Dal 28 novembre al 4 aprile nelle sedi di Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero
Il Divisionismo va in scena a Biella. Una mostra in due sedi per una rilettura del movimento
Guido Marussig, Il giglio del fuoco, 1917. Collezione privata
Samantha De Martin
08/09/2026
Biella - Nelle sale di Palazzo Gromo Losa e di Palazzo Ferrero, a Biella, una mostra a cura di Niccolò D’Agati e Sergio Rebora propone una rilettura del Divisionismo.
Dal 28 novembre al 4 aprile oltre 150 opere ripercorrono la sua evoluzione nel XX secolo, quando si afferma come uno dei linguaggi più radicali e innovativi della ricerca d’avanguardia in Italia. Da Giovanni Segantini a Giuseppe Pellizza da Volpedo, da Gaetano Previati e Vittore Grubicy de Dragon e Emilio Longoni, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, il visitatore esplorerà il movimento nato negli ultimi anni dell’Ottocento e convenzionalmente inaugurato nel 1891 con l’esposizione de "Le due madri" di Giovanni Segantini. Nei primi decenni del Novecento questa ricerca rivela pienamente la propria capacità propulsiva, superando i confini geografici e culturali delle sue origini per aprire la strada a sperimentazioni capaci di ridefinire il senso stesso dell’opera e della rappresentazione pittorica.
Inizio della mostra è il 1899, anno della morte di Giovanni Segantini, assunto come passaggio cruciale. Affascinati dalla lezione dei maestri, gli artisti delle generazioni successive porteranno alle estreme conseguenze i principi della scomposizione del colore. Il segno pittorico, l’intensità luminosa, la saturazione e la forza del colore, il ritmo della pennellata, diventano strumenti di una ricerca che rompe con la tradizione per aprirsi a nuove possibilità espressive. La scomposizione del colore e la ricerca luministica inaugurano una nuova concezione della pittura che non mira più a riprodurre la realtà così come appare, ma vuole suggestionare, evocare e dare forma a sensazioni cromatiche e luminose. Il “segno diviso” diventa pertanto un terreno fertile di sperimentazione per artisti destinati a segnare profondamente il Novecento, che raccolgono e rielaborano la lezione divisionista trasformando una tecnica nata nell'Ottocento in uno strumento capace di interpretare le tensioni e le istanze della modernità.
L’esposizione intitolata "Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia" ricostruisce quindi l’evoluzione della lezione divisionista fino agli anni Venti, restituendo al movimento la sua natura di linguaggio in trasformazione, evidenziandone il ruolo centrale nel raccogliere, anticipare e interpretare le istanze più vive della ricerca artistica italiana tra Otto e Novecento.
Dal 28 novembre al 4 aprile oltre 150 opere ripercorrono la sua evoluzione nel XX secolo, quando si afferma come uno dei linguaggi più radicali e innovativi della ricerca d’avanguardia in Italia. Da Giovanni Segantini a Giuseppe Pellizza da Volpedo, da Gaetano Previati e Vittore Grubicy de Dragon e Emilio Longoni, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, il visitatore esplorerà il movimento nato negli ultimi anni dell’Ottocento e convenzionalmente inaugurato nel 1891 con l’esposizione de "Le due madri" di Giovanni Segantini. Nei primi decenni del Novecento questa ricerca rivela pienamente la propria capacità propulsiva, superando i confini geografici e culturali delle sue origini per aprire la strada a sperimentazioni capaci di ridefinire il senso stesso dell’opera e della rappresentazione pittorica.
Inizio della mostra è il 1899, anno della morte di Giovanni Segantini, assunto come passaggio cruciale. Affascinati dalla lezione dei maestri, gli artisti delle generazioni successive porteranno alle estreme conseguenze i principi della scomposizione del colore. Il segno pittorico, l’intensità luminosa, la saturazione e la forza del colore, il ritmo della pennellata, diventano strumenti di una ricerca che rompe con la tradizione per aprirsi a nuove possibilità espressive. La scomposizione del colore e la ricerca luministica inaugurano una nuova concezione della pittura che non mira più a riprodurre la realtà così come appare, ma vuole suggestionare, evocare e dare forma a sensazioni cromatiche e luminose. Il “segno diviso” diventa pertanto un terreno fertile di sperimentazione per artisti destinati a segnare profondamente il Novecento, che raccolgono e rielaborano la lezione divisionista trasformando una tecnica nata nell'Ottocento in uno strumento capace di interpretare le tensioni e le istanze della modernità.
L’esposizione intitolata "Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia" ricostruisce quindi l’evoluzione della lezione divisionista fino agli anni Venti, restituendo al movimento la sua natura di linguaggio in trasformazione, evidenziandone il ruolo centrale nel raccogliere, anticipare e interpretare le istanze più vive della ricerca artistica italiana tra Otto e Novecento.
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