In mostra un genio della pittura iberica del Seicento
Zurbarán, il Caravaggio spagnolo arriva a Ferrara
Santa Casilda, c. 1635 Olio su tela, cm 171 x 107 Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza
L.S.
13/09/2013
Ferrara - “Attenzione!” ammoniva Dalì: “Zurbarán ci sembrerà ogni giorno più moderno, e molto più categoricamente del Greco rappresenterà la figura del genio spagnolo”. La critica oggi ama infatti chiamarlo il “Caravaggio Spagnolo”.
Con queste referenze, l’artista, che insieme a Velázquez e Murillo, fu protagonista dell’arte iberica del Seicento, il così detto siglo de oro, arriva in Italia per la prima mostra monografica a lui dedicata dal Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
Con una selezione dei dipinti in prestito dai musei e dalle collezioni private più importanti d’Europa e d’America, l’esposizione, in programma dal 14 settembre al 6 gennaio, ripercorrerà l’intera carriera dell’artista dall’apprendistato a Siviglia nella bottega del pittore Pedro Diaz de Villanueva, alla sua affermazione sulla scena con tele caratterizzate da violenti contrasti luministici, fino al soggiorno madrileno che permise ad atmosfere più chiare e meno gravi di prevalere sulla sua pittura.
La capacità di dare voce al fervore religioso espresso nei cicli conventuali e nelle opere devozionali gli portò fortuna in vita e dopo la morte. Ma la sintesi moderna del misticismo con un realismo asciutto, presente in tutta la sua opera, è visibile anche nelle immagini quotidiane e nelle celebri nature morte che esercitarono un’influenza su diverse generazioni di artisti: dai Romantici, a Manet, a Dalì, a Picasso.
Con queste referenze, l’artista, che insieme a Velázquez e Murillo, fu protagonista dell’arte iberica del Seicento, il così detto siglo de oro, arriva in Italia per la prima mostra monografica a lui dedicata dal Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
Con una selezione dei dipinti in prestito dai musei e dalle collezioni private più importanti d’Europa e d’America, l’esposizione, in programma dal 14 settembre al 6 gennaio, ripercorrerà l’intera carriera dell’artista dall’apprendistato a Siviglia nella bottega del pittore Pedro Diaz de Villanueva, alla sua affermazione sulla scena con tele caratterizzate da violenti contrasti luministici, fino al soggiorno madrileno che permise ad atmosfere più chiare e meno gravi di prevalere sulla sua pittura.
La capacità di dare voce al fervore religioso espresso nei cicli conventuali e nelle opere devozionali gli portò fortuna in vita e dopo la morte. Ma la sintesi moderna del misticismo con un realismo asciutto, presente in tutta la sua opera, è visibile anche nelle immagini quotidiane e nelle celebri nature morte che esercitarono un’influenza su diverse generazioni di artisti: dai Romantici, a Manet, a Dalì, a Picasso.
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