico, i luoghi in cui sono conservati i capolavori dell’arte italiana, svelandone la maestosità: veri giacimenti di cultura tra i più cospicui al mondo. I depositi stessi, assurgono dunque al ruolo di opera d’arte nobilitati da ritratti di grande formato. Liberato dal pregiudizio, antico e ormai obsoleto, che lo vedeva o immaginava solo come ambiente polveroso, immobile e silente, il “caveau” è invece sempre più protagonista dell’attività vera di una galleria e ne traduce l’anima profonda».

Ne risulta un’inedita serie di ‘paesaggi’ non tradizionali, che compongono una pinacoteca ideale, nata a sua volta dalla somma di opere nascoste.

«Lo sguardo neutro di Mauro Fiorese – aggiunge la co-curatrice Beatrice Benedetti – rappresenta lo strumento più adeguato per ricongiungere il visibile con l’invisibile. Le fotografie dell’artista colgono gli archivi con un approccio vicino al purismo della straight photography, ovvero della cattura diretta della realtà. Lo spettatore è immerso in spazi silenti, solo le scelte compositive dell’autore rendono percettibile l’emozione di questo “scavo”, lo stupore dell’accesso a scrigni pressoché preclusi al pubblico».

Il catalogo
Panini, Bilingue ITA/EN
Il catalogo – realizzato da Panini Editore – raccoglie la testimonianza inedita di Mauro Fiorese, oltre alle voci dei Direttori e Conservatori delle stanze del tesoro visitate e ritratte dall’artista, nonché i contributi critici delle curatrici.

Mauro Fiorese è stato autore e docente di fotografia per oltre vent’anni, ha tenuto corsi presso l’Accademia di Belle Arti e l’Università degli Studi di Verona, allʼIstituto Europeo di Design di Milano e alla University of Illinois at Urbana-Champaign.
I suoi lavori sono stati premiati ed esposti dal 1996 negli Stati Uniti, in Giappone, Canada, ed Europa, in gallerie private, istituzioni pubbliche, festival e rassegne internazionali inclusa la 54esima Biennale di Venezia. Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche internazionali (Museum of Fine Arts di Houston, Texas, Bibliothèque nationale de France di Parigi, Museo di Fotografia Contemporanea di Milano).
Negli Stati Uniti è stato inserito nella TOP 100 World Photographers list dellʼedizione 1997 dellʼErnst Haas/Golden Light Award e, nel 2012, ha esposto presso la George Eastman House di Rochester (New York), il primo e più importante museo americano dedicato alla Fotografia e al Cinema.
Ha organizzato diversi incontri sulla fotografia dʼautore e ha curato mostre di alcuni tra i più grandi maestri della fotografia contemporanea presso il Centro Internazionale di Fotografia “Scavi Scaligeri” del Comune di Verona.
Il suo progetto U.Pho.S. Unidentified Photographic Subject, è stato incluso nel libro “Dalla Fotografia d’Arte all’Arte della Fotografia” edito da ALINARI 24Ore ed esposto nel 2014 in occasione della 3.a Quadriennale di Düsseldorf.
Nel 2015 due nuovi traguardi: uno scatto del progetto Treasure Rooms si aggiudica il primo premio di Codice Mia, assegnato da una giuria internazionale, mentre la Fondazione Domus acquisisce un’opera per volontà di una commissione presieduta da Luca Massimo Barbero.
A gennaio 2016 è stato invitato come Cultural Leader al World Economic Forum di Davos, la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, con l’istituzione del Premio “Ottella For GAM” acquisisce un suo lavoro dal titolo Treasure Rooms degli Scavi di Pompei – Napoli 2015.
Si spegne per una malattia nella sua Verona a soli 46 anni nel dicembre 2016.
Sulla sua vita è in lavorazione un docu-film.

Inaugurazione giovedì 4 aprile 2019

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