L’addio di Enrico Baj

Opera di Enrico Baj
 

27/01/2004

Chi ancora non avesse visitato la grande mostra di Enrico Baj a Milano, si affretti: una rara occasione per accostarsi al mondo tragicomico e coloratissimo di Enrico Baj e per vedere opere in gran parte mai esposte a Milano, che coprono l’intero arco della sua produzione artistica. Inaugurata a pochi mesi dalla sua scomparsa, l’esposizione, organizzata dalla Provincia di Milano, è stata seguita direttamente dall’artista che, attivissimo, ha collaborato fino all’ultimo con la curatrice Martina Corgnati ideando alcune opere apposta per l’occasione. Allo Spazio Oberdan, sede principale della mostra, oltre 150 opere dal 1951 al 2003 ripercorrono per nuclei tematici l’intero percorso artistico di Enrico Baj, ironico e dissacrante interprete della vita contemporanea. Le prime sperimentazioni astratte nucleari degli anni Cinquanta, i successivi specchi, i mobili, le montagne, le maschere tribali che incarnano i nuovi totem della nostra società, i manichini monito alla spersonalizzazione dell’uomo, i recenti monumenti idraulici, le figure del repertorio patafisico, le dame e i famosi generali irriverenti esempi di una società corrotta, rappresentano tutti in modo pungente e sarcastico l’attenzione e l’interesse di Enrico Baj per la storia e la società contemporanea, denunciandone i problemi e gli stereotipi culturali. Attraverso l’accumulo e l’assemblaggio di oggetti recuperati e di uso comune come tappezzerie, carte da parati, teli di materasso, bottoni, lustrini, medaglie, merletti, festoni, e passamanerie, Baj si fa portavoce di un impegno civile, che si ribella contro il dominio della burocrazia e denuncia il male sociale della violenza. Affiancano la mostra allo Spazio Oberdan altre tre sedi espositive: alla Galleria Giò Marconi, a pochi metri dalla sede principale, è possibile vedere la grande ‘Nixon Parade’ oltre a un’ampia scelta di “plastiche” e ancora specchi, dame, generali, opere idrauliche e alcuni studi preparatori per ‘I funerali dell’anarchico Pinelli’. Pochi passi più avanti sempre nella via Tadino, la Fondazione Mudima ospita nei sui tre piani una notevole ricostruzione dell’ ‘Apocalisse’, impressionante composizione di mostri e demoni. Infine presso l’Accademia di Brera è ospitata una delle opere più famose e monumentali di Baj, ‘I funerali dell’anarchico Pinelli’, eseguita nel 1972 a seguito di un fatto storico che toccò duramente la città e che non poté lasciare indifferente il mondo artistico e Baj in particolare. Chi fosse particolarmente interessato, non si lasci sfuggire anche la mostra ‘Enrico Baj. Pictura ut Poesis. Incroci tra arte e letteratura’, organizzata dal Castello di Masnago Museo Civico di Varese, prorogata fino al 29 febbraio. Ripercorre l’attività di Baj alla luce dei suoi famosi e magnifici libri d’artista, creando un percorso parallelo e comparativo tra la sua produzione propriamente artistica e quella legata all’illustrazione di testi e ai suoi rapporti con letterati e poeti. Per fare qualche nome: Raymond Queneau, Marcel Proust, Alfred Jarry, Edoardo Sanguineti, Giovanni Raboni, Alda Merini, Italo Calvino e molti altri.

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