Mari, fiumi, laghi e sorgenti diventano i luoghi di costruzione prediletti per il culto delle acque. Il percorso dedicato agli Etruschi si articola a partire dai santuari dei porti tirrenici di Vulci e Pyrgi, proseguendo con i santuari delle acque sananti di Chiusi, Chianciano e San Casciano dei Bagni e il piccolo ma monumentale santuario di Marzabotto, costruito nel cuore dell’Etruria padana in corrispondenza di una sorgente. La sezione dedicata agli Etruschi, si conclude con i reperti provenienti da Adria e Spina, i più importanti porti nord-adriatici, dove la presenza di luoghi di culto non è attestata da strutture monumentali, ma unicamente da reperti epigrafici ed archeologici.
L’itinerario della mostra prosegue quindi nel territorio dei Veneti antichi. Il tema del sacro in ambito locale e il suo rapporto con l’acqua, è introdotto da materiali capaci di accompagnare il visitatore nella sfera religiosa dei Veneti: San Pietro in Montagnon, l’attuale Montegrotto, strettamente connesso alla potenza curativa delle acque termali; il santuario dolomitico di Lagole di Calalzo, legato alla presenza di polle d’acqua ritenute terapeutiche; il santuario di Este che, ubicato lungo un ramo dell’Adige, era dedicato a Reitia, la dea del fiume.
L’itinerario della mostra prosegue quindi nel territorio dei Veneti antichi. Il tema del sacro in ambito locale e il suo rapporto con l’acqua, è introdotto da materiali capaci di accompagnare il visitatore nella sfera religiosa dei Veneti: San Pietro in Montagnon, l’attuale Montegrotto, strettamente connesso alla potenza curativa delle acque termali; il santuario dolomitico di Lagole di Calalzo, legato alla presenza di polle d’acqua ritenute terapeutiche; il santuario di Este che, ubicato lungo un ramo dell’Adige, era dedicato a Reitia, la dea del fiume.
Tappa conclusiva del percorso è il santuario lagunare di Altino, porto rivolto verso le rotte adriatiche e mediterranee che fungeva da avamposto marittimo internazionale per il popolo dei Veneti, che diede vita a peculiari rituali grazie all’integrazione degli stranieri.
In chiusura si trova l’inedito arazzo contemporaneo realizzato da Giovanni Bonotto che, grazie al tema universale e atemporale dell’acqua, riesce a instaurare un ponte tra passato e presente.
La mostra, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Rovati di Milano, presso la cui sede sarà riallestita al termine della tappa veneziana.




