In arrivo una mostra in tre atti

Cent’anni di Marisa Merz. L’omaggio di Torino alla signora del contemporaneo

Marisa Merz mentre installa Arpa (1967-1968), Torino, 1973 I Courtesy Eredi. Foto Paolo Pellion
 

Francesca Grego

24/08/2026

Torino - Torino si prepara a celebrare Marisa Merz (1926-2019), tra le più significative protagoniste dell’arte del Novecento in Italia. A 100 anni dalla nascita dell’artista nel capoluogo piemontese, una retrospettiva senza precedenti ne presenterà l’opera e l’eredità, evidenziando come ancora oggi il suo lavoro continui a essere fonte di ispirazione e riscoperta in tutto il mondo. Distribuita in tre sedi – il Castello di Rivoli, la Fondazione Merz e la GAM – dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 Marisa Merz - La danza delle ore guarderà alla sua ricerca da diverse prospettive, restituendo il ritratto di un’artista in continua evoluzione e le peculiarità di un’opera sempre aperta.  
 
Al Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea troveremo al centro della scena il lavoro portato avanti da Merz sullo spazio a partire dagli anni Settanta: per l’occasione sarà ricostruita l’importante installazione E il naufragar m’è dolce in questo mare (1980), presentata prima alla galleria Tucci Russo di Torino e poi alla 39° Biennale di Venezia. Di qui il racconto della mostra si involerà verso temi amati da Marisa, come la tensione verso l’invisibile e il desiderio di esplorare la realtà oltre le sue apparenze sensibili. “La mostra al Castello”, anticipano i curatori Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, “pone l’accento sulla dimensione ambientale della pratica di Marisa Merz, dando vita a un racconto polifonico che parla del cielo e del volo, di universi paralleli e della sfera lunare, spirituale, nonché femminile”. I lavori di dieci artiste internazionali mostreranno infine come la visione di Merz continui a essere ripresa e declinata da diverse generazioni. 


Marisa Merz, Senza titolo, 1985 I Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli, Torino Foto Paolo Pellion

Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea avremo invece modo di scoprire la dimensione più intima di Marisa Merz, che già negli anni Sessanta cancella i confini tra pubblico e privato usando il proprio appartamento-atelier come spazio espositivo. La sua idea di casa-laboratorio è il cuore di questo capitolo della mostra ed evidenzia quanto, per Merz, in questo luogo generativo e trasformativo l’arte coincida con la vita. Qui tra le chicche da non perdere troveremo l’opera Living Sculpture (1960), esposta per la prima volta dopo un accurato restauro presso il Centro di Conservazione e Restauro di Venaria. “La mostra alla GAM si configura come uno spazio intimo e accogliente, capace di evocare la dimensione domestica”, spiegano i curatori Chiara Bertola e Chiara Parisi: “Importanti opere storiche convivono con momenti di raccoglimento e introspezione, visualizzando processi creativi aperti e in continua evoluzione. Il percorso diventa così metafora del fare artistico che si nutre di relazioni e di tempo, in cui ogni elemento contribuisce alla creazione dell’opera”.
 
La Fondazione Merz, infine, inviterà il pubblico a toccare con mano il carattere imprevedibile della ricerca dell’artista: luogo dell’inedito e della sperimentazione, questa parte della mostra darà accesso “alla sfera più nascosta dell’artista, ai suoi pensieri germinali, alle intuizioni e al dialogo silenzioso che accompagna la nascita delle opere”, raccontano i curatori Beatrice Merz e Sébastien Delot: “Quello che si rivela è un linguaggio espressivo profondamente personale, in cui alto e basso, cultura colta e popolare, pratiche artistiche e quotidiane si intrecciano per dar vita a opere sorprendenti, segnate da una forza sottile”.


 Marisa Merz, Senza titolo, 2002. Tecnica mista su lastra di ferro. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati

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