La Vittoria Alata torna al Capitolium dopo 200 anni

Sulle ali della Vittoria: a Brescia il 2020 è nel segno dell’archeologia

Vista dell’interno della cella orientale del Capitolium (fotomontaggio) con Vittoria alata e diversi gradi di trattamento sulla pelle del mattone
 

Francesca Grego

14/01/2020

Brescia - Un nuovo capitolo sta per aprirsi nella lunga storia della Vittoria Alata. Riemersa nel 1826 tra le rovine del Capitolium di Brescia, la statua fu subito circondata dall'aura del mito. Napoleone III volle ammirarla con i propri occhi, Giosué Carducci le dedicò un'ode, copie e calchi si moltiplicarono in pochi anni, richiestissimi in tutta Europa, mentre si facevano strada le prime ipotesi sulle sue origini. Che cosa aveva di speciale questo imponente bronzo di età ellenistica, ancora oggi unico in tutta l'Italia settentrionale? Lo scopriremo a Brescia nel corso del 2020, che vedrà la rinascita dell’ingente patrimonio archeologico cittadino. Al centro di un nutrito programma di iniziative, ci sarà proprio lei, la Vittoria, pronta a mostrarsi sul colle Cidneo dopo un complesso restauro presso l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Il ritorno della statua sarà l'occasione “per trasformare la percezione dell'area dell'antica Brixia, che copre sei ettari e si distribuisce tra il Museo di Santa Giulia e il Parco Archeologico Romano”, ha spiegato ad ARTE.it il direttore di Fondazione Brescia Musei Stefano Karadjov: “Un unico percorso di visita unirà i due siti, protagonisti di un anno e mezzo di eventi. In particolare la grande mostra in programma per il prossimo autunno sarà dedicata al lungo viaggio della Vittoria Alata: un mito presente per 2500 anni nell'iconografia mediterranea ed europea, che evidenzia la presenza qui a Brescia di un concentrato di grande arte e della civiltà”.

Portato alla luce da un gruppo di illuministi dell'Ateneo di Brescia alla vigilia del Risorgimento e divenuto presto il simbolo della città, in primavera il bronzo tornerà dopo quasi due secoli nel Capitolium in un nuovo scenografico allestimento ideato dall'architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, noto per i progetti per la Biblioteca Hertziana di Roma, l'ampliamento del Museo Reina Sofia di Madrid, il Museo delle Grotte di Altamira. “L'allestimento evocherà lo spazio aperto in cui la statua era originariamente collocata”, continua Karadjov: “L'effetto monumentale, dovuto anche a un grande lavoro di illuminotecnica, restituirà alla Vittoria Alata il ruolo di icona della Brescia romana”.

Insieme alla sua ultima creazione nella cella orientale del Tempio Capitolino, in aprile conosceremo meglio Baldeweg in una mostra al Museo di Santa Giulia, tra i suggestivi ambienti del Coro delle Monache, della Basilica di San Salvatore e della Cripta. Un itinerario al confine tra le arti documenterà la sua creatività poliedrica attraverso opere di pittura, scultura e architettura. Scrigno di testimonianze che vanno dalla preistoria all'Ottocento, il Museo di Santa Giulia presenterà inoltre un allestimento inedito per la sezione romana, che grazie a reperti mai visti e installazioni di ultima concezione racconterà le indagini archeologiche più recenti condotte sul territorio.

La febbre dell'antico si prepara a contagiare anche il Brescia Photo Festival, che quest'anno ruoterà attorno al tema dei Patrimoni. Tra le esposizioni in programma a partire da maggio, spicca infatti Imperium Romanum, prima grande mostra italiana dedicata ad Alfred Seiland. Negli ultimi dieci anni il fotografo austriaco ha viaggiato dalla Siria alla Scozia per documentare l'interazione tra l'uomo contemporaneo e le rovine romane. Nella città orobica il progetto si presenta in versione rinnovata e ampliata grazie a una serie inedita sul patrimonio archeologico locale.

In estate, poi, la storia della Vittoria Alata si trasformerà in uno spettacolo teatrale all'aperto nel set del Capitolium e di Santa Giulia. “Con la regia di Fausto Cabra, Calma Musa Immortale sarà uno spettacolo multipalco alla Ronconi – ha spiegato Karadjov – con gli spettatori che si spostano nei diversi luoghi del sito per rivivere le emozioni di una grande scoperta. Il ritrovamento viene rimesso in scena tra le stesse rovine dove avvenne nel 1926, ma in chiave contemporanea e con un testo originale. Sperimenteremo le tensioni, le inquietudini, l'ebbrezza che colse i protagonisti di allora, tutti bresciani, che finanziarono con una sottoscrizione pubblica gli scavi archeologici dopo il rifiuto a portarlo avanti da parte del governo austriaco. Persone che 20 anni dopo furono artefici del Risorgimento a Brescia, la città medaglia d'oro che meritò il nome di Leonessa d'Italia”.

Il patrimonio della Brixia romana torna ancora più attuale grazie a due artisti, Francesco Vezzoli ed Emilio Isgrò, chiamati a dialogare con gli antichi tesori alla luce di una sensibilità contemporanea. Palcoscenici archeologici di Vezzoli traccerà un inedito itinerario tra la terrazza del Capitolium e la Chiesa di San Salvatore con una serie di interventi curatoriali (a partire dal prossimo luglio): “le sue sculture contemporanee contengono un’interpretazione anche un po’ iconoclasta dell’antico”, anticipa il direttore Karadjov, “e tuttavia testimoniano che l’archeologia non è un relitto, bensì costante produzione di senso, come solo un vero classico può essere. Lo stesso modello di conversazione archeologica lo porteremo avanti con Isgrò nel 2021, in una grande mostra diffusa che celebrerà il decennale dell’inclusione del sito bresciano nel Patrimonio dell’Umanità Unesco all’interno del sito seriale dei Longobardi in Italia”.

Ma l’evento più ghiotto dell’anno, come accennato all’inizio, è atteso per novembre 2020. A cura di Marcello Barbanera e Francesca Morandini, Vittoria. Il lungo viaggio di un mito racconterà al pubblico del Museo di Santa Giulia le novità emerse dagli studi condotti sulla statua durante il restauro, ripercorrerà l’evoluzione dell’originalissimo tema della Vittoria Alata nella cultura mediterranea ed europea, ne indagherà storia, significati e fortuna, dall’arrivo a Brescia alle immagini diffuse nel Rinascimento, quando il bronzo giaceva sotto la terra del Cidneo, fino agli scavi ottocenteschi e all’epoca contemporanea.

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