Online dal 29 novembre, in attesa della riapertura del museo

Boldini e il fascino della Belle Époque, presto al Mart, in anteprima sul web

Giovanni Boldini, Giovane donna in déshabillé (La toilette), 1880 circa, Collezione privata
 

Samantha De Martin

24/11/2020

“Come artista era ultra chic...specie quando faceva il ritratto a lungiformi signore dell’alta società internazionale che, nelle sue tele, appaiono dipinte come sotto un vetro traslucente” scriveva Bernard Berenson a proposito dei ritratti di Giovanni Boldini. Queste ammalianti creazioni, sontuose anticamere in pastello su tela dei salotti mondani frequentati dal maestro, abitati da donne bellissime e sensuali, sono al centro di un inedito viaggio virtuale sui canali web del Mart, in attesa dell’inaugurazione del percorso espositivo nato da un’idea di Vittorio Sgarbi, a cura di Beatrice Avanzi e Tiziano Panconi e in collaborazione con Comune di Ferrara e Fondazione Ferrara Arte.

La mostra dal titolo Giovanni Boldini. Il Piacere avrebbe dovuto inaugurare lo scorso 14 novembre, “sonorizzata” dal pianista e compositore Cesare Picco e dal violinista Luca Giardini attraverso modelli armonici, melodici, timbrici e gestuali della musica al tempo dell'artista.


Giovanni Boldini. Il Piacere, Veduta della mostra allestita al Mart | Foto: © Jacopo Salvi 

Dal 29 novembre pillole della mostra sul web
Pronta per essere visitata tra le sale del museo di Rovereto, attualmente chiuse al pubblico, la mostra, in attesa della riapertura, si fa virtuale per raccontarsi agli spettatori, a partire dal 29 novembre, in un modo diverso dal solito.
In attesa che le dinamiche visioni dell’artista, ottenute grazie alla sua spontanea “gestualità pittorica” che imprime un ritmo incalzante alle pennellate caricandole di tensioni emotive, si mostrino dal vivo in sala, il web offre una piccola anticipazione dello show di organze, velluti e taffettà orchestrato dal maestro, invitando ad assaporare l’incanto della Belle Époque attraverso immagini, videointerviste, playlist, pillole, storie e curiosità relative al percorso espositivo.
Caffè mondani e abiti da capogiro, l’eleganza borghese mista al romanticismo vaporoso dei salotti raccontato dal più grande ritrattista dell’epoca prendono forma e colore nelle 170 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, molte delle quali appartenenti al patrimonio del Museo Boldini di Ferrara.


Giovanni Boldini, Il bar delle Folies Bergère, 1885 circa, Collezione privata | Courtesy of Enrico Gallerie d’arte

Ritratti a grandezza naturale, le cui figure “danno l’istantanea sensazione d’aver dinnanzi degli esseri vivi” si intrecciano ai volti della contessa Gabrielle de Rasty, dell’attrice Alice Regnault, di Emiliana Concha de Ossa e della principessa Eulalia di Spagna in un trionfo di tessuti sinuosi e stoffe folgoranti.
La vitalità e la concitazione di un’epoca in pieno fermento sociale si rispecchia sulle sue muse, complici di un sottile gioco psicologico che lascia emergere, a colpi di pennellate lunghe e vibranti, simili a sciabolate, gli aspetti più sensuali e conturbanti, ma anche le loro fragilità, fermando sulla tela eleganti fotogrammi. Scatti mossi, ripresi in divenire, fissano la dinamicità del passaggio fra un’azione appena compiuta e un’altra appena cominciata, mentre pennellate leggere e dinamiche fondono abito e personalità, fino a fare delle facoltose modelle le icone di un’epoca glamour.

“Boldini era il pittore della sua epoca, dipingeva le donne coi nervi a pezzi, affaticate da questo secolo tormentato. Tutti questi brividi, questi tremori, queste contrazioni, sono in sintonia con quest’epoca di nevrosi” scriveva l’amico caricaturista Sem (pseudonimo di Georges Goursat).

Atmosfere boldiniane e un percorso in musica: aspettando i 170 capolavori della grande mostra al Mart
Un ricco percorso cronologico che lascia spazio all’approfondimento di alcuni temi e relazioni che hanno segnato la lunga e proficua carriera del pittore scandirà la mostra al Mart. L’esposizione analizzerà i rapporti tra Boldini e il poeta Gabriele d’Annunzio intessuti attraverso figure di comuni muse ispiratrici, come la trasgressiva “Divina Marchesa” Luisa Casati, interprete per antonomasia dell’eccentricità della Belle Époque.


Giovanni Boldini, La marchesa Casati con piume di pavone, 1911-1913, Olio su tela, 176 x 130 cm, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Pionieri irrequieti nelle rispettive arti, il pittore e il Vate si incontrarono in poche fortuite occasioni, ma ebbero, tra i caffè, i salotti, i circoli e i teatri frequentati da entrambi, diverse amicizie in comune. Figli dello stesso tempo, furono entrambi poeti di un’estetica che costituiva una vera e propria nuova visione del mondo, nutrendo, come scrive Tiziano Panconi, “il culto della bellezza […] quale sunto di eleganza e stile di vita, imprescindibilmente legato alla valorizzazione dell’arte, della cultura e dell’io”.

Quando il pubblico potrà nuovamente ritornare tra le sale, il percorso espositivo del Mart lo accompagnerà dai primi lavori di Boldini realizzati a Ferrara, imbevuti dell’impronta espressiva del padre Antonio e delle cifre di Gaetano e Girolamo Domenichini, alle opere che rievocano la luce potente della “macchia”, con le sue forti contrapposizioni chiaroscurali. Al cosiddetto periodo “Goupil” (1871-1878), fra i più proficui, durante il quale l’artista si lega al potente mercante Adolphe Goupil, seguono i rapporti con l’alta borghesia e con la nobiltà parigina negli ambienti più esclusivi della Ville Lumière e le relazioni con figure di spicco del mondo culturale, come quella di Edgar Degas.

Dagli anni Ottanta, che segnano un crescente interesse per il genere del ritratto, il percorso scivolerà verso gli anni Novanta, quando, entusiasta dell’ambiente altolocato nel quale è ormai protagonista indiscusso, al centro di numerose commissioni, Boldini intensificherà la produzione di ritratti a grandezza naturale.

Tra queste effigie di attrici e nobildonne incontrate nei salotti della Parigi fin de siècle rivive il fascino di una società raffinata ed elegante, dove donne vestite alla “Boldini” secondo i canoni della bellezza descritti dall'artista, inaugurano una femminilità “suprema e irresistibile” ma anche “ingenuamente pudica”.


Giovanni Boldini, La signora in rosa (Olivia Concha de Fontecilla), 1916, Olio su tela, 113 x 163 cm, Ferrara, Museo Giovanni Boldini

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