Da febbraio alla Villa Reale

Le visioni di Ligabue in mostra a Monza

Antonio Ligabue, Autoritratto con cavalletto, 1954-1955, Olio su tavola di faesite, 130 x 199 cm, Collezione BPER Banca
 

Francesca Grego

11/01/2022

Per la gente del paesino di Gualtieri Antonio Ligabue era semplicemente “el matt”: un uomo solo, forse con qualche rotella fuori posto, piovuto dalla Svizzera nella Bassa emiliana per uno strano scherzo del destino. Ma quando prende in mano il pennello, il Toni materializza sulla tela mondi fantastici: accanto al lavoro nei campi e ai pioppi sulle rive del Po, dipinge giungle tropicali, tigri, leoni, gorilla e uccelli dai colori smaglianti, capaci di stupire almeno quanto la sua storia. Sono in pochi a dargli ascolto, eppure lui segue la sua strada con fede indefessa, vivendo poveramente in una baracca sul fiume e guadagnandosi da vivere come può. “Domani sarò nei più grandi musei del mondo”, dice convinto del proprio talento, e il tempo gli darà ragione. Qual è l’origine di tanta bellezza? Dall’11 febbraio avremo occasione di farcene un’idea a Monza, dove una grande mostra celebrerà l’artista nella storica cornice dell’Orangerie della Villa Reale. 


Antonio Ligabue, Caccia grossa, 1929, olio su tavola di compensato, 66x64 cm. Milano, Collezione privata (© Ligabue, Caccia)

In arrivo circa 90 opere scelte per ripercorrerne l’intera vicenda umana e creativa, lungo un arco temporale che va dagli anni Venti del Novecento giunge fino al 1962, quando una paresi pose di fatto fine alla sua attività. A cura di Sandro Parmiggiani, Antonio Ligabue. L’uomo, l’artista presenterà dipinti, sculture, incisioni e disegni provenienti da raccolte private, collezioni pubbliche e fondazioni bancarie, in un invito a conoscere la varietà di strumenti espressivi con cui il genio di Ligabue si è cimentato, raggiungendo esiti altissimi in ciascuna di queste tecniche. 


Antonio Ligabue, Paesaggio Svizzero, 1957-1958, Olio su tela, 100 x 70 cm | Courtesy Collezione Girefin

Da non perdere capolavori come Caccia grossa del 1929, Circo (1941-42), Leopardo con serpente (1955-56) e Tigre reale, realizzato dall’artista nel ’41, mentre era ricoverato nell’ospedale psichiatrico di San Lazzaro di Reggio Emilia. “Siamo tutti animali, tutti”, diceva spiegando i soggetti di queste tele di impatto potente, ma il suo talento si è espresso anche in paesaggi e scene di vita nei campi, e in un’impressionante serie di autoritratti, un ulteriore veicolo per esprimere quello che gli era così difficile a dire a parole. A Monza ne troveremo una selezione significativa, dall’Autoritratto con cavalletto del 1954-55 all’Autoritratto con spaventapasseri (1957-58).  


Antonio Ligabue, Tigre reale, 1941, China e pastelli a cera su carta intestata dell’Istituto psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, 50 x 36 cm, Collezione privata, Reggio Emilia

Prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, Antonio Ligabue. L’uomo, l’artista sarà visitabile negli spazi dell’Orangerie dall’11 febbraio al 1° maggio 2022. 

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