Aurea Roma

Courtesy of Museo Ostiense | Cristo benedicente
 

26/02/2004

“Prima tra le città, dimora degli dei, è l’aurea Roma” così Marziale definisce la capitale dell’Impero romano, e così letterati e poeti la definiranno nel momento in cui Roma, perso il suo ruolo di centro effettivo del potere, dovrà preservare il proprio valore simbolico. L’epiteto “Aurea Roma” sta a significare quindi il valore antico di una città che non è più caput mundi, ma che nella sua età dell’oro continua a riconosce la propria identità. Roma assiste consapevole all’avanzata trionfale del cristianesimo. Il passaggio da città pagana a capitale cristiana è lento e difficile da definire. Costantino, spostando la capitale dell’Impero da Roma a Bisanzio e dando ai cristiani libertà di culto, diviene il vero protagonista di quest’epoca di trasformazione che segnerà per sempre la storia dell’Urbe. Sono proprio i resti del colosso bronzeo costantiniano ad essere simbolicamante collocati al centro della mostra che si è aperta il 22 dicembre a Roma al Palazzo delle Esposizioni dal titolo “Aurea Roma. Dalla città pagana alla città cristiana”. Lo scopo dell’esposizione è quello di offrire un percorso vario che, dotato di una struttura aperta e non univoca, inviti a scoprire la complessità di questo ampio quadro storico. All’organizzazione di questo evento ha contribuito un comitato scientifico di alto valore; Serena Ensoli e Eugenio La Rocca ne sono i principali curatori. Il periodo che la mostra si è prefissa di analizzare è sicuramente tra i più complessi e affascinanti della storia di Roma. Il IV secolo vede la comunità cristiana sempre più affermare la propria presenza nella città: sorgono grandiosi edifici di culto, muta il volto del Cristianesimo primitivo che prima di Costantino aveva lasciato pochissime tracce di sè. Le due realtà, quella pagana e quella cristiana, convivono in uno scambio continuo che porterà alla cristianizzazione di Roma e alla romanizzazione della Chiesa. Alla fine del secolo, quando i cristiani a Roma sono ormai più numerosi dei pagani, una forte resistenza pagana mira a conservare la propria eredità classica, unica garanzia della gloriosa continuità dell’Impero. In oggetti straordinari rivive l’eleganza dei tempi augustei: il Dittico dei Simmachi e dei Nicomachi, che da solo varrebbe la visita alla mostra, è l’oggetto per eccellenza più rappresentativo di questo ritorno all’antico. In seguito poi alla soppressione del paganesimo, la Chiesa non ha più remore nell’adottare le forme classiche dell’arte romana, parallelamente alla classicizzazione che personaggi come Ambrogio e Girolamo portano avanti. Il Cofanetto di Proiecta in cui convivono immagini mitologiche e iscrizioni cristiane, ne è uno splendido esempio. Tante e di alta qualità sono le opere esposte: una per tutte, la sorprendente ricostruzione dell’Aula presso Porta Marina di Ostia. Uno splendido catalogo fa da corredo all’esposizione, dimostrando che anche con una spesa accessibile si possono realizzare testi di notevole portata. Un consiglio infine per chi decida di recarsi alla mostra è quello di sfruttare l’occasione per visitare quei luoghi ancora perfettamente conservati, tra cui il Mausoleo di Costanza, il mosaico di S. Pudenziana, le numerose catacombe, che sono la testimonianza più tangibile della trasformazione di Roma da pagana in cristiana. 22 dicembre 2000-20 aprile 2001 Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194, Roma Informazioni: tel.06/4745903- www.palaexpo.com

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