Alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud ETS dal 14 febbraio al 10 maggio
A Lecce arrivano Filippo de Pisis e les Italiens de Paris
Filippo de Pisis, Natura morta marina, 1930, Olio su tela, 40.3 x 26.8 cm, Collezione Privata, Padova
Samantha De Martin
07/01/2026
Lecce - Più che un incontro casuale di pittori residenti più o meno stabilmente a Parigi, l’esperienza degli Italiens de Paris fu un vero e proprio sodalizio caratterizzato da una certa coesione culturale e progettuale.
Cuore pulsante della compagine fu il Groupe des Sept, formato da Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi, protagonisti di una stagione espositiva compresa tra il 1928 e il 1933. Ad accomunare questo gruppo di artisti italiani attivi nella capitale francese era un’apertura verso l’Europa, oltre a una posizione di parziale e consapevole “fronda” rispetto all’indirizzo dominante del Novecento Italiano.
La comune tensione internazionale e la distanza rispetto a un contesto italiano sempre più orientato verso monumentalismo e la “moderna classicità” teorizzata da Margherita Sarfatti è un altro elemento di comunanza.
L’esperienza di questi pittori, le loro analogie ma anche le differenze sono il filo conduttore della mostra Filippo de Pisis e gli Italiens de Paris, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis, che si terrà dal 14 febbraio al 10 maggio alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud, in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis.
Uno dei capitoli più originali e internazionali dell’arte italiana tra la fine degli anni Venti e i primi Trenta del Novecento si racconta quindi attraverso le voci di Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi. Waldemar George aveva accompagnato e sostenuto il gruppo definendosi “unico difensore a Parigi dell’italianismo considerato come una forma d’arte plastica”. Fu lui a presentarli alla Biennale di Venezia del 1930 in un’apposita sala intitolata Appels d’Italie. Seguiti dal gallerista Léonce Rosenberg, gli Italiens parteciparono alle mostre del “Novecento Italiano”.

Filippo de Pisis, Interno dello studio di Parigi, 1930, acquerello su carta applicata su tela, 31.2 x 49 cm, Collezione Privata, Torino
Il percorso mette al centro della ricerca la figura di Filippo de Pisis a partire dal celebre dipinto Dalie (1932), esposto nella prima sala dell’allestimento permanente della Fondazione leccese. Attorno a un significativo nucleo di oltre venti opere dell’artista ferrarese realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi Trenta, si sviluppa un confronto con una selezione mirata di dipinti degli altri sei membri del Groupe des Sept, appartenenti alla medesima stagione. Il viaggio, accompagnato da un catalogo in italiano, francese e inglese, edito da Dario Cimorelli Editore, con saggi dei curatori e la riproduzione a colori di tutte le opere esposte, mette in luce affinità e differenze.
Cuore pulsante della compagine fu il Groupe des Sept, formato da Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi, protagonisti di una stagione espositiva compresa tra il 1928 e il 1933. Ad accomunare questo gruppo di artisti italiani attivi nella capitale francese era un’apertura verso l’Europa, oltre a una posizione di parziale e consapevole “fronda” rispetto all’indirizzo dominante del Novecento Italiano.
La comune tensione internazionale e la distanza rispetto a un contesto italiano sempre più orientato verso monumentalismo e la “moderna classicità” teorizzata da Margherita Sarfatti è un altro elemento di comunanza.
L’esperienza di questi pittori, le loro analogie ma anche le differenze sono il filo conduttore della mostra Filippo de Pisis e gli Italiens de Paris, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis, che si terrà dal 14 febbraio al 10 maggio alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud, in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis.
Uno dei capitoli più originali e internazionali dell’arte italiana tra la fine degli anni Venti e i primi Trenta del Novecento si racconta quindi attraverso le voci di Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi. Waldemar George aveva accompagnato e sostenuto il gruppo definendosi “unico difensore a Parigi dell’italianismo considerato come una forma d’arte plastica”. Fu lui a presentarli alla Biennale di Venezia del 1930 in un’apposita sala intitolata Appels d’Italie. Seguiti dal gallerista Léonce Rosenberg, gli Italiens parteciparono alle mostre del “Novecento Italiano”.

Filippo de Pisis, Interno dello studio di Parigi, 1930, acquerello su carta applicata su tela, 31.2 x 49 cm, Collezione Privata, Torino
Il percorso mette al centro della ricerca la figura di Filippo de Pisis a partire dal celebre dipinto Dalie (1932), esposto nella prima sala dell’allestimento permanente della Fondazione leccese. Attorno a un significativo nucleo di oltre venti opere dell’artista ferrarese realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi Trenta, si sviluppa un confronto con una selezione mirata di dipinti degli altri sei membri del Groupe des Sept, appartenenti alla medesima stagione. Il viaggio, accompagnato da un catalogo in italiano, francese e inglese, edito da Dario Cimorelli Editore, con saggi dei curatori e la riproduzione a colori di tutte le opere esposte, mette in luce affinità e differenze.
LA MAPPA
NOTIZIE
VEDI ANCHE
-
Firenze | Prestiti da tutto il mondo per “Magnifico 1492”
La favolosa collezione di Lorenzo il Magnifico sarà presto riunita agli Uffizi
-
Brescia | Fino al 15 febbraio presso il Castello di Brescia
Il Museo del Risorgimento di Brescia, scrigno di memoria e innovazione digitale, chiude il 2025 con un focus su Anita Garibaldi
-
Giovedì 18 dicembre 2025 in prima serata
L'aeroplano di Marinetti decolla su Sky Arte
-
Dal 13 dicembre al 24 gennaio, il sabato alle 22.30, all’interno di Radio3 Suite
Le stanze dei sogni: tredici case-museo si raccontano su Radio3
-
Brescia | 1826-2026: a Brescia il bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata
A Brescia Francesco Vezzoli dà nuova vita al mito, nel dialogo tra la Vittoria Alata e l'Idolino di Pesaro